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giovedì 19 agosto 2021

La pace che dona il Creato. Api, fiori e farfalle

L'altro giorno ho deciso di andare a trovare le mie api... Non c'era un motivo particolare ma passavo con la macchina proprio vicino al luogo dove ho le mie casette di api ed allora mi sono detto: "dai, andiamo da loro!"... Non ho aperto gli alveari perchè, è sempre importante ricordarlo, se non c'è un motivo particolare, un'attività specifica da svolgere, più lasciamo in pace le api meglio è. Ed allora sono stato lì qualche minuto, ad osservare il frenetico ed incessante via vai delle api, ad ascoltare il loro ronzio, a riempirmi di pace in ultima analisi perchè si, il Creato tutto e la Natura ci permette di immergerci in una pace molto bella, agli antipodi dal consueto stress quotidiano. Le mie api si trovano in un bell'appezzamento di terreno che, da diversi anni, è coltivato ad erba medica. In realtà il termine "coltivato" non è il più adatto perchè l'erba medica è stata seminata la prima volta ma poi nel corso degli anni non è più stata riseminata e per questo motivo man mano che passano gli anni il terreno assomiglia sempre di più ad un prato, con molti ciuffi di erba medica ma anche con molte altre essenze.
La medica viene tagliata peraltro molto di rado e sempre dopo che la sua fioritura è ultimata il che è ovviamente ideale per un apicoltore o meglio, per un aspirante apicoltore, come lo sono io. E così, osservando il via vai delle api e passeggiando per qualche minuto tra l'erba medica in fiore e tutto il resto non ho potuto fare a meno di notare la numerosità delle farfalle presenti che volavano anche loro freneticamente alla ricerca del prezioso nettare donato dai fiori; nettare ancor più prezioso in questo mese di agosto perchè la canicola estiva si fa sentire e le fioriture non sono naturalmente così abbondanti come in primavera.
Ebbene, tra le api, le farfalle, i fiori, una leggera brezza di vento ed il cielo azzurro terso mi sono davvero emozionato. Mi sono sentito davvero bene ed in pace. Evviva le api, evviva il Creato tutto!

sabato 7 dicembre 2019

Dicembre 2019 -continua la lenta marcia verso la primavera-

E' passata un'altra settimana… Una settimana in meno che ci separa dalla primavera 2020... Questa settimana è arrivato, finalmente, il freddo. Le temperature minime sono scese anche leggermente sotto lo zero mentre le massime generalmente non hanno superato gli 8°C. Il sole l'ha fatta da padrone pertanto le api ne hanno approfittato, nelle ore più calde della giornata, per uscire dagli alveari per sgranchire un po' le ali e, soprattutto, per compiere i voli di purificazione, necessari dopo vari giorni di clausura causati dalle piogge continue.

L'osservazione dei fondi degli alveari ci ha permesso di capire che generalmente la "situazione varroa" è sostanzialmente sotto controllo, con alveari che sono giunti a zero varroe cadute ed altri con ancora 6-7 varroe sul fondo. Un solo alveare presenta ancora una trentina di varroe, decisamente troppe.

Osservando le api andare e tornare dagli alveari abbiamo visto che non poche tornano alla base con le cestelle delle zampe cariche di un polline giallino chiaro. E' un bel segnale perché il polline è sempre segnale di vita. Fioritura ce n'è veramente poca, soltanto qualche sparuto tarassaco e qualche fiorellino qua e là nei fossati di campagna. In mancanza di altro però le api massimizzano ciò che la natura offre… In attesa di tempi migliori.. Tra un mesetto circa aspettiamo le primissime fioriture del nocciolo, la prima importante fonte di polline di alta qualità dell'anno.



Continuiamo a mantenere alta l'attenzione sul peso degli alveari e non facciamo mai mancare il candito, quale nutrizione di supporto, all'interno dei coprifavi.

Al prossimo post!

Alessandro

domenica 1 dicembre 2019

Dicembre.... Osserviamo gli alveari per ottenere preziose informazioni

Primo dicembre 2019, continua la lenta marcia verso la primavera. Ieri abbiamo dato una rapida occhiata agli alveari, solo esternamente naturalmente. Il candito posizionato nei coprifavi una settimana fa è stato decisamente intaccato. Le api ne hanno consumato già circa metà come si può vedere dalla foto qui sotto.




Tutti gli alveari rispondono bene alle sollecitazioni esterne ed hanno un peso molto buono, segno che ci sono ancora sufficienti scorte di miele all'interno.

Sul retro di ciascun alveare, arnia o nucleo che sia, abbiamo a suo tempo praticato un foro, atto a far passare il tubicino del sublimatore per acido ossalico che, come detto in precedenti post, usiamo per contrastare in autunno/inverno il temibile acaro varroa destructor.

Questo forellino, posto sulla parte bassa dell'arnia, ci permette anche di ispezionare visivamente l'interno dell'alveare, in particolare il fondo dello stesso. La presenza di molte api morte sul fondo non è un bel segno perché significa che la famiglia non si prende sufficiente cura della sua casa il che, per la società delle api, è piuttosto anomalo. Se accade può essere un sintomo di debolezza della colonia e, debolezza in questo periodo dell'anno significa la fine per questa ipotetica famiglia, se non nell'immediato quasi certamente ad inizio primavera. Infatti, anche se una famigliola molto debole, formata da poche centinaia di api dunque, superasse l'inverno, sarebbe quasi certamente presa di mira dalle altre famiglie dell'apiario a fine inverno/inizio primavera e perciò soggetta al fenomeno del saccheggio.

Ritorna quindi la regola, che abbiamo imparato tante volte sulla nostra pelle… Inverniamo solo e soltanto alveari forti, molto forti possibilmente.

In ogni caso ieri, osservando le reti poste sul fondo dei nuclei, abbiamo visto una buona pulizia. Le api morte non erano dentro gli alveari ma giacevano davanti ai nuclei segno che le api addette alla pulizia le avevano trasportate fuori. Buon segno.

L'apicoltura dunque è soprattutto osservazione, in ogni periodo dell'anno, ma oserei dire soprattutto in autunno inverno, perché in queste stagioni non possiamo aprire gli alveari e dunque dobbiamo arrivare a delle conclusioni circa lo stato di salute delle nostre api massimizzando le poche informazioni che possiamo ottenere dall'osservazione delle arnie o dei nuclei dall'esterno.

La stessa sublimazione effettuata in serata ci ha permesso di avere altre preziose informazioni. L'acido ossalico viene sublimato dall'apposito apparecchio, pertanto l'arnia viene invasa dall'ossalico allo stato gassoso, quindi in sostanza da una grande quantità di fumo. Ieri sera faceva piuttosto fresco e tirava un venticello fastidioso. Generalmente in queste condizioni le api non escono. Ebbene, la sublimazione dell'ossalico ha spinto fuori tante api, incuranti del clima non certo ideale al volo. Certo, si è trattato di un fenomeno di brevissima durata, ed è un bene perché il freddo può causare la morte delle api in pochi minuti se esse non sono agglomerate insieme alle altre, ma è un fenomeno che ci ha fatto capire che le api sono abbondanti negli alveari, che sono forti e dunque che non dovrebbero aver problemi a superare l'inverno nel quale ormai ci siamo inoltrati.


