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sabato 22 giugno 2019

Pioggia, sciamature, orfanità.... Poi, finalmente il sole!

Nell'ultimo post di due mesi fa scrivevo di un apiario in equilibrio, di famiglie d'api in deciso rafforzamento e di una stagione che sembrava volgere al meglio…

Come sempre però mai fare i conti prima dell'oste perché poi ci sono le sorprese… In questo caso, come tutti ci siamo accorti, abbiamo avuto un mese di maggio super piovoso e con temperature medio basse. In particolare la pioggia continua in un mese cruciale per l'apicoltura, maggio per l'appunto, ha determinato gravi scompensi nelle varie colonie. 

Nello specifico, le famiglie hanno tutte palesato uno spiccato istinto sciamatorio ed effettivamente sono sciamate. In un solo caso tuttavia lo sciame partito dalla famiglia madre era di grandi dimensioni; negli altri casi è partita la regina con pochissime api, quanto basta comunque per rendere la famiglia rimasta in apiario orfana e quindi per mandare all'aria la produzione di miele.

I problemi non sono finiti qui perché in un paio di casi le famiglie, rimaste orfane, non hanno accettato la nuova regina ed in un caso si è sviluppata nella colonia una "regina fucaiola". 

Insomma, una bella confusione che è andata di pari passo con il forte consumo del miele fino a quel punto raccolto dalle api (grazie alla fioritura della colza)… D'altro canto con giornate caratterizzate da continue piogge le api erano forzate a rimanere nelle arnie e, la contemporanea presenza di covata da nutrire, ha determinato uno svuotamento delle scorte di miele di nidi e melari.

La situazione meteo si è stabilizzata a giugno con l'arrivo del caldo (temperature max 35-36°C) e di giornate fortemente soleggiate.

Le famiglie oggi hanno tutte la loro regina che sta regolarmente deponendo e sono in ripresa sia in termini di covata sia in termini di scorte. La stagione produttiva ormai è compromessa ma questo non ci fermerà nelle nostre sperimentazioni. 

Fioritura spontanea, di fronte al nostro apiario, estate 2019


Quest'anno infatti, dopo il blocco estivo (indicativamente da metà luglio a metà agosto) per consentire il trattamento tampone finalizzato a contrastare il temibile acaro varroa destructor, proveremo a riposizionare i melari sulle arnie più forti poiché abbiamo l'apiario su un bel campo di erba medica. La fioritura di questa pianta dura a lungo (finchè non viene falciata) e nel mese di settembre è sempre abbondante.

Apiario su erba medica, estate 2019


Staremo a vedere, al prossimo post!

domenica 21 aprile 2019

Continua la marcia verso l'acacia, alveari in costante crescita (con qualche sorpresa)


Le nostre famigliole di api continuano a svilupparsi nel cammino che ci porterà tra una quindicina di giorni alla fioritura dell'acacia (robinia pseudoacacia).

Gli ultimi 8 giorni sono stati particolarmente soleggiati, con temperature massime intorno ai 24°, la settimana precedente invece la pioggia ed il fresco l'avevano fatta da padrone.

Continua abbondante la fioritura della colza che è una fioritura particolarmente utile per quanto attiene la produzione di nettare. Le api hanno fatto scorte nei nidi ed hanno iniziato (alcune famiglie soltanto per ora) la salita al melario.




Quest'anno abbiamo deciso di tenere le colonie di api, in questa stagione, strette su 7 favi soltanto. Quindi le arnie da 10 favi presentano, lateralmente, uno spazio vuoto mentre la famiglia è stretta tra due diaframmi. In questo modo facilitiamo la salita a melario. Il rovescio della medaglia è che bisogna controllare con particolare attenzione la formazione di celle reali perché la famiglie sono piuttosto strette, in un periodo dell'anno in cui c'è un'esplosione di vita.


