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sabato 5 dicembre 2015

L'apicoltura di domani richiede una grande professionalità

Da sempre l'apicoltura, ovvero l'arte di occuparsi delle api, è un'attività molto complessa poichè incorpora in essa molte attività diverse che, a loro volta, presentano molteplici sfaccettature.
Pertanto anche l'apicoltore che per hobby si avvicina a tale fantastica realtà non può esimersi da approfonditi studi e dall'esercizio pratico dell'allevamento delle api e questo per diversi anni.

In attesa della fioritura, a gennaio, dei fiori maschili di nocciolo (si vedono nella parte alta della foto)
 
Solo dopo qualche anno di lavoro sul campo e di continuo aggiornamento si può dire di aver acquisito un po' di competenze in tal senso.

La pena per la mancata istruzione e la mancata "gavetta sul campo" è il fallimento dell'iniziativa, sia essa come detto hobbistica o professionale.

Oggi tutto questo non basta più.

Agli inizi degli anni '80 fu l'avvento dell'acaro varroa destructor a gettare nello sconforto gli apicoltori. Tale acaro causò enormi perdite al patrimonio apistico italiano ma fortunatamente si riuscrono a trovare gli antidoti necessari per tenerlo sotto controllo. Fù impossibile eradicare il problema tanto che conviviamo con la varroa ancora oggi ma, intervenendo sulle api con le modalità e con i tempi corretti, si riesce a far si che tale acaro non distrugga gli alveari.

Un altro problema "moderno" è legato all'utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti. Indubbiamente agli inizi del secolo scorso l'impiego di tali sostanze era nettamente minore ma, con il passare dei decenni, la chimica è diventata essenziale per l'agricoltura convenzionale e ciò non può non aver avuto (ed avere) ricadute negative sulle api e, più in generale, su tutti gli insetti "utili".

Oggi nuove nubi minacciose si affacciano all'orizzonte e, in talune zone d'Italia, sta già piovendo a dirotto.

Sto parlando di due nemici delle api nuovi per il nostro Paese ma, purtroppo, ostici da affrontare.

Da ovest ha fatto il suo ingresso in Italia la pericolosa Vespa Velutina. Si tratta di un imenottero originario del sud-est asiatico che purtroppo ha fatto il suo ingresso in Europa poco più di 10 anni fa, nella Francia del Sud, probabilmente con un carico di merci provenienti dal sud-est asiatico per l'appunto. Da qualche anno è entrato anche in Italia.

Si tratta di un predatore dalle doti impressionanti. La sua dieta è costituita, purtroppo, in prevalenza dalle api. Le Vespe Velutine si posizionano in volo stazionario davanti agli ingressi degli alveari e catturano le api bottinatrici che tornano alle loro arnie.

In Liguria (per ora nelle provincie di Imperia e Savona) e nel sud-ovest del Piemonte gli attacchi di tali vespe (simili ai calabroni) hanno causato perdite notevolissime al patrimonio apistico tanto che, nei periodi di massima pressione sugli alveari (da luglio a settembre) non è praticamente possibile praticare l'apicoltura pena la perdita delle colonie d'api.

Questo flagello si sta espandendo a ritmi notevoli. Ad oggi ha invaso quasi tutta la Francia, il nord della Spagna e del Portogallo ed è entrata anche in Belgio ed in Germania, oltre che in Italia come detto.

Al fine di contrastare tale predatore diversi esperti nazionali stanno mettendo a punto varie strategie di lotta. Auguriamo loro un buon lavoro perchè non sarà facile individuare le metodologie giuste per contenere il problema.

Vi invito a consultare il sito www.vespavelutina.eu per approfondire la tematica.

Un altro pericolo per le api viene invece da sud. L'anno scorso sono stati individuati in alcuni alveari della Calabria degli esemplari di Aethina Tumida. Si tratta di un piccolo coleottero che si ciba di miele. Questo coleottero scava gallerie nei favi dell'alveare e mangia il miele in essi contenuto. Le feci che deposita fanno fermentare il miele stesso.

Ad oggi in Italia al fine di tentare un contenimento del problema si stanno bruciando gli alveari; purtroppo centinaia di arnie sono andate in fumo e vorremmo tutti che questo finisse quanto prima, individuando delle strategie alternative di lotta per preservare il delicato mondo apistico già in difficoltà.

Appare dunque chiaro come l'apicoltura di domani non possa essere esercitata se non in forza di grandi professionalità che si dovranno acquisire, come sempre giorno per giorno sul campo, ma anche aggiornandosi sulle tecniche di lotta a questi nuovi nemici delle api, sperimentando e, probabilmene, innovando.

Vi lascio per oggi con un paio di foto del nostro apiario di Stroppare in veste autunnale... Il corbezzolo è fiorito per la gioia delle api!






























Al prossimo post!

Alessandro

martedì 17 novembre 2015

Freddo in arrivo, ma gli alveari sono pronti all'inverno

E così, dopo un inizio novembre con temperature a volte un po' elevate per il periodo sta per arrivare il primo freddo.. Il meteo parla di temperature minime intorno allo zero, od anche con segno meno, dal prossimo week end.

Metà novembre a Stroppare (Pd)... Le foglie continuano a cadere sulle nostre arnie

Le api non temono il freddo, purchè l'alveare sia ben popolato e carico di miele. Il gran numero di api consente alle stesse di riscaldarsi l'un l'altra per mezzo dello sfregamento ed il miele assolve alla sua funzione di fonte di cibo, indispensabile per qualsiasi essere vivente.

Se da un lato dunque non c'è da preoccuparsi del freddo, diverso è il discorso per quanto riguarda l'umidità. Il nostro territorio, la bassa provincia padovana, è infatti tipicamente zona di nebbie invernali.

E' importante pertanto coibentare bene le arnie ed i nuclei d'api in maniera tale da isolarli il più possibile dal freddo e dall'umidità esterne. A tale scopo ho provveduto a "foderare" i copri favi delle arnie con un paio di strati di sacchi di juta ben disposti; le arnie poi sono normalmente coperte da un tetto in lamiera che impedisce il passaggio di acqua piovana e di umidità in generale.

All'interno delle arnie normalmente sono presenti 10 favi. In preparazione all'inverno i favi vuoti e comunque in genere quelli non coperti dalle api, sono stati tolti in maniera tale da stringere le api su non più di 6-8 favi. Le parti più esterne di ciascuna arnia sono dunque rimaste vuote, prive dei favi. In questi spazi ho inserito dei pezzi di polistirolo di forma rettangolare, della stessa dimensione del lato dell'arnia, in modo tale da realizzare un vero e proprio "cappotto" interno a ciascun alveare.

Le aperture poste all'ingresso di ciascuna arnia sono state ridotte ed anche i nuclei d'api posti su porta sciami da 6 favi, sono stati dotati di porticina di ingresso invernale (che presenta un'apertura molto piccola, giusto per consentire il passaggio dell'ape in entrata ed in uscita).

Siamo dunque pronti ad affrontare l'inverno, con fiducia e con la consapevolezza che di certo arriveremo a primavera arricchiti di nuovi insegnamenti.

Al prossimo post!

Alessandro

domenica 8 novembre 2015

Che magia l'autunno in apiario!

Primavera ed Autunno sono le mie stagioni preferite per cui lo ammetto, sono di parte... A novembre le visite in apiario sono per lo più visite di piacere perchè arrivati a questo punto dell'anno quel che è fatto è fatto e gli alveari devono già essere stati impostati per superare l'inverno.

Così nel primo pomeriggio di oggi mi sono recato in apiario per assicurarmi che le api stessero bene, perchè è rassicurante vederle andare avanti e indietro portando peraltro nell'alveare di tanto in tanto anche qualche pallina di polline.

E' rassicurante perchè vedere il via vai delle api a novembre ci dà l'idea di alveari in salute, di api che ancora escono alla ricerca di qualche sparuto fiorellino alla vista di un raggio di sole dopo una mattinata di nebbia fitta.