Al prossimo post!

Alessandro

sabato 23 novembre 2019

Conduzione dell'apiario -mese di novembre-

Un po' di malinconia è inevitabile osservando, ad autunno inoltrato, la pioggia battere con insistenza sui tetti degli alveari e tutt'intorno le foglie gialle e rosse degli alberi continuare a cadere rapidamente sotto le sferzate del vento di novembre.

Intanto però il superorganismo alveare continua nel suo processo di svernamento… Le api tengono pulito il fondo delle arnie portando fuori le api che, fisiologicamente, muoiono man mano che passano i giorni che ci separano dalla ripresa della vita, ad inizio primavera.

In questa fase dell'anno, ormai ad un mese da Natale, non apriamo più gli alveari, per evitare che la nostra curiosità comprometta il fragile equilibrio termico presente all'interno delle arnie.
Adesso ciò che possiamo, e dobbiamo, fare è controllare almeno settimanalmente il peso delle nostre famiglie. Questa semplice prova ci farà capire se le colonie sono ancora ben dotate di scorte di miele oppure no. 

Vaschetta di candito posizionata all'interno del coprifavo di un nucleo

E' molto importante che le api abbiano tante scorte in questo periodo dell'anno perché le useranno prevalentemente da fine gennaio in poi, alla ripresa dell'attività… Se abbiamo famiglie molto leggere adesso è un problema perché significa che non avranno, per l'appunto all'approssimarsi della primavera, cibo a sufficienza per nutrirsi e, soprattutto, per nutrire le nuove larve che la famiglia alleverà.

Dal canto nostro, pur avendo famiglie molto pesanti, abbiamo posizionato un panetto da un kg e mezzo di candito per ogni alveare perché non abbiamo molto tempo a disposizione per controllare le famigliole di api. In questa situazione è opportuno non correre rischi. Può capitare infatti che si susseguano giornate od anche settimane molto piovose… Se ciò accade le api saranno costrette alla clausura per giorni interi e questo può determinare un sensibile consumo di scorte.



Ogni tanto, senza esagerare, possiamo accertarci dello stato di salute della colonia di api semplicemente "bussando" con le nocche della mano sulla parete della nostra arnia o del nostro nucleo… Se avvertiamo un brusio deciso e di breve durata, significa che la famiglia sta bene ed ha la regina viva.

Infine continuiamo a monitorare la caduta di varroa a seguito dei trattamenti a base di acido ossalico sublimato. Nel nostro apiario siamo quasi giunti a "caduta zero" di varroa per cui faremo probabilmente un'ultima sublimazione nei prossimi giorni per  il completare il trattamento acaricida.

Al prossimo post!

Alessandro


domenica 17 novembre 2019

Novembre inoltrato -per le api un periodo delicato-

Cari amici, siamo ormai a novembre inoltrato. La pioggia la fa da padrona qui in Veneto e, anche quando non piove, l'umidità è sempre a tassi molto elevati. E le api?

Le api sono state invernate per bene già da fine settembre. Adesso non ci resta che verificare di tanto in tanto che siano ben protette, coibentate e sempre dotate di scorte di cibo a sufficienza.

Nel contempo continuiamo ad abbattere la varroa residua all'interno degli alveari grazie all'acido ossalico, un acido organico molto utile a questo scopo. Come sappiamo la varroa è allo scoperto, e dunque molto vulnerabile, in assenza di covata all'interno degli alveari ed è proprio questa la situazione che ci si presenta in questo periodo dell'anno. Approfittiamone dunque per ripulire bene le api da questi acari!

Quest'anno abbiamo deciso di invernare le api quasi totalmente in nuclei di polistirolo da 6 favi. Abbiamo visto infatti che le api si trovano particolarmente bene in queste condizioni sia perché il polistirolo è un materiale ben coibentante, sia perché il 6 favi è una dimensione ottimale in inverno, quando le api hanno bisogno di stare vicine le une alle altre per riscaldarsi vicendevolmente.

Come vedete dal video qui sotto, in quest'apiario abbiamo ben protetto le api a nord (grazie alla presenza di un fabbricato alle spalle degli alveari) ed abbiamo anche posizionato dei fogli di polistirolo sotto gli alveari per isolarli ulteriormente (ed evitare la risalita dell'umidità, come detto molto marcata nella nostra zona).

All'interno dei coprifavi abbiamo posizionato una vaschetta di fruttosio liquido che le api suggono attraverso un piccolissimo foro praticato sul fondo della vaschetta stessa per mezzo di un ago molto sottile. Il nutrimento liquido è rischioso in questo periodo dell'anno perché una eccessiva ingestione di liquido potrebbe determinare diarrea e/o nosema nelle api. Il fatto di aver applicato però un solo forellino sulla vaschetta fa si che le api debbano suggere goccia a goccia e ciò impedisce alle stesse di "abbuffarsi".  In ogni caso già dalla prossima settimana probabilmente inseriremo il nutrimento solido (il cosiddetto candito), più consono alla stagione invernale.



Ricordiamo sempre di invernare soltanto alveari molto forti. Così facendo ci eviteremo problemi con il prosieguo della stagione. Certamente anche gli alveari più deboli hanno qualche chances di supererare l'inverno ma a quale prezzo? Probabilmente lo supereranno con una manciata di api, del tutto insufficienti a garantire una robusta ripresa dell'attività primaverile.

Un alveare debole è poi particolarmente esposto al fenomeno del saccheggio ed anche molto più esposto di quelli forti alle varie malattie che colpiscono le nostre amiche api.

Buona apicoltura ed al prossimo post!

sabato 22 giugno 2019

Pioggia, sciamature, orfanità.... Poi, finalmente il sole!

Nell'ultimo post di due mesi fa scrivevo di un apiario in equilibrio, di famiglie d'api in deciso rafforzamento e di una stagione che sembrava volgere al meglio…

Come sempre però mai fare i conti prima dell'oste perché poi ci sono le sorprese… In questo caso, come tutti ci siamo accorti, abbiamo avuto un mese di maggio super piovoso e con temperature medio basse. In particolare la pioggia continua in un mese cruciale per l'apicoltura, maggio per l'appunto, ha determinato gravi scompensi nelle varie colonie. 

Nello specifico, le famiglie hanno tutte palesato uno spiccato istinto sciamatorio ed effettivamente sono sciamate. In un solo caso tuttavia lo sciame partito dalla famiglia madre era di grandi dimensioni; negli altri casi è partita la regina con pochissime api, quanto basta comunque per rendere la famiglia rimasta in apiario orfana e quindi per mandare all'aria la produzione di miele.

