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martedì 27 ottobre 2015

Api verso l'inverno

Protette a nord dalla robusta sponda del fiume, una ventina di alveari si avviano all'inverno. Le brume del mattino, che profumano di freddo, ci avvertono che l'autunno se ne sta andando e che ci avviamo ad ampie falcate verso l'inverno vero.

Tra gli alveari non vola un'ape. Le temperature sono abbastanza rigide al mattino e l'umidità  è una compagna scomoda per le api. Meglio rimanere al riparo nelle arnie, dove le scorte di miele non mancano e questo, infine, è tutto ciò che è veramente necessario.

Nel corso delle ultime settimane abbiamo apportato piccoli ritocchi agli assetti di ciascun alveare in maniera tale da impostarlo all'inverno nel miglior modo possibile. Rimangono dei dettagli da curare entro una decina di giorni, poi le arnie non verranno più aperte sino alla fine dell'inverno.


Sul predellino di volo, il terrazzo dell'arnia, un tiepido e romantico sole autunnale riscalda le api


Semplificando al massimo ci sono due condizioni che devono essere assicurate ad un alveare affinchè possa superare l'inverno:

- Abbondanza di cibo
- Calore

Il miele deve esserci, e deve essere abbondante. Il miele è tutto per le api, soprattutto in inverno, quando fuori fa freddo ed anche potendo volare non si troverebbe un fiore, le scorte fanno la differenza tra la vita e la morte.

Il calore in inverno è fondamentale, anche se meno del cibo, probabilmene perchè il cibo è di per sè già calore in quanto fornitore di energia. Per assicurare calore  deve essere nostra cura riparare gli alveari dai venti freddi del nord, tenerli il più possibile isolati dall'umidità e, quindi, all'asciutto. Ci dobbiamo inoltre assicurare che siano presenti nelle arnie molte api.

Per quest'ultimo motivo abbiamo di recente riunito in un unico alveare tre nuclei d'api che si presentavano molto deboli e che, sicuramente, non avrebbero superato l'inverno.
La riunione di più alveari è una tecnica molto utile anche per limitare l'insorgenza di malattie nelle colonie d'api poichè i problemi sanitari spesso colpiscono con maggiore facilità le famiglie più deboli, un po' come accade a noi quando abbiamo già il fisico debilitato.

Con l'arrivo dell'inverno ricominceremo un'altra bellissima attività che è rappresentata dalla falegnameria. Come ho già avuto modo di scrivere ci piace autocostruirci quanto necessario per le api, in primis le arnie, i melari, le trappole per il polline ed altro ancora. Passeremo di sicuro delle serate invernali interessanti, fervide di idee e molto appaganti.

Al prossimo post!
Alessandro

domenica 4 ottobre 2015

Ottobre 2015 -quasi pronti per l'inveramento degli alveari-

E' da poco iniziato il mese di ottobre e le nostre api, in virtù delle buone temperature e di discrete giornate di sole, si avventurano in voli intensi ed i cui esiti non sono per nulla scontati.

Nella nostra zona il fattore chiave, in questo periodo, è il seguente: le temperature gradevoli e le giornate mediamente soleggiate, spingono le bottinatrici ad uscire per cercare cibo. Purtroppo però le fioriture scarseggiano; pertanto i voli sono lunghi, alla ricerca di fiorellini che noi non vedremmo neppure.

Quest'estenuante attività da parte delle api non porta dunque ritorni proporzionali alle energie consumate e dunque, come logica conseguenza, si genera un progressivo consumo delle scorte già presenti all'interno dell'alveare.

Gli alveari peraltro sono particolarmente popolati il che è sicuramente un bene perchè ci apprestiamo ad affrontare l'inverno, stagione nella quale più calore significa maggiori possibilità di sopravvivenza. Tuttavia, se è vero che c'è un gran numero di api, è altrettanto vero che esse devono nutrirsi e per farlo necessitano di nettare e di polline.