Tutto questo avviene in un contesto, quello del nostro apiario, di foglie che cadono e di frutti autunnali che lentamente maturano alla tiepida luce del sole di mezzogiorno.




In questo momento la cosa più importante è che le api abbiano scorte di miele all'interno delle loro arnie. Come ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni nei mesi di ottobre, novembre e dicembre il miele è essenziale.

Per questo motivo non abbiamo lesinato nel rifornire di miele le nostre api (il loro miele poi!) nei mesi di settembre ed ottobre... Ora abbiamo integrato la nutrizione con del candito, realizzato mescolando miele, zucchero a velo e succo di limone. Come si vede da questa foto scattata oggi le api apprezzano!




Tra una decina di giorni ricominceremo a dedicarci alla falegnameria apistica perchè anche se siamo solo a novembre, la primavera non tarderà ad arrivare e con essa la necessità di nuove arnie, melari, trappole per il polline e quant'altro necessario per un'altro anno di esperienza con le api!

Vi lascio per oggi con una foto nostalgica scattata oggi..




Al prossimo post!
Alessandro



martedì 27 ottobre 2015

Api verso l'inverno

Protette a nord dalla robusta sponda del fiume, una ventina di alveari si avviano all'inverno. Le brume del mattino, che profumano di freddo, ci avvertono che l'autunno se ne sta andando e che ci avviamo ad ampie falcate verso l'inverno vero.

Tra gli alveari non vola un'ape. Le temperature sono abbastanza rigide al mattino e l'umidità  è una compagna scomoda per le api. Meglio rimanere al riparo nelle arnie, dove le scorte di miele non mancano e questo, infine, è tutto ciò che è veramente necessario.

Nel corso delle ultime settimane abbiamo apportato piccoli ritocchi agli assetti di ciascun alveare in maniera tale da impostarlo all'inverno nel miglior modo possibile. Rimangono dei dettagli da curare entro una decina di giorni, poi le arnie non verranno più aperte sino alla fine dell'inverno.


Sul predellino di volo, il terrazzo dell'arnia, un tiepido e romantico sole autunnale riscalda le api


Semplificando al massimo ci sono due condizioni che devono essere assicurate ad un alveare affinchè possa superare l'inverno:

- Abbondanza di cibo
- Calore

Il miele deve esserci, e deve essere abbondante. Il miele è tutto per le api, soprattutto in inverno, quando fuori fa freddo ed anche potendo volare non si troverebbe un fiore, le scorte fanno la differenza tra la vita e la morte.

Il calore in inverno è fondamentale, anche se meno del cibo, probabilmene perchè il cibo è di per sè già calore in quanto fornitore di energia. Per assicurare calore  deve essere nostra cura riparare gli alveari dai venti freddi del nord, tenerli il più possibile isolati dall'umidità e, quindi, all'asciutto. Ci dobbiamo inoltre assicurare che siano presenti nelle arnie molte api.

Per quest'ultimo motivo abbiamo di recente riunito in un unico alveare tre nuclei d'api che si presentavano molto deboli e che, sicuramente, non avrebbero superato l'inverno.
La riunione di più alveari è una tecnica molto utile anche per limitare l'insorgenza di malattie nelle colonie d'api poichè i problemi sanitari spesso colpiscono con maggiore facilità le famiglie più deboli, un po' come accade a noi quando abbiamo già il fisico debilitato.

Con l'arrivo dell'inverno ricominceremo un'altra bellissima attività che è rappresentata dalla falegnameria. Come ho già avuto modo di scrivere ci piace autocostruirci quanto necessario per le api, in primis le arnie, i melari, le trappole per il polline ed altro ancora. Passeremo di sicuro delle serate invernali interessanti, fervide di idee e molto appaganti.

Al prossimo post!
Alessandro

domenica 4 ottobre 2015

Ottobre 2015 -quasi pronti per l'inveramento degli alveari-

E' da poco iniziato il mese di ottobre e le nostre api, in virtù delle buone temperature e di discrete giornate di sole, si avventurano in voli intensi ed i cui esiti non sono per nulla scontati.

Nella nostra zona il fattore chiave, in questo periodo, è il seguente: le temperature gradevoli e le giornate mediamente soleggiate, spingono le bottinatrici ad uscire per cercare cibo. Purtroppo però le fioriture scarseggiano; pertanto i voli sono lunghi, alla ricerca di fiorellini che noi non vedremmo neppure.

Quest'estenuante attività da parte delle api non porta dunque ritorni proporzionali alle energie consumate e dunque, come logica conseguenza, si genera un progressivo consumo delle scorte già presenti all'interno dell'alveare.

Gli alveari peraltro sono particolarmente popolati il che è sicuramente un bene perchè ci apprestiamo ad affrontare l'inverno, stagione nella quale più calore significa maggiori possibilità di sopravvivenza. Tuttavia, se è vero che c'è un gran numero di api, è altrettanto vero che esse devono nutrirsi e per farlo necessitano di nettare e di polline.

Nel nostro caso abbiamo osservato negli alveari delle buone riserve di polline e delle altrettanto buone attività di importazione dello stesso da parte delle bottinatrici. Il polline è essenziale per lo sviluppo della covata e quindi c'è da essere soddisfatti.

Non si può dire la stessa cosa invece per quanto concerne il nettare. Le scorte di miele non sono abbondanti o, più precisamente, non lo sono in tutti gli alveari.

Ieri quindi l'attività principale che abbiamo portato avanti nel corso di una approfondita visita all'apiario, ha avuto ad oggetto il riequilibrio delle diverse famiglie d'api, togliendo uno o due favi di miele ad arnie che ne avevano troppo per darlo alle colonie che ne erano quasi sprovviste.

Ad integrazione abbiamo poi nutrito quasi tutti gli alveari somministrando loro, per mezzo semplici vaschette di plastica bucherellate con un ago sul fondo, dell'altro miele.
Si tratta di parte del miele che abbiamo raccolto quest'estate e ora restituiamo, almeno in piccola parte, alle api dal momento che ne hanno bisogno.

La giornata di ieri è terminata riunendo due nuclei in uno poichè uno di essi, pur avendo la regina, era decisamente poco popolato mentre l'altro era orfano e dunque non aveva alcuna chance di superare l'inverno.

Qualche preoccupazione l'abbiamo avuta visitando l'arnia nr. 5. Si tratta dell'arnia in assoluto più produttiva dell'apiario però, se da un lato erano presenti buone scorte di miele, dall'altro non era presente nel modo più assoluto covata, se non un mezzo favo di covata ormai nascente.

Ieri non siamo riusciti ad individuare la regina il che ci aveva fatto pensare ad un'orfanità, molto pericolosa, se non letale, in questo periodo dell'anno.

Quest'oggi dunque, per fugare ogni dubbio, mi sono recato nuovamente in apiario e mi sono concentrato esclusivamente su quest'alveare. Ho notato fin da subito un particolare che mi era sfuggito ieri: sul lato esterno di un favo centrale dell'alveare si intravedevano i resti di quella che era stata una cella reale. Dunque la regina originaria effettivamene non c'era più ed al suo posto ne era stata allevata un'altra.

Il che spiegava la mancanza di covata fresca. Ma la regina nuova? Ero quasi certo che non avrebbe potuto essere stata fecondata perchè i fuchi sono veramente rari in questo periodo..... Eppure...


Ecco la nostra regina dell'arnia nr. 5 intenta alla deposizione!

Eppure quando tutto sembra perduto accade che individuo la nuova regina ed è feconda! Lo si vede perchè l'addome è rigonfio.

E' una bella sorpresa, una storia, quella di quest'alveare, che continua!

Eccola di nuovo in tutto il suo splendore...

Al prossimo post!
Alessandro

sabato 19 settembre 2015

Pappa reale italiana... Un mondo da scoprire!