I problemi non sono finiti qui perché in un paio di casi le famiglie, rimaste orfane, non hanno accettato la nuova regina ed in un caso si è sviluppata nella colonia una "regina fucaiola". 

Insomma, una bella confusione che è andata di pari passo con il forte consumo del miele fino a quel punto raccolto dalle api (grazie alla fioritura della colza)… D'altro canto con giornate caratterizzate da continue piogge le api erano forzate a rimanere nelle arnie e, la contemporanea presenza di covata da nutrire, ha determinato uno svuotamento delle scorte di miele di nidi e melari.

La situazione meteo si è stabilizzata a giugno con l'arrivo del caldo (temperature max 35-36°C) e di giornate fortemente soleggiate.

Le famiglie oggi hanno tutte la loro regina che sta regolarmente deponendo e sono in ripresa sia in termini di covata sia in termini di scorte. La stagione produttiva ormai è compromessa ma questo non ci fermerà nelle nostre sperimentazioni. 

Fioritura spontanea, di fronte al nostro apiario, estate 2019


Quest'anno infatti, dopo il blocco estivo (indicativamente da metà luglio a metà agosto) per consentire il trattamento tampone finalizzato a contrastare il temibile acaro varroa destructor, proveremo a riposizionare i melari sulle arnie più forti poiché abbiamo l'apiario su un bel campo di erba medica. La fioritura di questa pianta dura a lungo (finchè non viene falciata) e nel mese di settembre è sempre abbondante.

Apiario su erba medica, estate 2019


Staremo a vedere, al prossimo post!

domenica 21 aprile 2019

Continua la marcia verso l'acacia, alveari in costante crescita (con qualche sorpresa)


Le nostre famigliole di api continuano a svilupparsi nel cammino che ci porterà tra una quindicina di giorni alla fioritura dell'acacia (robinia pseudoacacia).

Gli ultimi 8 giorni sono stati particolarmente soleggiati, con temperature massime intorno ai 24°, la settimana precedente invece la pioggia ed il fresco l'avevano fatta da padrone.

Continua abbondante la fioritura della colza che è una fioritura particolarmente utile per quanto attiene la produzione di nettare. Le api hanno fatto scorte nei nidi ed hanno iniziato (alcune famiglie soltanto per ora) la salita al melario.




Quest'anno abbiamo deciso di tenere le colonie di api, in questa stagione, strette su 7 favi soltanto. Quindi le arnie da 10 favi presentano, lateralmente, uno spazio vuoto mentre la famiglia è stretta tra due diaframmi. In questo modo facilitiamo la salita a melario. Il rovescio della medaglia è che bisogna controllare con particolare attenzione la formazione di celle reali perché la famiglie sono piuttosto strette, in un periodo dell'anno in cui c'è un'esplosione di vita.


Famiglia di api stretta su 7 favi



In ogni caso già dalla prossima settimana aggiungeremo un favo da costruire nel nido così da dar sfogo alla produzione di cera da parte delle api e così da creare ulteriore spazio nel nido, in vista della prossima grande fioritura.

Come già sperimentato l'anno scorso comunque anche quest'anno terremo sempre le famiglie strette tra due diaframmi, così da averle al massimo su 8 favi nel nido. Questo accorgimento ci permette di gestirle più facilmente.

Si tratta di sperimentazioni per cui potrebbe essere che in futuro torneremo sui nostri passi ma per ora i risultati non sono negativi.

Nel titolo del post citavo "qualche sorpresa" in apiario. Si, perché la famiglia più forte che avevamo è orfana.. La regina non è presente e la famiglia si sta allevando una "erede al trono". Abbiamo individuato una bella cella reale già opercolata. Il prossimo fine settimana vedremo se la nuova regina è nata.

Abbiamo approfittato dell'abbondanza di fioritura per creare, nelle ultime 3 settimane, due nuovi nuclei di api, ciascuno composto di 3 favi d'api, prelevati da altrettante arnie. Si tratta di nuclei orfani. Ora dobbiamo attendere che la regina venga allevata, che nasca e che venga fecondata. Se tutto andrà bene saranno famigliole pronte per la produzione 2020.

Nel complesso comunque le famiglie mi sembrano in equilibrio, con parecchio nettare nei nidi ed importazione di polline ovunque regolare. Eccezion fatta per la colonia orfana, nelle altre ho visto uova e covata opercolata con disposizione regolare sui favi. Il volo, da un'osservazione esterna degli alveari, è molto movimentato ma regolare. Ho tolto celle reali dal alcuni alveari, in particolare almeno 3 celle già opercolate in un'arnia che andrà particolarmente monitorata.




Al prossimo post!

Alessandro

sabato 6 aprile 2019

Scusate il ritardo... Siamo tornati! -Api e colza, un buon inizio per il 2019-

Dopo oltre due anni di assenza torna il blog di TerraFiorita per continuare a riflettere sull'incredibile mondo delle api!

C'è stato un lungo periodo di silenzio ma la nostra esperienza con le api è sempre continuata, tra alti e bassi, tra soddisfazioni ed errori sconfortanti.

Tutto contribuisce ad accumulare esperienza, un bene preziosissimo che nessun libro riuscirà mai a trasferire e forse è per questo motivo che le cose più importanti si imparano sempre sbattendoci la testa. Dagli errori e dai fallimenti si impara, sempre.

Se c'è una cosa che abbiamo ormai capito è che se non si tiene sotto controllo la varroa non si può, oggi, fare apicoltura, c'è poco da fare.. Sembra un'affermazione ovvia, banale, ma poi è necessario metterla in pratica, tradurla in realtà, ovvero in ultima analisi in un miglioramento del benessere delle nostre famiglie di api.

L'anno apistico inizia, qui a Stroppare, a fine luglio. Perché questo? Perché è lì che l'offensiva contro la varroa deve focalizzarsi ed essere efficace. Se si sbaglia questo passaggio, cosa che noi puntualmente abbiamo fatto purtroppo, la stagione è compromessa prima ancora di iniziare. Avremo alveari mediocri, non molto produttivi, propensi ad accumulare malattie e/o virosi varie.

Sulla base della nostra (bassa) esperienza abbiamo avuto riscontri positivi dall'utilizzo, in estate, dei prodotti in commercio a base di acido formico. Nel periodo produttivo (da aprile in poi quindi) inseriamo inoltre nell'alveare un telaino da melario con la funzione di telaio trappola. Le api infatti costruiscono covata da fuco (preferita dalla varroa) sotto il favo da melario ed il nostro impegno sarà quello di togliere tale pezzo di favo pieno di covata da fuco prima che essa sfarfalli. In questo modo teniamo sotto controllo l'infestazione di varroa in primavera.

L'intervento invernale con Api Bioxal, a base di acido ossalico, sarà risolutivo solo se avremo fatto bene i nostri compiti nei mesi precedenti ovvero se non avremo permesso alla varroa di prendere il largo.