Famiglia di api stretta su 7 favi



In ogni caso già dalla prossima settimana aggiungeremo un favo da costruire nel nido così da dar sfogo alla produzione di cera da parte delle api e così da creare ulteriore spazio nel nido, in vista della prossima grande fioritura.

Come già sperimentato l'anno scorso comunque anche quest'anno terremo sempre le famiglie strette tra due diaframmi, così da averle al massimo su 8 favi nel nido. Questo accorgimento ci permette di gestirle più facilmente.

Si tratta di sperimentazioni per cui potrebbe essere che in futuro torneremo sui nostri passi ma per ora i risultati non sono negativi.

Nel titolo del post citavo "qualche sorpresa" in apiario. Si, perché la famiglia più forte che avevamo è orfana.. La regina non è presente e la famiglia si sta allevando una "erede al trono". Abbiamo individuato una bella cella reale già opercolata. Il prossimo fine settimana vedremo se la nuova regina è nata.

Abbiamo approfittato dell'abbondanza di fioritura per creare, nelle ultime 3 settimane, due nuovi nuclei di api, ciascuno composto di 3 favi d'api, prelevati da altrettante arnie. Si tratta di nuclei orfani. Ora dobbiamo attendere che la regina venga allevata, che nasca e che venga fecondata. Se tutto andrà bene saranno famigliole pronte per la produzione 2020.

Nel complesso comunque le famiglie mi sembrano in equilibrio, con parecchio nettare nei nidi ed importazione di polline ovunque regolare. Eccezion fatta per la colonia orfana, nelle altre ho visto uova e covata opercolata con disposizione regolare sui favi. Il volo, da un'osservazione esterna degli alveari, è molto movimentato ma regolare. Ho tolto celle reali dal alcuni alveari, in particolare almeno 3 celle già opercolate in un'arnia che andrà particolarmente monitorata.




Al prossimo post!

Alessandro

sabato 6 aprile 2019

Scusate il ritardo... Siamo tornati! -Api e colza, un buon inizio per il 2019-

Dopo oltre due anni di assenza torna il blog di TerraFiorita per continuare a riflettere sull'incredibile mondo delle api!

C'è stato un lungo periodo di silenzio ma la nostra esperienza con le api è sempre continuata, tra alti e bassi, tra soddisfazioni ed errori sconfortanti.

Tutto contribuisce ad accumulare esperienza, un bene preziosissimo che nessun libro riuscirà mai a trasferire e forse è per questo motivo che le cose più importanti si imparano sempre sbattendoci la testa. Dagli errori e dai fallimenti si impara, sempre.

Se c'è una cosa che abbiamo ormai capito è che se non si tiene sotto controllo la varroa non si può, oggi, fare apicoltura, c'è poco da fare.. Sembra un'affermazione ovvia, banale, ma poi è necessario metterla in pratica, tradurla in realtà, ovvero in ultima analisi in un miglioramento del benessere delle nostre famiglie di api.

L'anno apistico inizia, qui a Stroppare, a fine luglio. Perché questo? Perché è lì che l'offensiva contro la varroa deve focalizzarsi ed essere efficace. Se si sbaglia questo passaggio, cosa che noi puntualmente abbiamo fatto purtroppo, la stagione è compromessa prima ancora di iniziare. Avremo alveari mediocri, non molto produttivi, propensi ad accumulare malattie e/o virosi varie.

Sulla base della nostra (bassa) esperienza abbiamo avuto riscontri positivi dall'utilizzo, in estate, dei prodotti in commercio a base di acido formico. Nel periodo produttivo (da aprile in poi quindi) inseriamo inoltre nell'alveare un telaino da melario con la funzione di telaio trappola. Le api infatti costruiscono covata da fuco (preferita dalla varroa) sotto il favo da melario ed il nostro impegno sarà quello di togliere tale pezzo di favo pieno di covata da fuco prima che essa sfarfalli. In questo modo teniamo sotto controllo l'infestazione di varroa in primavera.