Il 2015 rimarrà nella mia memoria, tra le altre cose, per l'anno in cui ho iniziato a sperimentare tecniche di allevamento delle api nell'ambito della produzione della pappa reale.

Tutto ha avuto origine da un bellissimo corso tenuto a Treviso a novembre 2014 dall'esperto apicoltore Bruno Pasini. Da quel momento il mondo della pappa reale mi ha rapito.

Quest'anno dunque ha avuto inizio anche quest'avventura grazie, in primis, a delle bellissime api regine appositamente selezionate per la produzione di pappa reale. L'inizio è stato tuttaltro che facile perchè per poter dar corso a questa produzione, ancorchè amatoriale, sono necessarie perizia manuale e costanza nell'esecuzione delle varie operazioni.

Per poter ottenere della pappa reale è essenziale disporre di famiglie d'api molto popolose poichè il fattore calore all'interno dell'alveare è essenziale.

Per questo motivo i primi tentativi da me esperiti sono stati, com'era prevedibile, un fallimento. Le famiglie non erano ancora sufficientemente popolate e le piccole larve d'ape che inserivo all'interno di appositi cupolini non venivano accettate dalle famiglie nelle quali le inserivo.

 Apprendiamo quindi che, dopo aver soddisfatto il requisito della popolosità dell'alveare, l'operazione da effettuare è inserire delle larve d'ape nei cupolini. E' fondamentale che le larve siano molto giovani, non devono avere più di 12 ore di vita.
E' pertanto necessario ricercare tali larve nei favi delle altre arnie dell'apiario.

Una volta individuato il favo che ci interessa si procederà ad estrarre le larve, per mezzo di un apposito strumento (il picking) e ad adagiarle all'interno di cupolini ricavati in un'apposita stecca realizzata in plastica alimentare (fornita da Copait, l'associazione per la valorizzazione della pappa reale fresca italiana).

Tale stecca verrà quindi inserita all'interno della nostra unità produttiva da pappa reale, appoggiandola su dei supporti presenti in un particolare telaino modificato detto "porta stecche".

Dopo 72 ore dall'inserimento della stecca nell'alveare sarà necessario estrarre la stessa. Se le operaie avranno accettato le larve che abbiamo inserito, le avranno nutrite con la pappa reale.

A quel punto sarà sufficiente eliminare le larve ed estrarre la pappa reale.

La domanda da porsi è: quando le api operaie nutrono le giovani larve soltanto con pappa reale?
La risposta è la seguente: quando esse vogliono allevare delle nuove regine.

Ecco che da questa risposta capiamo dunque che è essenziale che le api avvertano un senso di orfanità poichè altrimenti non sarebbero stimolate ad allevare nuove regine.

Questo stato si ottiene dividendo la famiglia in due parti, il piano terra ed il primo piano.

La parte di famiglia posta al piano terra ha la sua regina e dunque non è orfana. La parte della famiglia posta al primo piano è invece priva di regina e dunque avvertendo il senso di orfanità inizierà ad allevare nuove celle reali.
E' fondamentale che tra le due zone venga frapposta una griglia escludi regina; si tratta di una griglia metallica od in plastica che, pur consentendo il passaggio delle operaie, non permette il passaggio della regina che dunque rimarrà confinata al piano terra.

Ecco qui sotto un video che ho girato qualche ora fa in cui si possono vedere le fasi di estrazione di una stecca parzialmente accettata e l'inserimento al suo posto di una nuova stecca da 60 cupolini ciascuno dei quali contenente una piccolissima larva d'ape.




Al prossimo post!

Alessandro

martedì 15 settembre 2015

Tecnica apistica d'inizio autunno

Stasera costeggiavo il fiume che scorre nei pressi dell'apiario TerraFiorita di Stroppare (Pd) ed ho notato parecchi cespugli di topinambur... I loro fiori giallo acceso non sono soltanto uno spettacolo per gli occhi ma sono anche molto importanti in ambito apistico vista la relativa scarsità di fioriture di questo periodo dell'anno.

Sabato scorso ho visitato almeno metà degli alveari dell'apiario ed ho riscontrato che, mentre i nuclei da 6 favi presentavano scorte di nettare e polline abbastanza ridotte, le arnie da 10 favi avevano le "dispense" decisamente abbondanti.


Quello che vedete nella foto è l'ingresso di un nucleo. Le api hanno costruito un muro di propoli lasciando solo un piccolo buco per entrare ed uscire dall'alveare. Anche se è solo settembre le api si preparano al freddo dell'inverno



In effetti i nuclei sono nuovi sciami, creati negli ultimi 2-3 mesi, non strutturati come gli alveari disposti su 10 favi. I nuclei non hanno fatto in tempo ad accantonare raccolto in eccesso, se non in misura abbastanza ridotta e ciò, congiuntamente alla siccità patita nel mese di luglio, ha dato vita a questa situazione che ora si affronta in questo modo.... I nuclei devono essere nutriti, gradualmente.

In alternativa allo sciroppo zuccherino preferisco somministrare loro il miele recentemente estratto. D'altro canto il miele è sempre il top per le api. Come detto però la somministrazione viene eseguita in maniera graduale. E' meglio dare poco miele alla volta ma con continuità piuttosto che rifornire le api con grandi quantità in brevi lassi temporali.

A tal fine ho posizionato sul coprifavo, in corrispondenza del foro posto sullo stesso, una vaschetta in plastica alimentare (poi richiusa perchè il rischio saccheggio è sempre molto elevato in autunno) sul fondo della quale erano stati praticati 2 piccoli forellini con un ago.

Le api in tal modo suggono poco miele alla volta ed una alla volta.

Nella nostra zona geografica ed in questo periodo dell'anno, quindi la parola d'ordine per i nuclei d'api è: nutrire (noi per l'appunto abbiamo deciso di nutrire con miele).

Per quanto riguarda le arnie invece cerchiamo di mantenere un equilibrio tra covata e scorte di miele e polline.

Per esempio vi sono arnie da 10 favi che si presentano ora con 4-5 telai di covata e 5-6 di scorte. Diciamo che ci può stare ma togliere un telaino di scorte ed inserirne uno vuoto, ma con favo già costruito, non indebolisce la famiglia e contemporaneamente dà spazio alla regina perchè questa possa continuare a deporre.

Vi sono invece altre arnie che hanno 7 telai di scorte e 3 di covata. Ecco, in questo caso togliamo almeno 2 telai di scorte (ne rimangono comunque 5!) ed inseriamo due favi vuoti così che la regina possa continuare a covare.

Quindi è importantissimo garantire la presenza di scorte di miele e polline perchè senza nutrimento non ci sarà nuova covata e la famiglia sarà destinata a soccombere. E' però altrettanto importante, nello stesso tempo, dare spazio alla famiglia, nel rispetto dell'equilibrio della stessa, al fine di assicurare una buona quantità di covata perchè la piccole larve d'ape che nasceranno nei prossimi 2 mesi saranno anche quelle che porteranno le famiglie fuori dall'inverno.

Nella nostra zona quindi gli interventi in apiario, in questo periodo dell'anno, si limitano a preservare l'equilibrio delle famiglie, nutrendole quando necessario e dando spazio alla covata quando le scorte appaiono sovradimensionate rispetto all'alveare.

Al prossimo post!

Alessandro 


venerdì 11 settembre 2015

Un'immagine incantevole (storia di un'ape a fine inverno)

Ci sono delle immagini che restano dentro di te e che non se ne vanno via, mai.

A volte sono belle, altre volte brutte ma in entrambi i casi tali immagini hanno la capacità di penetrarti e di imprimerti qualcosa che prima non avevi.

Questa è la storia di una foto scattata dal mio cervello, la foto di un'ape.