Per questo 2019 abbiamo deciso di iniziare la stagione sulla colza. Abbiamo quindi portato le api in una zona nella quale sono presenti parecchi campi coltivati a colza. Le abbiamo trasferite in questo luogo il 30 marzo, quando mancava circa una settimana allo sbocciare dei primi fiorellini della colza.

Ecco alcune istantanee della nuova postazione…





Oggi, in occasione della nostra visita in apiario, abbiamo creato un nuovo nucleo di api prelevando 3 favi di covata da altrettante arnie ben popolate. Abbiamo aggiunto un foglio cereo e stretto il tutto tra due diaframmi. Infine abbiamo posizionato del nutrimento liquido sul coprifavo del nucleo.
Il nuovo nucleo è orfano ma, uno dei favi che lo compone, contiene una bellissima cella reale già opercolata. Si tratta di una cella che abbiamo trovato nella nostra famiglia più sviluppata e ne abbiamo approfittato per toglierla dalla famiglia in questione (lasciarla avrebbe significato dare il via libera alla sciamatura della colonia) ed inserirla nella nuova famigliola appena creata. Una volta che la nuova regina sarà sfarfallata dovrà essere fecondata dai numerosi fuchi ormai già presenti e quindi potrà iniziare la sua deposizione all'interno del nuovo nucleo.
Che bel favo di covata!

Al prossimo post!

Alessandro

mercoledì 13 luglio 2016

Una lezione.... Reale! Api fuori pericolo.

Da dove inizio... 4 giugno. In apiario c'è la fame più assoluta. Miele zero, api allo stremo. A mali estremi estremi rimedi. Togliamo tutti i melari (vuoti) e sosteniamo le api con sciroppo zuccherino per evitare che muoiano di fame.

Il maltempo ha colpito duro. Maggio con tantissime piogge e temperature medio basse e giugno non è cominciato con il piede giusto..

Ancora piogge fino al 20 giugno scorso... Il tiglio è fiorito in mezzo alla pioggia. Le api ne hanno bottinato i fiori tra una pausa e l'altra dei temporali, con vento e temperature da marzo, inizi aprile.

Dal 20 giugno esce il sole ma la stagione sembra ormai finita. Acacia persa ai primi di maggio per via della pioggia, il successivo millefiori anche, il tiglio pure.. E invece no.

Inizia a far caldo per davvero, in un paio di giorni le temperature superano i 30°C e si stabilizzano, come massime, sui 34-35°C. Ad oggi il sole la fa da padrone da quasi quattro settimane.

Le api in meno di un mese hanno recuperato quasi mezza stagione perduta. Sembrava impensabile, impossibile, del tutto utopistico al 19 giugno scorso.

Questo colpo di coda di una stagione, che altrimenti sarebbe stata disastrosa, ha portato con sè anche alcuni sciami che hanno deciso di andarsene dai loro luoghi d'origine. Eccone alcuni che abbiamo accolto nel nostro apiario...


Questo sciame si è aggrappato sotto ad un'arnia disabitata


Bellissimo sciame posizionato tra balcone e finestra

Tree climbing per recuperare uno sciame a 7 metri d'altezza su un ramo di noce
























E allora? Allora è un'altra lezione di vita. Sarò anche banale ma è una verità. Dopo il temporale arriva il sereno e, cosa ancora più importante, tutte le difficoltà portano SEMPRE con sè delle grandi opportunità.

Anche questa volta è andata così. La stagione disastrosa (poi come detto parzialmente recuperata) ci ha portato a spremerci le meningi per trovare soluzioni per l'anno a venire. Ci ha portato a fare delle considerazioni, dettate dall'osservazione delle api con riferimento alla selezione delle regine.

Eh si.. Perchè anche quando la stagione era nel bel mezzo della crisi, un paio di famiglie di api tenevano meglio di altre ed avevano immagazzinato un po' di miele. Perchè? Probabilmente le regine di questi due alveari sono migliori delle altre per quanto attiene alla produzione di miele. Questi alveari erano (e sono) anche i più densamente popolati di api, ed allora abbiamo in essi una regina che depone di più delle altre.

Ecco allora un lavoro -che durerà molti anni- da fare. Occorre iniziare, a partire da queste due regine, ad allevarne delle altre cercando di conservare nelle nuove "sovrane" le caratteristiche che più ci interessano. Sarà un percorso lungo ma sicuramente molto affascinante.

Altri progetti dunque si materializzano all'orizzonte e non vediamo l'ora di affrontarli!

Concludo con un breve video riguardante il recupero dello sciame sulla finestra di cui alla foto poco sopra e con un ringraziamento alle nostre api. Ancora una volta, inconsapevolmente, sono state maestre di vita.

Al prossimo post!

Alessandro


sabato 4 giugno 2016

Disperazione in apiario (post sconsigliato per chi desiera diventare apicoltore)

Ho impiegato qualche giorno prima di trovare la forza di scrivere questo post perchè prima mi sono dovuto riprendere dallo sconforto che aveva preso il sopravvento dopo l'ultima visita tra le api.

Facciamo qualche passo indietro e torniamo a marzo 2016, tre mesi fa...

L'annata apistica stava inizindo, le api uscivano da un'inverno poi tutto sommato non così freddo e, salvo poche unità, le famiglie di api stavano abbastanza bene.

Marzo è andato poi benissimo con soli 7 giorni di pioggia in un mese abitualmente abbastanza instabile. Le api hanno beneficiato dell'intera fioritura del tarassaco e di molte altre fioriture di inizio primavera.

Questi fattori hanno fatto si che la covata presente in ciascuna famiglia iniziasse ad aumentare sensibilmente e, naturalmente, tanta più covata significa tante più bocche da sfamare, tutti i giorni.

Aprile è stato addirittura meglio di marzo... Temperature in aumento e tempo molto stabile (solo 2 giorni di pioggia).. La popolazione degli alveari ha così continuato ad aumentare in maniera quasi esponenziale.

A maggio il crollo.

A fine aprile ha iniziato a fiorire l'acacia (Robinia pseudoacacia), ovvero la regina delle fioriture mellifere. Bene, proprio in quei giorni iniziava una perturbazione che si è protratta per diversi giorni e che ha letteralmente abbattutto i fiori della robinia.

Raccolto dell'acacia finito prima che potesse iniziare.

Il resto del mese di maggio è stato un susseguirsi di temporali e schiarite con temperature che, però, non hanno mai superato i 24-25°C e temperature notturne di poco superiori ai 10-12°C.

Costrette a diversi giorni di sosta forzata e con famiglie di notevoli dimensioni, le api hanno iniziato a consumare le scorte di miele che avevano sino a quel momento accumulato.

Ad oggi, 4 giugno 2016, il meteo continua a non dar tregua. I primi 4 giorni di giugno sono stati caratterizzati da 3 giorni di pioggia. Le fioriture, tra le quali l'importantissimo tiglio, continuano a venire abbattute e le api sono in crisi.