Nel nostro caso abbiamo osservato negli alveari delle buone riserve di polline e delle altrettanto buone attività di importazione dello stesso da parte delle bottinatrici. Il polline è essenziale per lo sviluppo della covata e quindi c'è da essere soddisfatti.

Non si può dire la stessa cosa invece per quanto concerne il nettare. Le scorte di miele non sono abbondanti o, più precisamente, non lo sono in tutti gli alveari.

Ieri quindi l'attività principale che abbiamo portato avanti nel corso di una approfondita visita all'apiario, ha avuto ad oggetto il riequilibrio delle diverse famiglie d'api, togliendo uno o due favi di miele ad arnie che ne avevano troppo per darlo alle colonie che ne erano quasi sprovviste.

Ad integrazione abbiamo poi nutrito quasi tutti gli alveari somministrando loro, per mezzo semplici vaschette di plastica bucherellate con un ago sul fondo, dell'altro miele.
Si tratta di parte del miele che abbiamo raccolto quest'estate e ora restituiamo, almeno in piccola parte, alle api dal momento che ne hanno bisogno.

La giornata di ieri è terminata riunendo due nuclei in uno poichè uno di essi, pur avendo la regina, era decisamente poco popolato mentre l'altro era orfano e dunque non aveva alcuna chance di superare l'inverno.

Qualche preoccupazione l'abbiamo avuta visitando l'arnia nr. 5. Si tratta dell'arnia in assoluto più produttiva dell'apiario però, se da un lato erano presenti buone scorte di miele, dall'altro non era presente nel modo più assoluto covata, se non un mezzo favo di covata ormai nascente.

Ieri non siamo riusciti ad individuare la regina il che ci aveva fatto pensare ad un'orfanità, molto pericolosa, se non letale, in questo periodo dell'anno.

Quest'oggi dunque, per fugare ogni dubbio, mi sono recato nuovamente in apiario e mi sono concentrato esclusivamente su quest'alveare. Ho notato fin da subito un particolare che mi era sfuggito ieri: sul lato esterno di un favo centrale dell'alveare si intravedevano i resti di quella che era stata una cella reale. Dunque la regina originaria effettivamene non c'era più ed al suo posto ne era stata allevata un'altra.

Il che spiegava la mancanza di covata fresca. Ma la regina nuova? Ero quasi certo che non avrebbe potuto essere stata fecondata perchè i fuchi sono veramente rari in questo periodo..... Eppure...


Ecco la nostra regina dell'arnia nr. 5 intenta alla deposizione!

Eppure quando tutto sembra perduto accade che individuo la nuova regina ed è feconda! Lo si vede perchè l'addome è rigonfio.

E' una bella sorpresa, una storia, quella di quest'alveare, che continua!

Eccola di nuovo in tutto il suo splendore...

Al prossimo post!
Alessandro

sabato 19 settembre 2015

Pappa reale italiana... Un mondo da scoprire!

Il 2015 rimarrà nella mia memoria, tra le altre cose, per l'anno in cui ho iniziato a sperimentare tecniche di allevamento delle api nell'ambito della produzione della pappa reale.

Tutto ha avuto origine da un bellissimo corso tenuto a Treviso a novembre 2014 dall'esperto apicoltore Bruno Pasini. Da quel momento il mondo della pappa reale mi ha rapito.

Quest'anno dunque ha avuto inizio anche quest'avventura grazie, in primis, a delle bellissime api regine appositamente selezionate per la produzione di pappa reale. L'inizio è stato tuttaltro che facile perchè per poter dar corso a questa produzione, ancorchè amatoriale, sono necessarie perizia manuale e costanza nell'esecuzione delle varie operazioni.

Per poter ottenere della pappa reale è essenziale disporre di famiglie d'api molto popolose poichè il fattore calore all'interno dell'alveare è essenziale.

Per questo motivo i primi tentativi da me esperiti sono stati, com'era prevedibile, un fallimento. Le famiglie non erano ancora sufficientemente popolate e le piccole larve d'ape che inserivo all'interno di appositi cupolini non venivano accettate dalle famiglie nelle quali le inserivo.