Quella di questa foto non è quell'ape ma è comunque un'ape dell'apiario TerraFiorita a fine inverno

Sembra trascorso un secolo ma in realtà sono passati non più di due anni e mezzo da quella domenica mattina di inizio marzo, un normale giorno di fine inverno. Quella mattina faceva fresco, come sempre d'altronde ai primi di marzo e cinque arnie se ne stavano adagiate nel bel mezzo di un piccolo orto. A formare come un recinto c'erano diversi alberi da frutto ancora spogli.

L'orto era incolto e l'erba abbastanza alta ma fitta e ordinata. Il freddo della notte si poteva toccare sull'erba bagnata fradicia dalla brina.
In mezzo a quel prato erano spuntati già i primi timidi fiori di tarassaco.

Ad un certo punto dalla fessura che costituisce l'ingresso degli alveari si intravede un'ape. Si affaccia al suo balcone e, dopo qualche istante di tentennamento, muove i primi passi all'esterno della sua casa, con le zampe ancora ben salde sul portichetto.

L'aria quella mattina aveva un gusto buonissimo, sapeva di inizio primavera, di acqua in disgelo, di sole. Ed infatti di lì a poco dalle nuvole che coprivano l'azzurro del cielo ecco la luce piacevolmente tiepida illuminare e riscaldare il mio viso, gli alveari e l'ape ferma sul balcone di casa.

Improvvisamente ecco il primo volo. Calmo e suadente. La traiettoria disegnata nell'aria si poteva seguire con gli occhi come se si vedesse. Era incantevole.

Questo volo durò pochi istanti, poi l'ape tornò al tepore della sua dimora, in attesa che il Sole, con il passare dei giorni, divenisse più intraprendente.

Quei pochi secondi di volo di quell'ape sono frammenti di un film girato dal mio cuore e che non avrei mai pensato di vivere. Tuttavia questo cortometraggio da allora vive in me e fa si che io faccia ciò che mi piace, fa si che sia felice.

Al prossimo post!
Alessandro

sabato 22 agosto 2015

Capire le api, l'impresa più difficile

Quando inizio a pensare di aver capito alcuni aspetti della vita delle api accade spesso che loro, le api, mi ricordino che in realtà la strada da percorrere è ancora molto lunga e tortuosa.
Occorre tenere presente sempre che stiamo lavorando con creature che hanno affinato in milioni di anni i molteplici aspetti della loro vita sociale per cui ciò che può e deve fare una persona che si occupa delle api è, dapprima entrare in punta di piedi nella loro casa, senza arroganza e superiorità, e poi mettersi al loro servizio cercando, piano piano con gli anni, di entrare nei loro meccanismi millenari, di afferrare quelle sfumature dell'alveare che non sono scritte nei libri ma che si possono carpire solo con l'esperienza e con grande umiltà.

Per quanto sopra è chiaro che non mi sarei più di tanto dovuto amareggiare per la perdita, in questi giorni, di uno dei nuclei d'api creato qualche mese orsono. Ma non è così. Il rammarico per non aver capito appieno le necessità di quell'alveare c'è, eccome.

Ragionando su quanto accaduto le riflessioni che si possono fare sono almeno un paio. In primis il periodo dell'anno in cui siamo, ovvero agosto. E' un periodo assolutamente critico perchè vengono a mancare le fonti di cibo, cioè i fiori, e se non fosse per la melata e per i frutti maturi dalle quali le api suggono nettare, il problema sarebbe ancor maggiore.

Fichi appena caduti -apiario TerraFiorita a Stroppare (Pd)-

Il periodo dunque è critico, ancor più del solito quest'anno perchè la siccità si è fatta sentire durante tutto il mese di luglio ed anche durante la prima decade di agosto.
In queste condizioni le api sono spinte a saccheggiare le scorte delle famiglie più deboli e così è stato, ritengo, anche per il nucleo da poco perduto.

Con il senno di poi sarebbe stato allora meglio inserire in questa famiglia un bel favo di covata nascente così da rinfoltire la popolazione della colonia d'api. Tuttavia, anche adottando questa iniziativa, non è poi detto che la famiglia si sarebbe salvata. E ritorniamo quindi al paragrafo introduttivo di questo post... C'è ancora molto da imparare e, anche tra quarant'anni ne sono certo, non sarà ancora abbastanza.

In ogni caso, smaltita la frustrazione per la perdita, rimane un insegnamento e questo è fondamentale per continuare il percorso di crescita.

Sono sempre più convinto che l'allevare le api sia in minima parte un lavoro. E' un'attività che porta, chi ha la fortuna di occuparsene, a viaggiare dentro sè stessi, alla ricerca della semplicità dei gesti e delle azioni. Alla ricerca di umiltà e di predisposizione all'ascolto.

Osservando da vicino le api...

Al prossimo post!
Alessandro

domenica 26 luglio 2015

Passione, dedizione e tecnica. Le basi per la produzione della Pappa Reale fresca italiana

La pappa reale viene prodotta dalle api aventi un'età compresa tra i 5 e i 14 giorni per mezzo delle ghiandole ipofaringee e mandibolari.
Tutte le api vengono alimentate esclusivamente con pappa reale per i primi 3 giorni di vita (dalla schiusura dell'uovo sino al terzo giorno per l'appunto); soltanto le regine vengono nutrite, per l'intera loro vita, con pappa reale.
La regina nasce da un uovo identico a quello di una normale operaia però, grazie al nutrimento che apporta la gelatina reale essa diviene più grossa e pesante dell'operaia. La pappa reale ha poi un risvolto importante anche sulla durata della vita della regina. La "sovrana" infatti può vivere sino a 5 anni mentre le operaie vivono in media 45 giorni (fonte: La Gelatina Reale -Copait-).

In queste parole sono racchiusi milioni di anni di storia dell'evoluzione della specie. E' fantastico prendersi cura delle api perchè si ha il privilegio di osservare una società animale incredibilmente sviluppata ed organizzata.

I prodotti dell'alverare sono essi stessi sorprendenti e tra loro la pappa reale non passa di certo inosservata. Basti pensare che al giorno d'oggi, con le conoscenze e gli strumenti tecnologici di cui disponiamo, una parte della composizione della gelatina (o pappa) reale è ancora sconosciuta.

Un prodotto del genere quindi non può non interessare!

L'esperienza di apicoltura che sto vivendo quindi non poteva prescindere dalla conoscenza approfondita anche di questo prodotto apistico.

Grazie ad un bellissimo corso che ho seguito lo scorso anno e grazie allo studio della letteratura che ho trovato sull'argomento, ho appreso i rudimenti teorici della produzione della pappa reale.
Nel 2015 sono iniziate le mie prime esperienze sul campo.


I miei primi cupolini accettati e contenenti pappa reale
 

Se c'è una cosa che ho imparato chiaramente è che per poter ottenere della gelatina reale è necessario disporre di una famiglia d'api estremamente popolata perchè la componente calore è fondamentale e solo un numero elevatissimo di api lo può garantire.

In effetti le prime prove effettutate a fine maggio scorso sono andate decisamente male dal momento che non riuscivo ad ottenere nulla. Il motivo però era semplice: le famiglie di cui disponevo erano troppo poco popolate.

Ma andiamo per ordine e capiamo come si mette in produzione una famiglia d'api.

Il concetto di base nella produzione della pappa reale è la suddivisione della famiglia in modo tale che una parte di essa sia orfana, ovvero priva di regina.

Questo risultato si può ottenere in vari modi e noi abbiamo scelto di procedere con il metodo cosiddetto "verticale".
Sostanzialmente partiamo da una famiglia molto popolata che disponiamo su un nucleo da 6 telaini; a questo si sovrappone un altro corpo-cassa (che può essere un altro nucleo privo del fondo oppure, come ho fatto io, un corpo costituito da 2 melari). I due corpi devono essere separati da un escludi regina.

Al "piano terra" lasciamo la regina, polline, scorte e covata. La parte superiore (il "primo piano") dovrà avere due telai di miele ai lati esteri e poi covata (in parte opercolata ed in parte fresca).