I melari sono completamente vuoti e anche nei nidi non c'è miele. Le api praticamente rimangono in vita con ciò che raccolgono nelle giornate buone ma non riescono a mettere da parte nulla anzi, la popolazione di diverse famiglie si sta riducendo perchè il cibo non è sufficiente per tutti.

E' evidente quindi che in questa situazione non solo non si riesce a produrre nulla per il nostro consumo ma, ciò che è più importante, non vi è nemmeno ciò di cui hanno bisogno le api per sopravvivere.

Tutto il nord Italia, con alcune eccezioni, è ad oggi in questa situazione e se il tempo non si mette al bello non so dove arriveremo.

La situazione descritta è quindi una evidente emergenza e quindi come tale va trattata.

Dopo lo sconforto iniziale abbiamo approntato un piano di azione. I melari sono stati tolti tutti, tranne quelli presenti su 3 arnie che, a differenza delle altre, qualche chilogrammo di miele ce l'hanno (attenzione parlo sempre di quantita ridicole ma è già qualcosa se confrontato con lo zero del resto dell'apiario).
Ho quindi preparato parecchi litri di sciroppo zuccherino (acqua, zucchero, limone, il tutto bollito) che da ieri ho iniziato a somministrare agli alveari (tranne ai 3 che hanno ancora il melario).

Le api vi si sono gettate a capofitto, segno evidente della fame che regna in questo momento.

Ad inizio giugno non c'è cibo per le api... E' pazzesco dal momento che questo dovrebbe essere il momento di maggiore abbondanza... Non oso pensare ad ottobre, novembre...

Ora proseguiremo con la nutrizione suppletiva sino a che le api non avranno ricostituito le scorte che, come detto, in questo momento non esistono.

Prevedo che tale situazione di emergenza continuerà fino a fine giugno.

A luglio gli alveari verranno trattati al fine di ridurre il più possibile l'infestazione dell'endemico acaro varroa destructor che se non gestito causerebbe la morte di tutte le famiglie.

Ad agosto, con le api ripulite dalla varroa e (spero) con scorte di miele decenti, porteremo le nostre famigliole sull'erba medica affinchè possano raccogliere quanto più nettare possibile dai fiori di questa importante pianta da foraggio.

A metà settembre contiamo di riportarle alla base per cercare di far loro raccogliere quanto più nettare di edera possibile.

A quel punto dovrebbero essere sufficientemente forti per affrontare l'inverno.


Fiori di tiglio, quasi l'ultima spiaggia.

Annate come quella attuale non sono più un'eccezione purtroppo ed è evidente che in un contesto di apicoltura svolta come hobby (il nostro caso) è un problema relativo... L'apicoltore professionista invece va in grandissima difficoltà, e questo è un problema.

Va inoltre considerato che, al di là dell'aspetto commerciale, situazioni del genere minacciano seriamente la vita delle api, con tutti i problemi che ne possono conseguire in termini di mantenimento della biodiversità delle nostre terre.

Il titolo di questo post è volutamente provocante, nella parte in cui scrivo che il post è sconsigliato a chi desidera diventare apicoltore.

In effetti difficoltà del genere possono scoraggiare, e sicuramente scoraggeranno molti. Anche noi, come ho avuto modo di dire, siamo rimasti delusi ed amareggiati ma, una volta passata l'amarezza, abbiamo iniziato a riflettere.

Posto che nessun singolo individuo può influenzare il clima e quindi, per quanto ci riguarda, lo dobbiamo subire, molto semplicemente.
Posto che le api vanno in crisi se mancano le fioriture necessarie a fornir loro il cibo necessario per vivere,
è necessario cambiare il modo di fare apicoltura.

Un'apicoltura che non può più essere passiva, come la stiamo facendo noi ora, ma attiva. Dobbiamo cioè partire dal presupposto che la stagione sarà piovosa e con poche fioriture (poi se non sarà così meglio ovviamente) e mettere in condizione le api di dare il meglio di loro stesse in tali condizioni. Come fare?

In primis facendo sviluppare la covata ed insieme le scorte sin da marzo, e questi obiettivi li possiamo ottenere, nelle nostre zone, portando le api sui campi di colza.

Sarà poi necessario portare le api nei boschi di robinia per raccogliere quanta più acacia possibile. Naturalmente potrà piovere tantissimo sull'acacia, come quest'anno ma, a mio parere, un conto è avere le api dietro casa e qualche robinia nei paraggi ed un conto è avere le api in un bosco di robinie.  Anche solo 3 giorni di raccolto permetteranno comunque di portare in arnia del miele.

In estate ci si dovrà concentrare sul tiglio e sul castagno ed ancora sull'erba medica.

In sintesi sarà necessaria un'apicoltura meno stanziale è più nomade ma soprattutto più organizzata.

In questo modo secondo me si possono limitare (mai annullare ovviamente) gli effetti nefasti del maltempo.

Anche quest'anno di apicoltura quindi, per quanto incredibilmente negativo sotto il profilo della produzione di miele, mi sta lasciando la certezza di aver imparato molto.

Ricordiamoci sempre che, in qualunque settore lavoriamo, non tutti i mali vengono per nuocere o quantomeno anche se nuociono ci lasciano anche qualcosa di positivo, un bagaglio esperienze ma, soprattutto a mio avviso, le negatività attivano nelle nostre menti il pensiero propositivo, finalizzato a trovare alternative, soluzione, in altre parole ci spronano a migliorare.

Detto questo cerchiamo ora di preparare le api in maniera tale da portarle ad affrontare il prossimo inverno 2016-2017 nel miglior modo possibile con la consapevolezza di avere le idee più chiare di qualche mese fa su come organizzare la nostra apicoltura nel prossimo futuro.

Al prossimo post!

Alessandro


venerdì 6 maggio 2016

Orgoglio e passione. Breve storia dell'apicoltura di oggi.

Questa mattina ho avuto il privilegio di stare un paio d'ore con le mie api, in una spettacolare giornata di sole. Ed ho provato un sentimento misto tra orgoglio e passione.

Orgoglio perchè ho visto che, dopo tre anni e mezzo di studio ed applicazione, abbiamo organizzato un apiario formato da alveari forti e sani e questo è il segnale di un lavoro svolto bene, pur con tanti inciampi ma d'altronde come dico sempre chi non lavora non sbaglia mai. Noi sbagliamo, e ne siamo orgogliosi.

Passione perchè il lavoro fatto sino ad oggi non sarebbe stato fatto se non ci fosse stato quel carburante dentro di noi chiamato passione.
Passione anche perchè senza di essa sarebbe veramente improponibile sudare un mestiere che domani potrebbe scomparire, e purtroppo non solo il mestiere.
Pesticidi, varroa, cambiamenti climatici, agricoltura intensiva e nuovi terribili nemici quali Aethina tumida e vespa velutina.
Lo dico senza falsa modestia, ci vuole una grandissima passione per fare apicoltura oggi e noi, così come migliaia di altri apicoltori italiani, questa passione ce l'abbiamo, eccome.