 Apprendiamo quindi che, dopo aver soddisfatto il requisito della popolosità dell'alveare, l'operazione da effettuare è inserire delle larve d'ape nei cupolini. E' fondamentale che le larve siano molto giovani, non devono avere più di 12 ore di vita.
E' pertanto necessario ricercare tali larve nei favi delle altre arnie dell'apiario.

Una volta individuato il favo che ci interessa si procederà ad estrarre le larve, per mezzo di un apposito strumento (il picking) e ad adagiarle all'interno di cupolini ricavati in un'apposita stecca realizzata in plastica alimentare (fornita da Copait, l'associazione per la valorizzazione della pappa reale fresca italiana).

Tale stecca verrà quindi inserita all'interno della nostra unità produttiva da pappa reale, appoggiandola su dei supporti presenti in un particolare telaino modificato detto "porta stecche".

Dopo 72 ore dall'inserimento della stecca nell'alveare sarà necessario estrarre la stessa. Se le operaie avranno accettato le larve che abbiamo inserito, le avranno nutrite con la pappa reale.

A quel punto sarà sufficiente eliminare le larve ed estrarre la pappa reale.

La domanda da porsi è: quando le api operaie nutrono le giovani larve soltanto con pappa reale?
La risposta è la seguente: quando esse vogliono allevare delle nuove regine.

Ecco che da questa risposta capiamo dunque che è essenziale che le api avvertano un senso di orfanità poichè altrimenti non sarebbero stimolate ad allevare nuove regine.

Questo stato si ottiene dividendo la famiglia in due parti, il piano terra ed il primo piano.

La parte di famiglia posta al piano terra ha la sua regina e dunque non è orfana. La parte della famiglia posta al primo piano è invece priva di regina e dunque avvertendo il senso di orfanità inizierà ad allevare nuove celle reali.
E' fondamentale che tra le due zone venga frapposta una griglia escludi regina; si tratta di una griglia metallica od in plastica che, pur consentendo il passaggio delle operaie, non permette il passaggio della regina che dunque rimarrà confinata al piano terra.

Ecco qui sotto un video che ho girato qualche ora fa in cui si possono vedere le fasi di estrazione di una stecca parzialmente accettata e l'inserimento al suo posto di una nuova stecca da 60 cupolini ciascuno dei quali contenente una piccolissima larva d'ape.




Al prossimo post!

Alessandro

martedì 15 settembre 2015

Tecnica apistica d'inizio autunno

Stasera costeggiavo il fiume che scorre nei pressi dell'apiario TerraFiorita di Stroppare (Pd) ed ho notato parecchi cespugli di topinambur... I loro fiori giallo acceso non sono soltanto uno spettacolo per gli occhi ma sono anche molto importanti in ambito apistico vista la relativa scarsità di fioriture di questo periodo dell'anno.

Sabato scorso ho visitato almeno metà degli alveari dell'apiario ed ho riscontrato che, mentre i nuclei da 6 favi presentavano scorte di nettare e polline abbastanza ridotte, le arnie da 10 favi avevano le "dispense" decisamente abbondanti.


Quello che vedete nella foto è l'ingresso di un nucleo. Le api hanno costruito un muro di propoli lasciando solo un piccolo buco per entrare ed uscire dall'alveare. Anche se è solo settembre le api si preparano al freddo dell'inverno



In effetti i nuclei sono nuovi sciami, creati negli ultimi 2-3 mesi, non strutturati come gli alveari disposti su 10 favi. I nuclei non hanno fatto in tempo ad accantonare raccolto in eccesso, se non in misura abbastanza ridotta e ciò, congiuntamente alla siccità patita nel mese di luglio, ha dato vita a questa situazione che ora si affronta in questo modo.... I nuclei devono essere nutriti, gradualmente.

In alternativa allo sciroppo zuccherino preferisco somministrare loro il miele recentemente estratto. D'altro canto il miele è sempre il top per le api. Come detto però la somministrazione viene eseguita in maniera graduale. E' meglio dare poco miele alla volta ma con continuità piuttosto che rifornire le api con grandi quantità in brevi lassi temporali.