Dovrà rimanere libero uno spazio al centro del corpo superiore. In quello spazio andremo a porre un telaino detto "porta stecche" sul quale inseriremo, per l'appunto, una stecca dotata di cupolini che servono per simulare la conformazione della cella reale.

In questi cupolini inseriremo delle larve molto giovani.


Un bellissimo favo le cui celle contengono larve d'ape di pochissime ore di vita


Dal momento che la parte superiore della colonia è orfana (grazie all'escludi regina che la divide dalla parte posta al "piano terra") questa sezione sarà incentivata ad allevare delle nuove regine ed è per questo che le larve da noi innestate verranno nutrite con pappa reale.

Ciò che è importante è che 72 ore dopo l'innesto delle larve ci rechiamo in apiario per estrarre la stecca innestata 3 giorni prima al fine di ottenere la nostra pappa reale (dopo aver ovviamente tolto le larve che avevamo inserito nei cupolini).

La condizione di orfanità della famiglia si può ottenere come detto con vari metodi: il verticale, l'orizzontale, l'impiego di un'arnia cosiddetta "cassone all'italiana" ed altri ancora.
Io per il momento ho scelto di iniziare con questo metodo che, dalle prime sensazioni, mi pare razionale.

Seguiranno naturalmente gli aggiornamenti su questa bellissima esperienza che sto vivendo...

Al prossimo post!

Alessandro

sabato 18 luglio 2015

Luglio da tripla A: Api, Afa, Adrenalina e... Pappa Reale!

E' un mese di luglio infuocato in gran parte del nostro Paese e così nel nostro piccolo paesino di Stroppare, dove si snoda, giorno dopo giorno, la storia di TerraFiorita. Con temperature massime che sfiorano i 40°C e livelli di umidità molto alti è un'avventura inoltrarsi tra gli alveari.

Le api appaiono piuttosto nervose e, come si vede da questi scatti, molte stazionano all'esterno dell'alveare in cerca di un po' d'aria.

Siamo peraltro nel periodo di massimo sviluppo delle famiglie e, quindi, si lavora con l'afa asfissiante in mezzo ad una moltidudine impressionante di api. E' indubbiamente emozionante!
















Il prossimo fine settimana toglieremo tutti i melari dalle nostre arnie così da poter effettuare gli opportuni trattamenti volti a contrastare l'avanzata dell'acaro varroa destructor che in alcuni alveari è presente in maniera abbastanza consistente.
Quest'acaro, presente ormai da decenni in Italia, se non controllato porterebbe alla completa distruzione delle famiglie d'api.

Nell'arco della settimana appena trascorsa ci siamo dati da fare creando altri 5 nuclei (quindi 5 nuove famiglie) attingendo favi con api dalle varie arnie dell'apiario ed innestando in ciascun nuovo nucleo un'ape regina già fecondata.

Infine sono state trasferite le api che erano presenti in due arnie da 12 favi in altrettanti nuclei da 6 favi sovrastati da 2 melari da 5 favi (i due melari sovrapposti hanno le stesse misure del nucleo sottostante). Le api presenti in queste due arnie da 12 erano famiglie finalizzate alla produzione di pappa reale che avevamo inserito nelle arnie da 12 al fine di permettere la crescita ed il rinforzamento delle colonie in questione.
Ora sono sufficientemente forti e dunque le mettiamo in condizioni di produrre la pappa.


Travaso delle api dall'arnia da 12 favi al nucleo da 6 favi

Il nucleo da 6 favi sottostante contiene anche la regina mentre il corpo superiore -formato dai due melari- è orfano, dunque privo di regina. Tra i due corpi è stata frapposta una griglia escludi regina per evitare che la regina possa salire nel piano superiore.
Domani inserirò in un'unità da pappa reale una stecca dotata di 60 cupolini all'interno dei quali verrà adagiata una larva d'ape molto, molto giovane. La parte orfana della famiglia sarà incentivata ad allevare una nuova regina e nutrirà le larve da me inserite  nei cupolini con pappa reale.

Mercoledì prossimo vedremo il risultato!


Unità da pappa reale pronte

 
Al prossimo post!

Alessandro

domenica 5 luglio 2015

Biodiversità e api d'estate a Stroppare

Visite in apiario ieri ed oggi anche se con tuta, maschera e guanti faceva veramente caldissimo! Oggi alle 14:00 c'erano circa 36°C. e vento praticamente assente.. L'afa si fa sentire anche qui a Stroppare nel nostro apiario.

Il tiglio è sfiorito già un paio di settimane fa a causa di alcuni violenti temporali che hanno determinato la caduta dei fiori. In ogni caso la grande varietà di flora disponibile nei pressi dell'apiario sta permettendo alle api di proseguire la raccolta di nettare e polline in quantià discrete.

Il trifoglio la fa ora da padrone ma non solo... Ci sono l'erba medica, il sinforicarpo, la kniphofia e moltissimi altri fiori estivi...

Ecco alcuni scatti "rubati" alla natura in questi giorni...


Kniphofia ed ape bottinatrice in arrivo




L'unico problema che riscontriamo in apiario in questi giorni è l'assenza della regina sull'arnia nr. 12. Si tratta di un'alveare di cui ho parlato qualche post fa. Sostanzialmente la famiglia aveva autonomamente allevato una nuova regina che è indubbiamente nata perchè le celle reali che erano presenti nell'arnia si presentano aperte e vuote.

Tuttavia, dopo un paio di settimane dalla nascita della nuova regina ancora non si notano uova e non si riesce a scorgere la regina stessa.

L'alveare è orfano. Per qualche motivo la nuova regina che, presumibilmente, è partita per il volo di fecondazione non ha fatto ritorno alla base...

A questo punto proveremo, la prossima settimana, ad innestare in questa famiglia, una regina già fecondata ma non c'è alcuna certezza che la regina stessa venga accettata perchè la colonia comincia ad essere orfana da troppo tempo. In ogni caso vale sicuramente la pena di tentare!

Ancora una settimana e poi inizieremo ad effetture i primi veri test con gli alveari da pappa reale. Sinora infatti non abbiamo raccolto alcunchè in termini di pappa reale perchè gli alveari destinati a questa produzione erano dei piccoli nuclei, ancora troppo deboli.
Ora abbiamo delle famiglie decisamente forti e dunque le prove possono avere inizio!

La prossima settimana sarà importante anche perchè creeremo altri cinque nuovi nuclei d'api prelevando un favo di covata da ciascuna famiglia attualmente presente in apiario.. Insomma, continua la crescita!

A fine luglio/primi di agosto toglieremo i melari attualmente presenti sopra i nidi e daremo corso alla nostra prima smielatura.. Di certo una grande soddisfazione!

Vi lascio con un breve video registrato poco fa... Fa caldissimo ma il via vai delle nostre amiche api è impresssionante...




Al prossimo post!
Alessandro

domenica 14 giugno 2015

14 giugno 2015... Produzione di cera (e miele) a livelli massimi

Il meteo sino a ieri ha continuato a regalarci giornate soleggiate e molto, molto calde.
Ieri alle 16:00 in apiario c'erano 36°C. e l'attività delle api era a dir poco frenetica. D'altro canto con la fioritura del tiglio al massimo dello splendore e tempo così favorevole non potrebbe essere diversamente.

La famiglia che popola l'arnia nr. 1 ha (finalmente) iniziato di buona lena la costruzione dei favi del melario ma anche tutte le altre famiglie stanno dando il massimo in termini di costruzione dei telaini da melario che abbiamo posizionato.

Ecco, per far capire con che impeto le famiglie stiano costruendo basta osservare le foto qui sotto. Si tratta di un melario da osservazione, le cui pareti sono in vetro, che è stato posizionato 10 giorni fa circa su una famiglia.

Ebbene, non più tardi di 7 giorni fa detto melario conteneva soltanto telai dotati di foglio cereo ma nessuno di essi era minimamente costruito.

L'altro ieri si presentava così...