L'intervento invernale con Api Bioxal, a base di acido ossalico, sarà risolutivo solo se avremo fatto bene i nostri compiti nei mesi precedenti ovvero se non avremo permesso alla varroa di prendere il largo.

Per questo 2019 abbiamo deciso di iniziare la stagione sulla colza. Abbiamo quindi portato le api in una zona nella quale sono presenti parecchi campi coltivati a colza. Le abbiamo trasferite in questo luogo il 30 marzo, quando mancava circa una settimana allo sbocciare dei primi fiorellini della colza.

Ecco alcune istantanee della nuova postazione…





Oggi, in occasione della nostra visita in apiario, abbiamo creato un nuovo nucleo di api prelevando 3 favi di covata da altrettante arnie ben popolate. Abbiamo aggiunto un foglio cereo e stretto il tutto tra due diaframmi. Infine abbiamo posizionato del nutrimento liquido sul coprifavo del nucleo.
Il nuovo nucleo è orfano ma, uno dei favi che lo compone, contiene una bellissima cella reale già opercolata. Si tratta di una cella che abbiamo trovato nella nostra famiglia più sviluppata e ne abbiamo approfittato per toglierla dalla famiglia in questione (lasciarla avrebbe significato dare il via libera alla sciamatura della colonia) ed inserirla nella nuova famigliola appena creata. Una volta che la nuova regina sarà sfarfallata dovrà essere fecondata dai numerosi fuchi ormai già presenti e quindi potrà iniziare la sua deposizione all'interno del nuovo nucleo.
Che bel favo di covata!

Al prossimo post!

Alessandro

mercoledì 13 luglio 2016

Una lezione.... Reale! Api fuori pericolo.

Da dove inizio... 4 giugno. In apiario c'è la fame più assoluta. Miele zero, api allo stremo. A mali estremi estremi rimedi. Togliamo tutti i melari (vuoti) e sosteniamo le api con sciroppo zuccherino per evitare che muoiano di fame.

Il maltempo ha colpito duro. Maggio con tantissime piogge e temperature medio basse e giugno non è cominciato con il piede giusto..

Ancora piogge fino al 20 giugno scorso... Il tiglio è fiorito in mezzo alla pioggia. Le api ne hanno bottinato i fiori tra una pausa e l'altra dei temporali, con vento e temperature da marzo, inizi aprile.

Dal 20 giugno esce il sole ma la stagione sembra ormai finita. Acacia persa ai primi di maggio per via della pioggia, il successivo millefiori anche, il tiglio pure.. E invece no.

Inizia a far caldo per davvero, in un paio di giorni le temperature superano i 30°C e si stabilizzano, come massime, sui 34-35°C. Ad oggi il sole la fa da padrone da quasi quattro settimane.

Le api in meno di un mese hanno recuperato quasi mezza stagione perduta. Sembrava impensabile, impossibile, del tutto utopistico al 19 giugno scorso.

Questo colpo di coda di una stagione, che altrimenti sarebbe stata disastrosa, ha portato con sè anche alcuni sciami che hanno deciso di andarsene dai loro luoghi d'origine. Eccone alcuni che abbiamo accolto nel nostro apiario...


Questo sciame si è aggrappato sotto ad un'arnia disabitata


Bellissimo sciame posizionato tra balcone e finestra

Tree climbing per recuperare uno sciame a 7 metri d'altezza su un ramo di noce
























E allora? Allora è un'altra lezione di vita. Sarò anche banale ma è una verità. Dopo il temporale arriva il sereno e, cosa ancora più importante, tutte le difficoltà portano SEMPRE con sè delle grandi opportunità.

Anche questa volta è andata così. La stagione disastrosa (poi come detto parzialmente recuperata) ci ha portato a spremerci le meningi per trovare soluzioni per l'anno a venire. Ci ha portato a fare delle considerazioni, dettate dall'osservazione delle api con riferimento alla selezione delle regine.