A tal fine ho posizionato sul coprifavo, in corrispondenza del foro posto sullo stesso, una vaschetta in plastica alimentare (poi richiusa perchè il rischio saccheggio è sempre molto elevato in autunno) sul fondo della quale erano stati praticati 2 piccoli forellini con un ago.

Le api in tal modo suggono poco miele alla volta ed una alla volta.

Nella nostra zona geografica ed in questo periodo dell'anno, quindi la parola d'ordine per i nuclei d'api è: nutrire (noi per l'appunto abbiamo deciso di nutrire con miele).

Per quanto riguarda le arnie invece cerchiamo di mantenere un equilibrio tra covata e scorte di miele e polline.

Per esempio vi sono arnie da 10 favi che si presentano ora con 4-5 telai di covata e 5-6 di scorte. Diciamo che ci può stare ma togliere un telaino di scorte ed inserirne uno vuoto, ma con favo già costruito, non indebolisce la famiglia e contemporaneamente dà spazio alla regina perchè questa possa continuare a deporre.

Vi sono invece altre arnie che hanno 7 telai di scorte e 3 di covata. Ecco, in questo caso togliamo almeno 2 telai di scorte (ne rimangono comunque 5!) ed inseriamo due favi vuoti così che la regina possa continuare a covare.

Quindi è importantissimo garantire la presenza di scorte di miele e polline perchè senza nutrimento non ci sarà nuova covata e la famiglia sarà destinata a soccombere. E' però altrettanto importante, nello stesso tempo, dare spazio alla famiglia, nel rispetto dell'equilibrio della stessa, al fine di assicurare una buona quantità di covata perchè la piccole larve d'ape che nasceranno nei prossimi 2 mesi saranno anche quelle che porteranno le famiglie fuori dall'inverno.

Nella nostra zona quindi gli interventi in apiario, in questo periodo dell'anno, si limitano a preservare l'equilibrio delle famiglie, nutrendole quando necessario e dando spazio alla covata quando le scorte appaiono sovradimensionate rispetto all'alveare.

Al prossimo post!

Alessandro 


venerdì 11 settembre 2015

Un'immagine incantevole (storia di un'ape a fine inverno)

Ci sono delle immagini che restano dentro di te e che non se ne vanno via, mai.

A volte sono belle, altre volte brutte ma in entrambi i casi tali immagini hanno la capacità di penetrarti e di imprimerti qualcosa che prima non avevi.

Questa è la storia di una foto scattata dal mio cervello, la foto di un'ape.

Quella di questa foto non è quell'ape ma è comunque un'ape dell'apiario TerraFiorita a fine inverno

Sembra trascorso un secolo ma in realtà sono passati non più di due anni e mezzo da quella domenica mattina di inizio marzo, un normale giorno di fine inverno. Quella mattina faceva fresco, come sempre d'altronde ai primi di marzo e cinque arnie se ne stavano adagiate nel bel mezzo di un piccolo orto. A formare come un recinto c'erano diversi alberi da frutto ancora spogli.

L'orto era incolto e l'erba abbastanza alta ma fitta e ordinata. Il freddo della notte si poteva toccare sull'erba bagnata fradicia dalla brina.
In mezzo a quel prato erano spuntati già i primi timidi fiori di tarassaco.

Ad un certo punto dalla fessura che costituisce l'ingresso degli alveari si intravede un'ape. Si affaccia al suo balcone e, dopo qualche istante di tentennamento, muove i primi passi all'esterno della sua casa, con le zampe ancora ben salde sul portichetto.

L'aria quella mattina aveva un gusto buonissimo, sapeva di inizio primavera, di acqua in disgelo, di sole. Ed infatti di lì a poco dalle nuvole che coprivano l'azzurro del cielo ecco la luce piacevolmente tiepida illuminare e riscaldare il mio viso, gli alveari e l'ape ferma sul balcone di casa.

Improvvisamente ecco il primo volo. Calmo e suadente. La traiettoria disegnata nell'aria si poteva seguire con gli occhi come se si vedesse. Era incantevole.