Come si vede da questa istantanea le api hanno ben costruito i favi ed ora si accingono ad immagazzinarvi il miele. Abbiamo notato che le api iniziano generalmente, la costruzione dai favi centrali del melario ed infatti la foto ritrae proprio i favi posti al centro del melario.

Come si vede da quest'altra foto invece il telaino posto più all'esterno è ancora in parte da ultimare ma di certo è questione di giorni...




Bella a mio parere anche quest'altra immagine nella quale si vede, tra le altre, un'ape con la testa dentro ad una cella intenta a posizionare il miele all'interno della celletta del favo appena finito di costruire...




Continuiamo inoltre nell'opera di potenziamento degli sciami dotati di regina selezionata per la produzione di pappa reale. A tal fine abbiamo posizionato sulle arnie che contengono queste famiglie due melari ciascuna così da ottenere un "corpo cassa" posto sopra le arnie. All'interno di questi corpi cassa abbiamo inserito 4 telaini da nido dotati di solo foglio cereo, per dar sfogo alla necessità di costruzione di cera di queste famiglie, e 6 telaini da nido già costruiti così che la regina possa salire a deporre anche in questo nuovo corpo posto sopra il nido.

Una volta che queste famiglie saranno diventate molto forti, dotate di almeno 13-14 telai di covata, le metteremo in produzione per quanto attiene la pappa reale.

Tornando al meteo, oggi il periodo di bel tempo è stato interrotto da un vero nubifragio con raffiche di vento molto forti. L'apiario non ne ha risentito ma la fioritura del tiglio si. Sarà interessante capire ora se le famiglie modificheranno la loro andatura in termini di deposizione di nuove uova e di costruzione di cera...

Al prossimo post!

Alessandro

mercoledì 10 giugno 2015

Rilfessioni sulle diverse attitudini delle api regine

A cinque giorni dal mio ultimo post eccomi qui di nuovo per parlarvi di altri meccanismi che regolano la vita dell'alveare e che ci fanno riflettere.

Ogni alveare è diverso dagli altri perchè diverse sono le regine che li governano. Ciascuna è il risultato della combinazione di materiale genetico in parte o in toto differente e ciò determina i caratteri predominanti in ciascuna regina, quali diversa propensione alla produzione di miele, di polline, di cera, di pappa reale, maggiore o minore aggressività, maggiore o minore istinto sciamatorio e così via.

Ciò deve spiegare perchè, ad esempio, mentre alcuni alveari del nostro apiario hanno già ampiamente costruito i favi del melario, altri stanno iniziando da poco a farlo mentre altri ancora sembrano popolati da api che disdegnano la salita al melario.

Ovviamente queste considerazioni sono fatte prendendo ad esame alveari aventi forza confrontabile perchè, altrimenti, tali differenze sarebbero spiegate anche dalla diversa quantità di api presenti in ciascuna arnia.

L'arnia nr. 1 per esempio è molto popolata e dotata di ben 8 favi di covata su un totale di 10. Nonostante ciò le api, per ora, non hanno iniziato a costruire i favi del melario.
Ecco, in questo caso ritengo che il fattore regina abbia un suo peso, così come ha il suo peso, ma dal lato opposto, l'influenza esercitata dalla regina nell'arnia nr. 5, palesemente la più produttiva (in termini di miele immagazzinato) dell'apiario ad oggi.

Anche l'arnia nr. 12 è interessante. Quest'ultima è dotata di ben 8 telai di covata e, sino a 10 giorni fa, si presentava con il melario iper popolato di api anche se queste ultime non ne volevano sapere di iniziare la costruzione dei favi.

In occasione della mia ultima visita, con mio stupore, ho notato la quasi completa assenza di api nel melario, a differenza di quanto osservato solo qualche giorno prima!

Vista questa situazione ho deciso di ispezionare con cura il nido sottostante ed ecco ciò che ho scoperto...

Numerose celle reali opercolate. La regina sta per nascere...

Eh si... La vecchia (si fa per dire) regina non c'è più... Al suo posto abbiamo la bellezza di 6 celle reali opercolate. La nuova regina si appresta a nascere.
Sarebbe interessante capire perchè questa regina è stata sostituita dal momento che aveva un anno di età e dunque era ancora giovane e produttiva ma tant'è.. Una nuova sovrana sta per sfarfallare.

A questo punto però mi attendo che la famiglia riprenda a salire a melario una volta che la nuova regina sarà stata fecondata ed avrà dunque preso possesso in pieno delle sue funzioni di guida per questa colonia.



Un buon 50% degli alveari si presenta comunque più equilibrato con costruzione di cera regolare e produzione di miele accettabile. Ecco nella foto un bel favo da melario appena costruito nell'arnia nr. 11.. Aspettiamo solo che le api lo riempiano del loro prezioso e dolce nettare!



Al prossimo post!
Alessandro

venerdì 5 giugno 2015

E' arrivato un gran caldo e con esso la produzione importante di cera negli alveari

Inizio giugno 2015, alle 14:00 si toccano i 37°C e di notte non si scende di certo sotto i 20-22°C. Il tiglio qui a Stroppare è fiorito oggi e, quindi, si apre ora a mio avviso la fase più frenetica della stagione apistica.
Frenetica perchè il tiglio è una pianta mellifera importantissima e molto generosa in termini di nettare offerto; ciò significa grandi importazioni negli alveari e quindi importanti produzioni di miele (meteo permettendo ovviamente).

Nel nostro caso, particolare perchè non avevamo prima di quest'anno alcun favo da melario già costruito, ci siamo trovati in una situazione in cui tutta l'acacia (prima grande fioritura della stagione) ha permesso alle api di immagazzinare una gran quantità di nettare nel nido ma non nei melari. Ciò perchè per l'appunto i melari non contenevano favi già costruiti e quindi atti a ricevere il miele e ai primi di maggio quando è fiorita l'acacia le famiglie (quasi tutte) non erano così popolate da sentire l'esigenza di salire nel melario al fine di costuire i favi in esso presenti.

Questo ha fatto si che nei nidi, post fioritura dell'acacia, iniziasse a scarseggiare lo spazio a disposizione della regina per l'ovideposizione. Che fare...

Nel frattempo le famiglie si sono sempre più popolate sino a diventare sciami decisamente importanti; le più forti da metà maggio in poi presentavano grandi quantità di api aggrappate ai fogli cerei siti nei melari ma non c'era verso che iniziassero a costruire cera... Solo degli abbozzi, ma molto lentamente. Eppure sotto lo spazio scarseggiava e le famiglie come detto erano super popolose.

Le temperature esterne però difficilmente superavano i 20-22°C di massima e la notte si scendeva sin quasi a 12°C.

Improvvisamente, meno di una settimana fa, è arrivato il caldo e con esso i fogli cerei dei melari hanno iniziato ad ingrossarsi. Le api stanno costruendo i favi dei melari e man mano che li costruiscono vi depositano il miele.

C'è poco da fare o da affrettare... La Natura ha i suoi tempi e le api seguono questi ritmi da millenni, che ci piaccia o no, in barba (giustamente) alle nostre esigenze.

Un favo recentemente costruito dalle api contenente già una bella rosa di covata opercolata. Il favo è stato realizzato solo qualche settimana fa e lo si capisce dal colore giallo chiaro della cera di cui è composto


Le nostre api stanno complessivamente bene, le famiglie sono tutte in salute e, salvo casi sporadici ma comunque non preoccupanti, sono tutte molto popolate.

E' molto importante l'ambiente nel quale le api vivono e prolificano e noi, obiettivamente, siamo decisamente fortunati pur essendo l'apiario sito in una zona rurale dedita in prevalenza a colture  di cereali.

Siamo fortunati perchè l'apiario è posizionato nel cuore di una piccola, forse piccolissima, riserva verde caratterizzata da un elemento fondamentale: la BIODIVERSITA'.