Eh si.. Perchè anche quando la stagione era nel bel mezzo della crisi, un paio di famiglie di api tenevano meglio di altre ed avevano immagazzinato un po' di miele. Perchè? Probabilmente le regine di questi due alveari sono migliori delle altre per quanto attiene alla produzione di miele. Questi alveari erano (e sono) anche i più densamente popolati di api, ed allora abbiamo in essi una regina che depone di più delle altre.

Ecco allora un lavoro -che durerà molti anni- da fare. Occorre iniziare, a partire da queste due regine, ad allevarne delle altre cercando di conservare nelle nuove "sovrane" le caratteristiche che più ci interessano. Sarà un percorso lungo ma sicuramente molto affascinante.

Altri progetti dunque si materializzano all'orizzonte e non vediamo l'ora di affrontarli!

Concludo con un breve video riguardante il recupero dello sciame sulla finestra di cui alla foto poco sopra e con un ringraziamento alle nostre api. Ancora una volta, inconsapevolmente, sono state maestre di vita.

Al prossimo post!

Alessandro


sabato 4 giugno 2016

Disperazione in apiario (post sconsigliato per chi desiera diventare apicoltore)

Ho impiegato qualche giorno prima di trovare la forza di scrivere questo post perchè prima mi sono dovuto riprendere dallo sconforto che aveva preso il sopravvento dopo l'ultima visita tra le api.

Facciamo qualche passo indietro e torniamo a marzo 2016, tre mesi fa...

L'annata apistica stava inizindo, le api uscivano da un'inverno poi tutto sommato non così freddo e, salvo poche unità, le famiglie di api stavano abbastanza bene.

Marzo è andato poi benissimo con soli 7 giorni di pioggia in un mese abitualmente abbastanza instabile. Le api hanno beneficiato dell'intera fioritura del tarassaco e di molte altre fioriture di inizio primavera.

Questi fattori hanno fatto si che la covata presente in ciascuna famiglia iniziasse ad aumentare sensibilmente e, naturalmente, tanta più covata significa tante più bocche da sfamare, tutti i giorni.

Aprile è stato addirittura meglio di marzo... Temperature in aumento e tempo molto stabile (solo 2 giorni di pioggia).. La popolazione degli alveari ha così continuato ad aumentare in maniera quasi esponenziale.

A maggio il crollo.

A fine aprile ha iniziato a fiorire l'acacia (Robinia pseudoacacia), ovvero la regina delle fioriture mellifere. Bene, proprio in quei giorni iniziava una perturbazione che si è protratta per diversi giorni e che ha letteralmente abbattutto i fiori della robinia.

Raccolto dell'acacia finito prima che potesse iniziare.

Il resto del mese di maggio è stato un susseguirsi di temporali e schiarite con temperature che, però, non hanno mai superato i 24-25°C e temperature notturne di poco superiori ai 10-12°C.

Costrette a diversi giorni di sosta forzata e con famiglie di notevoli dimensioni, le api hanno iniziato a consumare le scorte di miele che avevano sino a quel momento accumulato.

Ad oggi, 4 giugno 2016, il meteo continua a non dar tregua. I primi 4 giorni di giugno sono stati caratterizzati da 3 giorni di pioggia. Le fioriture, tra le quali l'importantissimo tiglio, continuano a venire abbattute e le api sono in crisi.

I melari sono completamente vuoti e anche nei nidi non c'è miele. Le api praticamente rimangono in vita con ciò che raccolgono nelle giornate buone ma non riescono a mettere da parte nulla anzi, la popolazione di diverse famiglie si sta riducendo perchè il cibo non è sufficiente per tutti.

E' evidente quindi che in questa situazione non solo non si riesce a produrre nulla per il nostro consumo ma, ciò che è più importante, non vi è nemmeno ciò di cui hanno bisogno le api per sopravvivere.

Tutto il nord Italia, con alcune eccezioni, è ad oggi in questa situazione e se il tempo non si mette al bello non so dove arriveremo.

La situazione descritta è quindi una evidente emergenza e quindi come tale va trattata.