E quindi andiamo orgogliosi di passare intere serate e quasi nottate a costruire arnie, melari, telaini, a tagliare a levigare a dipingere e così via.

Melari nuovi di zecca appena dipindi di giallo e di azzurro...

E quindi siamo orgogliosi di vedere che, dopo tanto sacrificio, le api iniziano finalmente ad importare tanto miele e a deporlo nei melari. Perchè dietro c'è tanto lavoro e ci sono tante considerazioni, prove ed errori. E i risultati sono allora ancor più apprezzati.

Il melario dell'arnia nr. 03 inizia a popolarsi di api
L'apicoltura di oggi è veramente un mestiere che va oltre la professione. Alleviamo insetti fantastici, le api, tanto fondamentali per tutto ciò che abbiamo quanto delicati ed è per questo motivo, prima di tutto il resto, che è un privilegio occuparsene.

Loro ci ripagano, oltre che con i loro prodotti, facendoci sentire a casa quando siamo in mezzo a loro... Facendo si che possiamo respirare profondamente e dire: sto bene.

Al prossimo post!

Alessandro

lunedì 28 marzo 2016

Api figliatrici ed arnie esplosive. Si inizia a far sul serio.

La primavera si intensifica giorno dopo giorno e gli alveari crescono in modo quasi esponenziale. Le arnie più forti presentano dai 6 ai 7 favi di covata e certamente saranno pronte per la raccolta dell'acacia a fine aprile/primi di maggio.

Arnia nr. 03. 7 i favi di covata.
 
Fa molto piacere poi vedere che le scorte di miele, dopo essersi ridotte al lumicino a fine inverno, iniziano a ripristinarsi in modo già apprezzabile. Come ho già avuto modo di scrivere nell'ultimo post poi sono addirittura molto abbondanti le scorte di polline stoccato nei favi. Quest'ultimo aspetto è legato al clima particolarmente asciutto di questi ultimi 10-15 giorni, in concomitanza con importantissime fioriture prevalentemente pollinifere.

Naturalmente siamo molto contenti della presenza di tutto questo polline poichè esso è condizione necessaria per il buon sviluppo della covata e, quindi delle famiglie d'api. Il polline dei fiori primaverili poi è in genere molto ricco di sostanze nutrienti e, la grande varietà di fioriture, è un altro aspetto positivo; sono stati infatti realizzati studi che hanno dimostrato che le api che possono attingere a diverse varietà di fiori e dunque di pollini, risultano più sane.

Arnia nr. 05. I sei favi centrali contengono abbondante covata.

Sorpresa negativa invece su uno dei nostri nuclei. In esso erano presenti api in buon numero ma, purtroppo, non c'era alcuna traccia della regina. Infatti nei due favi centrali hanno fatto capolino parecchie celle contenenti larve di fuco.. Dal momento che, come detto, la regina non c'era, questa famiglia ha una o più api figliatrici.

In una situazione normale la regina, per mezzo dei feromoni, impedisce lo sviluppo delle ovaie nelle api operaie e, dunque, impedisce loro la deposizione. In assenza di regina capita, come in questo caso, che una o più operaie abbiano sviluppato parzialmente il loro apparato riproduttivo e siano dunque in grado di generare uova.

Tuttavia tali uova, non essendo state fecondate, non daranno mai vita a nuove operaie (femmine) ma soltanto a fuchi (maschi).
Come logica conseguenza quest'alveare vedrebbe la sua popolazione costantemente diminuire sino alla completa estinzione.

Rimettere ordine in un alveare del genere non sarà facile, anzi le probabilità di insuccesso sono alte, però ho voluto tentare la seguente soluzione: ho portato il nucleo a circa 70 metri dalla sua posizione originaria e con calma ho scosso a terra tutte le api presenti su ogni favo ed infine anche quelle aggrappate alle pareti interne del nucleo.

Al posto del nucleo portato via dall'apiario ho posizionato, immediatamente dopo aver spostato l'altro, un altro nucleo contenente soltanto un favo di covata molto giovane e uova prelevato da un alveare particolarmente forte dell'apiario. Il favo avente covata fresca e uova, immesso nel nuovo nucleo, è stato privato dalle api che lo ricoprivano, le quali sono rimaste dunque nell'arnia d'origine.

La maggior parte delle api scosse a terra a 70 metri di distanza hanno fatto ritorno al luogo d'origine e sono entrate nel nuovo nucleo che avevo posizionato. Trovando al suo interno il favo con uova e covata giovane dovrebbero iniziare a prendersene cura allevando da un uovo o da una giovane larva, la nuova regina.

Le ultime api fanno ritorno alla base dopo essere state scosse a terra. Il nuovo nucleo è quello più a sinistra nella foto.





Ho inserito poi nel nuovo nucleo anche gli altri favi che avevo scosso dalle api in precedenza poichè essi contenevano abbondante polline e nettare.

Un discreto numero di api è invece rimasto a terra, incapace di orientarsi per far ritorno al luogo d'origine. Tra esse sicuramente le api figliatrici che, avendo trascorso un lungo tempo dentro l'alveare per deporre hanno smarrito il senso dell'orientamento. Eccole nella foto qui sotto.




Tra qualche giorno il momento della verità. Se sono presenti celle reali nel favo innestato nel nuovo nucleo allora le api stanno allevando la nuova regina e ci sarà una speranza di futuro per quest'alveare.

Al prossimo post!

Alessandro


domenica 13 marzo 2016

La semplicità di un fiore che sboccia è il motore di tutto. Verso la primavera a Stroppare.

Dedicare dieci minuti del proprio tempo ad osservare un albero che fiorisce in primavera non è una perdita di tempo e non è un atteggiamento che può essere classificato semplicemente come romanticismo. E' aver capito che tutto, e dico tutto al mondo parte dalle cose semplici. Nella semplicità ci sono bellezza e futuro, nella complessità il caos.

E poi che cosa vuoi dire di più di quanto non dica già da sola questa immagine....


Oggi nei pressi del nostro apiario TerraFiorita

 Questa è la vita che nasce, questa è una Natura che nonostante tutto non smette di ripetere, semplicemente, i suoi gesti.
A piccoli passi andiamo ormai diretti verso la primavera.

Dopo le prime uscite durante le quali le api hanno bottinato i noccioli, ricchi di polline, è stata la volta della falsa ortica, degli occhi della madonna e del tarassaco. Ora, pur essendo ancora presenti tali fioriture (eccezion fatta per il nocciolo ormai sfiorito), hanno iniziato a farsi vedere, talvolta in maniera preponderante, i bellissimi fiori dei pruni, dei mandorli e degli albicocchi. Continuano ad allietare la vista anche le viole ed i crochi. 