Si, perchè quelle poche centinaia di metri quadrati  che ospitano l'apiario, sono un trionfo di specie botaniche diverse, quasi completamente autoctone e di questo occorre ringraziare il sig. Sante, il padrone di casa, che in qualche decennio una dopo l'altra ha messo a dimora una miriade di varietà diverse.
In questa maniera le fioriture si susseguono nei vari mesi senza soluzione di continuità e, altra cosa importantissima, le api hanno a disposizione tante tipologie differenti di polline e ciò non può che avere effetti benefici sui loro organismi.

Anche l'agave trova spazio nell'area dell'apiario TerraFiorita

Al prossimo post!
Alessandro




domenica 17 maggio 2015

Maggio 2015.. Tra prime prove di pappa reale e sostituzione di api regine

Siamo a maggio inoltrato e la stagione apistica è entrata ormai nel vivo! L'acacia (Robinia pseudoacacia) è fiorita il primo maggio ed ha tenuto la fioritura per due settimane grazie al tempo meteo molto favorevole. Le nostre api ringraziano!

Ora attendiamo fiduciosi la fioritura del tiglio, altra pianta estremamente generosa con le api..

Il nostro obiettivo, che pian piano stiamo raggiungendo, è rappresentato dall'ottenimento di favi da melario costruiti. Il miele che asporteremo dagli alveari per il nostro consumo infatti non è quello contenuto nei nidi (l'arnia) in quanto quello è di pertinenza della famiglia ed occorre alla stessa per le proprie esigenze. Ciò che andremo a prelevare è il miele che le api avranno immagazzinato nei favi contenuti nel melario, ovvero l'appendice dell'arnia posta sopra la stessa nei periodi di produzione del miele.

Chiaramente al fine di poter immettere il miele nelle cellette dei favi, questi ultimi devono essere stati preventivamente costruiti dalle api.

Noi non avevamo nessun favo da melario già costruito, per cui quest'anno non potremo gustare molto miele di acacia. Tuttavia il mese di maggio che stiamo vivendo è ugualmente molto importante in quanto le api, che nei nidi stanno aumentando di numero ogni giorno che passa, pian piano salgono nel melario ed iniziano a costruire i favi presenti nello stesso.

Tutto questo lavoro verrà buono per l'anno prossimo quando, in occasione della prima grande fioritura (l'acacia) disporremo di favi già belli costruiti; le api quindi non dovranno perder tempo a costruire i favi e potranno quindi utilizzarli per l'immagazzinamento del miele!

I favi di cera, che siano da melario o da nido, sono  dunque preziosissimi nell'ambito dell'attività svolta dall'apicoltore.

I nuclei che vedete qui sotto sono stati creati il primo maggio 2015 e contengono ciascuno un'ape regina selezionata per la produzione di pappa reale. Su due di essi abbiamo già posizionato due melari sovrapposti l'un l'altro così da creare un "corpo cassa" sovrastante al nido. Tra nido e melari abbiamo inserito una griglia eslcudi regina in modo tale da confinare la regina nel nido sottostante.



La parte superiore della famiglia rimane quindi orfana e perciò sarà stimolata ad allevare una nuova regina. A tal proposito noi innesteremo su appositi cupolini in plastica alimentare delle larve di operaia molto piccole (devono avere un'età al massimo di 12 ore) così da stimolare le api ad allevare tali larve come nuove regine.
Le regine come sappiamo vengono alimentate solo con pappa reale ed è per questo che noi, ogni 72 ore, andremo a prelevare i cupolini di volta in volta innestati al fine di prelevare la pappa reale in essi contenuta (previa aspirazione della larva d'ape da ciascun cupolino).

I primi innesti non sono andati a buon fine ovvero le api non hanno accettato nessuna delle larve che abbiamo innestato nei cupolini. E' anche vero però che le prime figlie della regina selezionata da pappa reale nasceranno il 21 maggio (dal momento che i nuclei sono stati creati il primo maggio) per cui continuiamo a provare, certi che l'accettazione migliorerà e che riusciremo a produrre della pappa reale!

Nel frattempo due famiglie hanno sostituito in autonomia le rispettive regine e ne hanno allevato delle nuove. Ieri, in occasione di una visita di controllo in apiario, ho potuto apprezzare la bellezza delle nuove regine di questi due alveari. Sono state già fecondate ed ora sono già al lavoro nelle rispettive arnie..

Al prossimo post!

Alessandro

domenica 26 aprile 2015

L'esplosione della primavera in apiario

Siamo molto fortunati perchè il nostro apiario è attorniato da numerosissime specie vegetali diverse e soprattutto perchè tale abbondanza di fioriture  permette alle api di non doversi allontanare poi molto dalle rispettive arnie e ciò non può che avere effetti benefici perchè viene limitato il rischio di avvelenamento da pesticidi/diserbanti.

E' chiaro però che non ci si può rallegrare di questo perchè se ciò che ho scritto è vero allora vuol dire che c'è un problema di sostenibilità ambientale; vuol dire che l'impronta che lascia l'uomo su questo pianeta diventa indelebile e questo non va bene.

Mi rendo conto ogni giorno di più quanto difficile sia percorrere la strada che porta alla salvaguardia dell'ambiente e questo perchè nonostante gli importanti livelli di inquinamento raggiunti c'è scarsa consapevolezza di ciò a cui si sta andando incontro.

Per restare in ambito apistico tantissime persone associano le api alla produzione di miele ed è finita lì. Ma sappiamo che è molto diverso e che il miele non è che un contorno quasi trascurabile se rapportato all'azione svolta da tutti gli apoidei al fine della salvaguardia della biodiversità e quindi del benessere e della disponibilità di cibo.

Bisogna comunque continuare a diffondere le informazioni, a fare cultura, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni. Solo la cultura a mio avviso dà vita a scelte consapevoli e da queste a scelte sostenibili.

Ecco un'ape bottinatrice immortalata qualche giorno fa su un fiore di melo cotogno nell'area del nostro apiario...



Siamo ormai giunti quasi a fine aprile e la primavera si fa sentire con le sue temperature miti... Le api apprezzano.
Le famiglie si stanno indubbiamente rinforzando ed il numero di api al loro interno sta aumentando considerevolmente giorno dopo giorno. Le colonie più forti hanno già ricevuto il loro melario così che possano costruire nuovi favi di cera e possano immagazzinarvi il miele raccolto.

Ci attendiamo entro 8-10 giorni la fioritura dell'acacia e la conseguente esplosione della stagione del raccolto di miele e, con essa, della produzione di cera da parte delle api.

Nel frattempo nel corso della prossima settimana creeremo  4 nuovi nuclei d'api prelevando dei favi di covata dalle famiglie più forti dell'apiario ed innesteremo in questi nuovi nuclei altrettante regine appositamente selezionate da un esperto apicoltore per la produzione di pappa reale.

Vi terremo informati anche su questa nuova avventura...

Ecco un bel nucleo fotografato domenica scorsa.. Ieri era ancor più popolato..


Al prossimo post!

Alessandro

domenica 29 marzo 2015

Riflessioni sull'apicoltura in una giornata di fine marzo

Oggi mi sono seduto un momento a fianco di un'arnia ad osservare il via vai delle api bottinatrici. Sembra poco ma non è così. Mi accorgo sempre di più che l'osservazione e la riflessione sono in apicoltura (ma sono certo che sono azioni che sarebbe corretto replicare sempre anche in mille altre professioni) fondamentali.
Sono occasioni per capire un po' di più di quella famiglia di api senza dover aprire l'alveare. Si può capire se c'è covata dall'importazione di polline, se le api presenti sono tante o poche dal movimento più o meno frenetico, se c'è un saccheggio in corso ed altro ancora.


Una parte del nostro apiario oggi 29/03/2015... In una veste un po' nostalgica


Ieri invece, approfittando di una magnifica giornata soleggiata e tiepida che secondo me ha dato il via vero e proprio alla primavera, ho aperto tutti gli alveari. La visita era finalizzata soprattutto ad inserire in ciascuno di essi un bel favo carico di miele al fine di far percepire alla regina della colonia l'abbondanza di cibo ed incentivarla quindi ad accelerare la deposizione delle uova.