Dopo lo sconforto iniziale abbiamo approntato un piano di azione. I melari sono stati tolti tutti, tranne quelli presenti su 3 arnie che, a differenza delle altre, qualche chilogrammo di miele ce l'hanno (attenzione parlo sempre di quantita ridicole ma è già qualcosa se confrontato con lo zero del resto dell'apiario).
Ho quindi preparato parecchi litri di sciroppo zuccherino (acqua, zucchero, limone, il tutto bollito) che da ieri ho iniziato a somministrare agli alveari (tranne ai 3 che hanno ancora il melario).

Le api vi si sono gettate a capofitto, segno evidente della fame che regna in questo momento.

Ad inizio giugno non c'è cibo per le api... E' pazzesco dal momento che questo dovrebbe essere il momento di maggiore abbondanza... Non oso pensare ad ottobre, novembre...

Ora proseguiremo con la nutrizione suppletiva sino a che le api non avranno ricostituito le scorte che, come detto, in questo momento non esistono.

Prevedo che tale situazione di emergenza continuerà fino a fine giugno.

A luglio gli alveari verranno trattati al fine di ridurre il più possibile l'infestazione dell'endemico acaro varroa destructor che se non gestito causerebbe la morte di tutte le famiglie.

Ad agosto, con le api ripulite dalla varroa e (spero) con scorte di miele decenti, porteremo le nostre famigliole sull'erba medica affinchè possano raccogliere quanto più nettare possibile dai fiori di questa importante pianta da foraggio.

A metà settembre contiamo di riportarle alla base per cercare di far loro raccogliere quanto più nettare di edera possibile.

A quel punto dovrebbero essere sufficientemente forti per affrontare l'inverno.


Fiori di tiglio, quasi l'ultima spiaggia.

Annate come quella attuale non sono più un'eccezione purtroppo ed è evidente che in un contesto di apicoltura svolta come hobby (il nostro caso) è un problema relativo... L'apicoltore professionista invece va in grandissima difficoltà, e questo è un problema.

Va inoltre considerato che, al di là dell'aspetto commerciale, situazioni del genere minacciano seriamente la vita delle api, con tutti i problemi che ne possono conseguire in termini di mantenimento della biodiversità delle nostre terre.

Il titolo di questo post è volutamente provocante, nella parte in cui scrivo che il post è sconsigliato a chi desidera diventare apicoltore.

In effetti difficoltà del genere possono scoraggiare, e sicuramente scoraggeranno molti. Anche noi, come ho avuto modo di dire, siamo rimasti delusi ed amareggiati ma, una volta passata l'amarezza, abbiamo iniziato a riflettere.

Posto che nessun singolo individuo può influenzare il clima e quindi, per quanto ci riguarda, lo dobbiamo subire, molto semplicemente.
Posto che le api vanno in crisi se mancano le fioriture necessarie a fornir loro il cibo necessario per vivere,
è necessario cambiare il modo di fare apicoltura.

Un'apicoltura che non può più essere passiva, come la stiamo facendo noi ora, ma attiva. Dobbiamo cioè partire dal presupposto che la stagione sarà piovosa e con poche fioriture (poi se non sarà così meglio ovviamente) e mettere in condizione le api di dare il meglio di loro stesse in tali condizioni. Come fare?

In primis facendo sviluppare la covata ed insieme le scorte sin da marzo, e questi obiettivi li possiamo ottenere, nelle nostre zone, portando le api sui campi di colza.

Sarà poi necessario portare le api nei boschi di robinia per raccogliere quanta più acacia possibile. Naturalmente potrà piovere tantissimo sull'acacia, come quest'anno ma, a mio parere, un conto è avere le api dietro casa e qualche robinia nei paraggi ed un conto è avere le api in un bosco di robinie.  Anche solo 3 giorni di raccolto permetteranno comunque di portare in arnia del miele.

In estate ci si dovrà concentrare sul tiglio e sul castagno ed ancora sull'erba medica.