Questo volo durò pochi istanti, poi l'ape tornò al tepore della sua dimora, in attesa che il Sole, con il passare dei giorni, divenisse più intraprendente.

Quei pochi secondi di volo di quell'ape sono frammenti di un film girato dal mio cuore e che non avrei mai pensato di vivere. Tuttavia questo cortometraggio da allora vive in me e fa si che io faccia ciò che mi piace, fa si che sia felice.

Al prossimo post!
Alessandro

sabato 22 agosto 2015

Capire le api, l'impresa più difficile

Quando inizio a pensare di aver capito alcuni aspetti della vita delle api accade spesso che loro, le api, mi ricordino che in realtà la strada da percorrere è ancora molto lunga e tortuosa.
Occorre tenere presente sempre che stiamo lavorando con creature che hanno affinato in milioni di anni i molteplici aspetti della loro vita sociale per cui ciò che può e deve fare una persona che si occupa delle api è, dapprima entrare in punta di piedi nella loro casa, senza arroganza e superiorità, e poi mettersi al loro servizio cercando, piano piano con gli anni, di entrare nei loro meccanismi millenari, di afferrare quelle sfumature dell'alveare che non sono scritte nei libri ma che si possono carpire solo con l'esperienza e con grande umiltà.

Per quanto sopra è chiaro che non mi sarei più di tanto dovuto amareggiare per la perdita, in questi giorni, di uno dei nuclei d'api creato qualche mese orsono. Ma non è così. Il rammarico per non aver capito appieno le necessità di quell'alveare c'è, eccome.

Ragionando su quanto accaduto le riflessioni che si possono fare sono almeno un paio. In primis il periodo dell'anno in cui siamo, ovvero agosto. E' un periodo assolutamente critico perchè vengono a mancare le fonti di cibo, cioè i fiori, e se non fosse per la melata e per i frutti maturi dalle quali le api suggono nettare, il problema sarebbe ancor maggiore.

Fichi appena caduti -apiario TerraFiorita a Stroppare (Pd)-

Il periodo dunque è critico, ancor più del solito quest'anno perchè la siccità si è fatta sentire durante tutto il mese di luglio ed anche durante la prima decade di agosto.
In queste condizioni le api sono spinte a saccheggiare le scorte delle famiglie più deboli e così è stato, ritengo, anche per il nucleo da poco perduto.

Con il senno di poi sarebbe stato allora meglio inserire in questa famiglia un bel favo di covata nascente così da rinfoltire la popolazione della colonia d'api. Tuttavia, anche adottando questa iniziativa, non è poi detto che la famiglia si sarebbe salvata. E ritorniamo quindi al paragrafo introduttivo di questo post... C'è ancora molto da imparare e, anche tra quarant'anni ne sono certo, non sarà ancora abbastanza.

In ogni caso, smaltita la frustrazione per la perdita, rimane un insegnamento e questo è fondamentale per continuare il percorso di crescita.

Sono sempre più convinto che l'allevare le api sia in minima parte un lavoro. E' un'attività che porta, chi ha la fortuna di occuparsene, a viaggiare dentro sè stessi, alla ricerca della semplicità dei gesti e delle azioni. Alla ricerca di umiltà e di predisposizione all'ascolto.

Osservando da vicino le api...

Al prossimo post!
Alessandro

domenica 26 luglio 2015

Passione, dedizione e tecnica. Le basi per la produzione della Pappa Reale fresca italiana

La pappa reale viene prodotta dalle api aventi un'età compresa tra i 5 e i 14 giorni per mezzo delle ghiandole ipofaringee e mandibolari.
Tutte le api vengono alimentate esclusivamente con pappa reale per i primi 3 giorni di vita (dalla schiusura dell'uovo sino al terzo giorno per l'appunto); soltanto le regine vengono nutrite, per l'intera loro vita, con pappa reale.
La regina nasce da un uovo identico a quello di una normale operaia però, grazie al nutrimento che apporta la gelatina reale essa diviene più grossa e pesante dell'operaia. La pappa reale ha poi un risvolto importante anche sulla durata della vita della regina. La "sovrana" infatti può vivere sino a 5 anni mentre le operaie vivono in media 45 giorni (fonte: La Gelatina Reale -Copait-).