Insomma, oramai ogni giorno che passa si scoprono nuove fioriture per la nostra gioia e per quella delle api. Naturalmente il clima è fondamentale ed in effetti questa prima esplosione di primavera è arrivata in concomitanza con le prime giornate soleggiate e con temperature intorno ai 15 - 16°C.

Sono tornato da poco da una visita in apiario. Una visita che è stata essenzialmente osservazione del comportamento delle api che andavano e venivano dagli alveari. Tutte le colonie importavano polline e questo aspetto è molto importante poichè lascia presagire che le famiglie abbiano covata e, dunque, la regina viva ed in attività.
Il polline è infatti la fonte proteica per eccellenza per le api ed è essenziale per l'alimentazione delle larve.

Sono quindi molto soddisfatto circa lo stato di salute generale delle famiglie di api. Alcune sono veramente molto sviluppate, altre meno ma va bene così. C'è tempo prima della grande fioritura dell'acacia e quindi tutti gli alveari hanno la possibilità di giungere in piena forma a quest'appuntamento.

Vi lascio per oggi con questo breve video girato ieri...




Al prossimo post!

Alessandro



domenica 28 febbraio 2016

Sospesi tra inverno e primavera... Febbraio è il mese della verità

Sino allo scorso anno ero fermamente convinto che fosse gennaio il mese più critico per le api poichè in quel mese i difficili ottobre, novembre e dicembre sono passati e, a gennaio per l'appunto, si iniziano ad intravedere sparute ma interessanti fioriture (prima su tutte il nocciolo).

Ebbene, giunto all'inizio del quarto anno d'esperienza nel mondo delle api devo dire che non è così.
Tutti i nodi vengono al pettine a febbraio.

In effetti già nel 2015, a febbraio, ho riscontrato la percentuale di perdite più elevata di tutto l'inverno e così quest'anno. Febbraio è difficile perchè è ancora inverno, le fioriture ci sono ma sono poca cosa e, soprattutto, sono talvolta scarsamente bottinabili dalle api per via del maltempo.

Inoltre, aspetto questo fondamentale, la regina riprende vigorosamente a deporre e le famiglie hanno sempre maggior necessità di cibo per alimentare le larve e loro stesse.
E' questo il momento in cui si capisce se le api sono state invernate con il quantitativo corretto di scorte di miele ed anche se sono state invernate colonie sufficientemente popolose.

Il connubbio formato da scarse scorte e poche api è infatti letale.

Febbraio è infatti l'ultimo mese d'inverno e le api nate in autunno sono ormai molto anziane; se la regina non inizia a deporre perchè la famiglia è poco popolata oppure perchè non c'è cibo a sufficienza, bhe non ci sono speranze di arrivare a primavera.

Per questo dico che febbraio è il mese della verità.

La gestione dell'apiario TerraFiorita nel corso del 2015 appare tuttavia migliore rispetto alla stessa attività svolta nel 2014 e lo si capisce, adesso, dalle perdite subite. L'inverno 2014-2015 aveva portato con sè quasi il 40% di perdite, quello attuale al momento il 18%. Stiamo parlando comunque ancora di percentuali troppo elevate però in sensibile miglioramento e questo è indice di una migliore conduzione degli alveari.

Al primo spiraglio di sole si esce a prendere un po' d'aria...

Due nuclei d'api appaiono molto deboli ma, considerando che la prossima settimana sarà già marzo, non sono da considerarsi spacciati. Tutto il resto dell'apiario è invece in gran forma.

La settimana appena passata ha portato con sè parecchia pioggia ma quella in arrivo sembra promettere giornate più soleggiate e tiepide. Queste condizioni determineranno la fioritura di diverse specie per la gioia delle api e anche per la nostra.

Sino ad ora le api hanno bottinato intensamente la falsa ortica, presente in grandi quantitativi dalle nostre parti ed anche gli "occhi della Madonna". Si iniziano ad intravedere i primi fiori di tarassaco, come sempre molto appetiti dalle nostre amiche. Ritengo che la prossima settimana sarà decisiva per l'apertura dei boccioli dei mandorli e del bosso, entrambe piante di notevole interesse apistico.
Anche il crocus si è fatto vedere sui nostri prati... Eccone un'esemplare...




La settimana appena trascorsa ci ha visti impegnati nel fornire un po' di sciroppo zuccherino a tutte le famiglie così da stimolare la deposizione e dare un po' di euforia in vista dell'imminente primavera.

Al prossimo post!
Alessandro

sabato 30 gennaio 2016

Polline giallo e prezioso come l'oro... Il nocciolo. La vita ricomincia.

Si avverte l'eccitazione nell'aria resa umida dalla pioggia. E' tutto un via vai di api che sembrano non curarsi delle gocce d'acqua che cadono perchè innamorate dei fiori dei noccioli che sorgono maestosi sulle rive dei fossi di campagna in prossimità dell'apiario.

Il polline giallo intenso, abbondante e molto nutriente del nocciolo è come manna dal cielo per le api e si vede dal loro atteggiamento.
All'interno degli alveari c'è un gran fermento, l'arrivo del polline permette di nutrire come si deve le piccole apine, le larve, e la famiglia sa che questo significa che è possibile adesso perpetrare la vita.
 
Il polline del nocciolo facilmente visibile sul secondo paio di zampe dell'ape

In una frase, l'inverno sta morendo e la primavera sta nascendo. La fioritura del nocciolo è l'alba della primavera... Si scorgono le prime luci anche se intorno è ancora buio. Ci vorrà ancora qulche tempo prima che la luce inondi tutta la Terra ma ormai non è più un miraggio.

Oggi ho controllato tutti i cassettini posti sotto le arnie.. Come ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni, questo semplice strumento di lamiera o di legno è molto affidabile per comprendere lo stato di salute dell'alveare. In particolare, dall'osservazione odierna si può dedurre che in tutti gli alveari è ripresa da qualche tempo la deposizione di uova da parte della regina. Lo si nota dai pezzettini di cera di colore marrone scuro caduti sul cassettino. Si tratta dei residui degli opercoli di cera rotti dalle api nascenti.

Il fondo di un'arnia, oggi 30 gennaio 2016 a Stroppare (Pd)

I residui giallo intenso sono palline di polline mentre i pezzettini di cera giallo chiaro indicano che le api stanno disopercolando il miele per mangiarne.

 
Verso una nuova stagione... Insieme alle api!

Al prossimo post!

Alessandro

domenica 24 gennaio 2016

Le api, una scuola di vita

E' appena passata la settimana più fredda di quest'inverno, almeno sino ad ora... Le temperature hanno sfiorato i -6°C ed anche le massime non sono salite sopra i 4-5°.

Le giornate sono state però soleggiate e questo ha permesso alle api di uscire, almeno nelle ore più calde della giornata, per i voli di purificazione e per iniziare a raccogliere il primo nettare e polline della stagione, poca cosa ovviamente se confrontati con quelli della primavera ma, proprio perchè è inverno, molto importanti.