In sintesi sarà necessaria un'apicoltura meno stanziale è più nomade ma soprattutto più organizzata.

In questo modo secondo me si possono limitare (mai annullare ovviamente) gli effetti nefasti del maltempo.

Anche quest'anno di apicoltura quindi, per quanto incredibilmente negativo sotto il profilo della produzione di miele, mi sta lasciando la certezza di aver imparato molto.

Ricordiamoci sempre che, in qualunque settore lavoriamo, non tutti i mali vengono per nuocere o quantomeno anche se nuociono ci lasciano anche qualcosa di positivo, un bagaglio esperienze ma, soprattutto a mio avviso, le negatività attivano nelle nostre menti il pensiero propositivo, finalizzato a trovare alternative, soluzione, in altre parole ci spronano a migliorare.

Detto questo cerchiamo ora di preparare le api in maniera tale da portarle ad affrontare il prossimo inverno 2016-2017 nel miglior modo possibile con la consapevolezza di avere le idee più chiare di qualche mese fa su come organizzare la nostra apicoltura nel prossimo futuro.

Al prossimo post!

Alessandro


venerdì 6 maggio 2016

Orgoglio e passione. Breve storia dell'apicoltura di oggi.

Questa mattina ho avuto il privilegio di stare un paio d'ore con le mie api, in una spettacolare giornata di sole. Ed ho provato un sentimento misto tra orgoglio e passione.

Orgoglio perchè ho visto che, dopo tre anni e mezzo di studio ed applicazione, abbiamo organizzato un apiario formato da alveari forti e sani e questo è il segnale di un lavoro svolto bene, pur con tanti inciampi ma d'altronde come dico sempre chi non lavora non sbaglia mai. Noi sbagliamo, e ne siamo orgogliosi.

Passione perchè il lavoro fatto sino ad oggi non sarebbe stato fatto se non ci fosse stato quel carburante dentro di noi chiamato passione.
Passione anche perchè senza di essa sarebbe veramente improponibile sudare un mestiere che domani potrebbe scomparire, e purtroppo non solo il mestiere.
Pesticidi, varroa, cambiamenti climatici, agricoltura intensiva e nuovi terribili nemici quali Aethina tumida e vespa velutina.
Lo dico senza falsa modestia, ci vuole una grandissima passione per fare apicoltura oggi e noi, così come migliaia di altri apicoltori italiani, questa passione ce l'abbiamo, eccome.

E quindi andiamo orgogliosi di passare intere serate e quasi nottate a costruire arnie, melari, telaini, a tagliare a levigare a dipingere e così via.

Melari nuovi di zecca appena dipindi di giallo e di azzurro...

E quindi siamo orgogliosi di vedere che, dopo tanto sacrificio, le api iniziano finalmente ad importare tanto miele e a deporlo nei melari. Perchè dietro c'è tanto lavoro e ci sono tante considerazioni, prove ed errori. E i risultati sono allora ancor più apprezzati.

Il melario dell'arnia nr. 03 inizia a popolarsi di api
L'apicoltura di oggi è veramente un mestiere che va oltre la professione. Alleviamo insetti fantastici, le api, tanto fondamentali per tutto ciò che abbiamo quanto delicati ed è per questo motivo, prima di tutto il resto, che è un privilegio occuparsene.

Loro ci ripagano, oltre che con i loro prodotti, facendoci sentire a casa quando siamo in mezzo a loro... Facendo si che possiamo respirare profondamente e dire: sto bene.

Al prossimo post!

Alessandro

lunedì 28 marzo 2016

Api figliatrici ed arnie esplosive. Si inizia a far sul serio.

La primavera si intensifica giorno dopo giorno e gli alveari crescono in modo quasi esponenziale. Le arnie più forti presentano dai 6 ai 7 favi di covata e certamente saranno pronte per la raccolta dell'acacia a fine aprile/primi di maggio.

Arnia nr. 03. 7 i favi di covata.
 