Non sono intervenuto soltanto su un nucleo molto debole. Tale piccola famiglia ha veramente poche api ma ha la regina ed ha anche un po' di covata. Secondo il mio punto di vista non ha senso stimolare la regina ad aumentare la deposizione perchè ad oggi non vi sarebbero api sufficienti a prendersi cura della covata che, quindi, rischierebbe di morire.
Bisogna lasciare alla Natura i suoi tempi. In certi casi possiamo abbozzare qualche azione, come quelle sopra descritte, in altri è meglio lasciar fare alle api ed alla loro ultra millenaria storia evolutiva.


Arnie da 10 favi e nuclei da 6 favi -Apiario TerraFiorita a Stroppare di Pozzonovo 29/03/2015-


Purtroppo un'altra famiglia, in aggiunta a quella di cui al precedente post, l'ho trovata senza regina. Si tratta di uno sciame disposto su un nucleo da 6 favi. Nell'arnia c'erano molte api ma nessuna traccia nè della regina nè della covata (nè opercolata nè uova/larve).
C'erano soltanto una decina di celle da fuco già opercolate e qualche uovo sparso qua e la.

Si tratta di indizi di un'alveare avente una regina fucaiola (ovvero un'ape operaia che, in mancanza della regina, si "improvvisa" tale ma, non essendo stata fecondata, non può emettere uova da operaia bensì soltanto uova da fuco).

Siamo in un periodo dell'anno in cui, quantomeno qui nella bassa padovana, è ancora prematuro pensare di far allevare alla famiglia orfana una nuova regina perchè non vi sono ancora fuchi maturi per la successiva fecondazione.

Tuttavia, siccome non c'era niente da perdere, ho deciso di scrollare tutte le api di questo nucleo orfano a circa 200 metri dall'apiario e di inserire nello stesso un telaino di covata fresca (composto prevalentemente da uova e da larve di 12-24 ore di vita) che ho prelevato dall'arnia nr. 2. Quest'ultima è la famiglia più forte dell'apiario e presentava ieri 5 telaini abbondanti di covata pertanto non gli ho cagionato danno prelevando un favo di covata fresca.

Le api che ricoprivano tale telaino di covata sono state scrollate sopra la stessa arnia nr. 2 così da evitare, in primis di portare sul nucleo orfano la regina della nr. 2 che eventualmente fosse presente in quel telaino ed in secondo luogo in modo da evitare conflitti tra api di diversi alveari.

La speranza è che le api del nucleo orfano che sono tornate a casa, dopo che sono state scrollate lontano dall'apiario, allevino una nuova regina scegliendo una delle larve giovani presenti nel favo di covata che ho innestato.

Già questo sarebbe un traguardo interessante. Certo poi bisognerebbe che, se nascesse una regina, questa trovasse sulla sua strada nel volo nuziale, dei fuchi sessualmente maturi e, come detto, è un'ipotesi remota qui da noi in questo periodo dell'anno.

Però non si sa mai. Molto dipende dall'andamento climatico delle prossime due-tre settimane.


TerraFiorita -Stroppare-


Al prossimo post!

Alessandro

sabato 21 marzo 2015

La primavera è arrivata! Famiglie in ripresa dall'inverno e... qualche sorpresa...

L'inverno è ormai passato e già da qualche settimana, un po' in anticipo, si sta facendo sentire l'arrivo della primavera. I pruni ed i mandorli sono fioriti e con loro il tarassaco, il bosso, le violette e molto altro ancora.
Le temperature massime arrivano sui 16°C e le minime non scendono sotto i 5-6°C. Con il sole che splende è un piacere osservare il placido ed allo stesso tempo frenetico via vai delle api alla ricerca del primo nettare e di polline.

Siamo in attesa della prossima importante fioritura del salice. Si tratta di una pianta dal grande potenziale pollinifero che, dunque, è molto importante per le api in quanto contribuisce in maniera sostanziale allo sviluppo della covata primaverile.

Oggi è il primo giorno di primavera, la giornata non è stata proprio splendida però le temperature sono state abbastanza gradevoli e quindi ne abbiamo approfittato per una visita agli alveari.

Complessivamente abbiamo un apiario in salute ed in crescita, come è normale che sia ad inizio primavera. Ovviamente vi sono alveari più forti ed altri più deboli però nel complesso siamo soddisfatti.

L'alveare più forte è il nr. 2 che ha ben 4 telaini di covata e tantissime api. L'arnia era così piena che abbiamo deciso di posizionare il melario. I favi del melario sono ancora quasi tutti da costruire per cui siamo contenti di poterlo mettere così presto, a fine marzo. Le api dovrebbero avere il tempo di costruire i favi e di stivarvi il miele delle grandi fioriture di maggio e giugno.

Molto ben sviluppata è anche la famiglia che popola l'arnia nr. 5. Ha 3 telaini di covata ma la regina ha ancora spazio per deporre nuove uova per cui per il momento non siamo intervenuti con la posa del melario.

L'ottimo sviluppo dell'arnia nr. 5

Abbiamo invece travasato il nucleo nr. 4 nell'arnia da 10 telaini perchè tale nucleo veramente era super popolato e le api avevano incominciato a costruire cera sul coprifavo, segno questo che richiedono nuovo spazio.

Abbiamo poi posizionato un melario da nuclei (quindi un melario da 5 telaini) su 2 nuclei particolarmente forti per dare sfogo ad eventuali necessità di costruire nuovi favi.

La giornata si è rivelata interessate però soprattutto per l'operazione posta in atto sull'arnia nr. 10. Quest'ultima infatti, pur evidenziando un buon numero di api, non aveva la regina. Probabilmente è morta nel corso degli ultimi due mesi. La famiglia aveva invece una regina fucaiola.
Si tratta di una normale ape operaia che, in mancanza della regina, ha iniziato a deporre uova. Naturalmente tale operaia non è mai stata fecondata per cui le uova, che pur emette, riescono a dar vita soltanto ad individui maschi, i fuchi.

E' evidente che tale famiglia è destinata ad estinguersi una volta che le api residenti saranno diventate vecchie e moriranno.

D'altro canto però l'arnia nr. 6 era quasi completamente priva di api (un centinaio al massimo) ma aveva la regina in salute. Detta regina non covava perchè non c'erano api sufficienti a prendersi cura delle uova. Anche in questo caso si trattava di una famiglia destinata a perire.

Abbiamo quindi deciso di inserire la regina dell'arnia nr. 6 nell'arnia nr. 10.

Quest'operazione però non potevamo effettuarla "tout-court" perchè l'arnia orfana aveva una regina fucaiola la quale, se presente nell'alveare, avrebbe ucciso immediatamente la regina fecondata.

Abbiamo quindi portato l'arnia 10 (con la regina fucaiola) a circa 200 metri dall'apiario ed abbiamo scrollato tutte le api che erano presenti. Nel frettempo abbiamo posizionato un nucleo da 6 telaini al posto dell'arnia 10.


Ecco sullo sfondo l'arnia nr. 10 a circa 200 metri dall'apiario

Pian piano le api sono tornate alla base.. Tutte tranne (è ciò che speriamo ovviamente) la fucaiola la quale è più pesante delle altre operaie e, teoricamente, non dovrebbe farcela a tornare all'arnia originaria.


Le api dell'arnia 10... Tra di loro c'è anche la fucaiola





Abbiamo quindi inserito la regina dell'arnia nr. 6 in una gabbietta in plastica la cui apertura è stata otturata con un po' di candito. La gabbietta così preparata è stata quindi inserita tra i due favi centrali del nucleo posizionato al posto dell'arnia 10.

In un paio di giorni la regina verrà liberata dalla gabbietta e, se accettata, inizierà a deporre.

Al prossimo post!

Alessandro