In queste parole sono racchiusi milioni di anni di storia dell'evoluzione della specie. E' fantastico prendersi cura delle api perchè si ha il privilegio di osservare una società animale incredibilmente sviluppata ed organizzata.

I prodotti dell'alverare sono essi stessi sorprendenti e tra loro la pappa reale non passa di certo inosservata. Basti pensare che al giorno d'oggi, con le conoscenze e gli strumenti tecnologici di cui disponiamo, una parte della composizione della gelatina (o pappa) reale è ancora sconosciuta.

Un prodotto del genere quindi non può non interessare!

L'esperienza di apicoltura che sto vivendo quindi non poteva prescindere dalla conoscenza approfondita anche di questo prodotto apistico.

Grazie ad un bellissimo corso che ho seguito lo scorso anno e grazie allo studio della letteratura che ho trovato sull'argomento, ho appreso i rudimenti teorici della produzione della pappa reale.
Nel 2015 sono iniziate le mie prime esperienze sul campo.


I miei primi cupolini accettati e contenenti pappa reale
 

Se c'è una cosa che ho imparato chiaramente è che per poter ottenere della gelatina reale è necessario disporre di una famiglia d'api estremamente popolata perchè la componente calore è fondamentale e solo un numero elevatissimo di api lo può garantire.

In effetti le prime prove effettutate a fine maggio scorso sono andate decisamente male dal momento che non riuscivo ad ottenere nulla. Il motivo però era semplice: le famiglie di cui disponevo erano troppo poco popolate.

Ma andiamo per ordine e capiamo come si mette in produzione una famiglia d'api.

Il concetto di base nella produzione della pappa reale è la suddivisione della famiglia in modo tale che una parte di essa sia orfana, ovvero priva di regina.

Questo risultato si può ottenere in vari modi e noi abbiamo scelto di procedere con il metodo cosiddetto "verticale".
Sostanzialmente partiamo da una famiglia molto popolata che disponiamo su un nucleo da 6 telaini; a questo si sovrappone un altro corpo-cassa (che può essere un altro nucleo privo del fondo oppure, come ho fatto io, un corpo costituito da 2 melari). I due corpi devono essere separati da un escludi regina.

Al "piano terra" lasciamo la regina, polline, scorte e covata. La parte superiore (il "primo piano") dovrà avere due telai di miele ai lati esteri e poi covata (in parte opercolata ed in parte fresca).

Dovrà rimanere libero uno spazio al centro del corpo superiore. In quello spazio andremo a porre un telaino detto "porta stecche" sul quale inseriremo, per l'appunto, una stecca dotata di cupolini che servono per simulare la conformazione della cella reale.

In questi cupolini inseriremo delle larve molto giovani.


Un bellissimo favo le cui celle contengono larve d'ape di pochissime ore di vita


Dal momento che la parte superiore della colonia è orfana (grazie all'escludi regina che la divide dalla parte posta al "piano terra") questa sezione sarà incentivata ad allevare delle nuove regine ed è per questo che le larve da noi innestate verranno nutrite con pappa reale.

Ciò che è importante è che 72 ore dopo l'innesto delle larve ci rechiamo in apiario per estrarre la stecca innestata 3 giorni prima al fine di ottenere la nostra pappa reale (dopo aver ovviamente tolto le larve che avevamo inserito nei cupolini).

La condizione di orfanità della famiglia si può ottenere come detto con vari metodi: il verticale, l'orizzontale, l'impiego di un'arnia cosiddetta "cassone all'italiana" ed altri ancora.
Io per il momento ho scelto di iniziare con questo metodo che, dalle prime sensazioni, mi pare razionale.

Seguiranno naturalmente gli aggiornamenti su questa bellissima esperienza che sto vivendo...

Al prossimo post!

Alessandro