Fa molto piacere poi vedere che le scorte di miele, dopo essersi ridotte al lumicino a fine inverno, iniziano a ripristinarsi in modo già apprezzabile. Come ho già avuto modo di scrivere nell'ultimo post poi sono addirittura molto abbondanti le scorte di polline stoccato nei favi. Quest'ultimo aspetto è legato al clima particolarmente asciutto di questi ultimi 10-15 giorni, in concomitanza con importantissime fioriture prevalentemente pollinifere.

Naturalmente siamo molto contenti della presenza di tutto questo polline poichè esso è condizione necessaria per il buon sviluppo della covata e, quindi delle famiglie d'api. Il polline dei fiori primaverili poi è in genere molto ricco di sostanze nutrienti e, la grande varietà di fioriture, è un altro aspetto positivo; sono stati infatti realizzati studi che hanno dimostrato che le api che possono attingere a diverse varietà di fiori e dunque di pollini, risultano più sane.

Arnia nr. 05. I sei favi centrali contengono abbondante covata.

Sorpresa negativa invece su uno dei nostri nuclei. In esso erano presenti api in buon numero ma, purtroppo, non c'era alcuna traccia della regina. Infatti nei due favi centrali hanno fatto capolino parecchie celle contenenti larve di fuco.. Dal momento che, come detto, la regina non c'era, questa famiglia ha una o più api figliatrici.

In una situazione normale la regina, per mezzo dei feromoni, impedisce lo sviluppo delle ovaie nelle api operaie e, dunque, impedisce loro la deposizione. In assenza di regina capita, come in questo caso, che una o più operaie abbiano sviluppato parzialmente il loro apparato riproduttivo e siano dunque in grado di generare uova.

Tuttavia tali uova, non essendo state fecondate, non daranno mai vita a nuove operaie (femmine) ma soltanto a fuchi (maschi).
Come logica conseguenza quest'alveare vedrebbe la sua popolazione costantemente diminuire sino alla completa estinzione.

Rimettere ordine in un alveare del genere non sarà facile, anzi le probabilità di insuccesso sono alte, però ho voluto tentare la seguente soluzione: ho portato il nucleo a circa 70 metri dalla sua posizione originaria e con calma ho scosso a terra tutte le api presenti su ogni favo ed infine anche quelle aggrappate alle pareti interne del nucleo.

Al posto del nucleo portato via dall'apiario ho posizionato, immediatamente dopo aver spostato l'altro, un altro nucleo contenente soltanto un favo di covata molto giovane e uova prelevato da un alveare particolarmente forte dell'apiario. Il favo avente covata fresca e uova, immesso nel nuovo nucleo, è stato privato dalle api che lo ricoprivano, le quali sono rimaste dunque nell'arnia d'origine.

La maggior parte delle api scosse a terra a 70 metri di distanza hanno fatto ritorno al luogo d'origine e sono entrate nel nuovo nucleo che avevo posizionato. Trovando al suo interno il favo con uova e covata giovane dovrebbero iniziare a prendersene cura allevando da un uovo o da una giovane larva, la nuova regina.

Le ultime api fanno ritorno alla base dopo essere state scosse a terra. Il nuovo nucleo è quello più a sinistra nella foto.





Ho inserito poi nel nuovo nucleo anche gli altri favi che avevo scosso dalle api in precedenza poichè essi contenevano abbondante polline e nettare.

Un discreto numero di api è invece rimasto a terra, incapace di orientarsi per far ritorno al luogo d'origine. Tra esse sicuramente le api figliatrici che, avendo trascorso un lungo tempo dentro l'alveare per deporre hanno smarrito il senso dell'orientamento. Eccole nella foto qui sotto.




Tra qualche giorno il momento della verità. Se sono presenti celle reali nel favo innestato nel nuovo nucleo allora le api stanno allevando la nuova regina e ci sarà una speranza di futuro per quest'alveare.

Al prossimo post!

Alessandro