Passeggiavo oggi in mezzo alle arnie, respirando l'inverno a pieni polmoni e venendo sfiorato dai voli delle api. Ho pensato ai passi in avanti compiuti in questi 3 anni trascorsi ad occuparci delle api, iniziando da zero. E' stata un'avventura emozionante, vera, passionale.

Quando ho visto spuntare il sole prima di mezzogiorno ed ho sentito il tepore mi sono immaginato le api che incominciavano ad uscire per assaporare questa prima ripresa di vita post autunnale e non stavo nella pelle. Volevo andare, non perchè ci fossero lavori particolari da fare, ma essenzialmente per stare in mezzo a loro.
 
Il nocciolo sta fiorendo... Un'ottima notizia.   














Questa passione, questa ancestrale attrazione, fa sorgere una volontà, una voglia di creare, di costruire, di innovare che non ha pari.

Ed ecco... Ho iniziato a scrivere questo post con l'intento di spiegare perchè un buon invernamento, fatto sin da luglio, determini in larga misura le possibilità di sopravvivenza delle colonie d'api e mi sono trovato travolto dal romanticismo, dalla bellezza della Natura che le api inevitabilmente portano con loro.

Il video qui sotto è stato girato una settimana fa esatta.. La giornata di oggi era leggermente più tiepida ed il movimento delle api maggiore.



Ora voglio però parlare dell'invernamento degli alveari... Ma come, parlo dell'invernamento a fine gennaio? Quando l'inverno ormai è quasi alle spalle? Eh si, perchè per capire se le famiglie di api sono state preparate bene per l'inverno è necessario che questo passi.. Solo a quel punto capiremo se avremo fatto un buon lavoro!

A mio avviso, pur dal basso della mia esperienza, sono due le cose che contano veramente a questo proposito. La prima... L'acaro varroa destructor va contrastato prima che sia troppo tardi, ovvero non oltre la metà di luglio di ciascun anno. Se si interviene dopo (come abbiamo fatto noi nel 2015 peraltro) la sopravvivenza degli alveari all'inverno ha minore probabilità di verificarsi.
La seconda... E' bene, in previsione dell'inverno, stringere le api su un numero di favi non superiore a 7-8.

Queste ovviamente non sono regole fisse. In apicoltura non esistono dogmi per cui in molte zone, in certi anni, in determinate condizioni e chi più ne ha più ne metta, quanto scritto sopra potrebbe risultare sbagliato. Quel che voglio dire è che nella zona nella quale oggi è posizionato l'apiario TerraFiorita e per quanto da noi sperimentato, le due regole di cui sopra sono per noi imprescindibili.

Mercoledì sera andremo avanti con la costruzione di arnie e melari in previsione della stagione 2016... Un'altra esperienza bellissima che si intensifica, quella della falegnameria apistica.

Al prossimo post!

Alessandro

domenica 10 gennaio 2016

Gennaio, un mese decisivo per gli alveari

Come potete sentire dal video qui sotto, le parole chiave di questo inverno a Stroppare sono: umidità, umidità ed ancora umidità.

Le api non apprezzano perchè proprio l'umidità è l'unico stato meteo che le api fanno fatica ad accettare.

Gennaio 2016 è stato sinora piuttosto piovoso -in antitesi rispetto a dicembre, assolutamente secco-; le temperature, fatta eccezione per i primi giorni dell'anno, non sono mai andate sotto lo zero ed anzi le massime sfiorano i 10°C.



Le fioriture sinora sono totalmente assenti; stiamo aspettando il nocciolo che l'anno scorso era fiorito già il 6 gennaio. La prossima settimana le previsioni dicono che ci sarà qualche giornata di sole e quindi potrebbe essere la volta buona per la fioritura degli amenti dei noccioli.

Le famiglie d'api, che ho visitato oggi, sembrano chi più chi meno in buone condizioni. In questo periodo è fondamentale assicurarsi che le api abbiano cibo a sufficienza e, soprattutto, che siano in grado di accedervi per nutrirsi. Mi spiego meglio...

In questo momento il nostro apiario si compone di 11 nuclei e 10 arnie. Tutte le arnie sono molto pesanti e questo ci rassicura sulla grande disponibilità di miele all'interno dell'alveare. Tuttavia ciò potrebbe non essere sufficiente. E' infatti decisiva la posizione del glomere di api.
L'arnia nr. 14, ad esempio, presenta il glomere affiancato alla parete est dell'arnia. Molto miele si trova invece sui 5 favi posizionati ad ovest.

Se fa freddo le api non si muovono dalla loro posizione in quanto è il calore del glomere che assicura loro la vita. Allontanarsi, pur di qualche decina di centimetri, per andare a prendere il miele significherebbe la morte.

In questi casi occorre approfittare di giornate soleggiate e con temperature le più elevate possibili per aprire velocemente l'arnia ed affiancare al glomere un favo carico di miele. In alternativa bisogna posizionare nell'immediata prossimità del glomere la nutrizione integrativa (es. il cosiddetto candito).

Tornando al nostro apiario oggi ho dotato tutte le famiglie di una vaschetta contenente candito da noi preparato. Si tratta di un alimento solido, molto importante in inverno. Gli alimenti liquidi (ad esempio gli sciroppi zuccherini) potrebbero causare fenomeni di diarrea, molto pericolosa in questo periodo dell'anno.

Il candito.. Miele, zucchero a velo e limone.


Ogni nutrizione di sostegno e/o stimolante viene interrotta molto in anticipo rispetto al posizionamento dei melari per la produzione di miele.

Al prossimo post!

Alessandro

venerdì 1 gennaio 2016

Appunti di viaggio. L'apicoltura va anche scritta.

Ho imparato sul campo che è fondamentale in apicoltura (ma non solo vorrei dire...) scrivere, scrivere e ancora scrivere.
Mi riferisco agli appunti presi direttamente in apiario, scritti sull'affezionato quadernetto direttamente appoggiati sul tetto di un'arnia oppure sul ramo di un albero.. Insomma appunti e schizzi frutto dell'osservazione diretta delle api e proprio per questo molto interessanti.

Per condurre un insieme di famiglie di api in maniera corretta è essenziale conoscere bene tutte le colonie. E' necessario avere ben chiaro in testa quali sono le caratteristiche predominanti di ciascuna regina, la popolosità della famiglia, la quantità di scorte disponibili e molto altro ancora.

Appunti tra la Natura...

Per avere sempre sotto mano tutte queste informazioni è necesario aquisirle quando disponibili, ovvero quando visitiamo fisicamente le nostre famiglie d'api. Poi, in inverno soprattutto, leggere questi appunti e rifletterci sopra, aiuta a migliorare la gestione delle api l'anno seguente.

Tuttavia anche l'inverno offre molti spunti di riflessione. Pur non potendo aprire le arnie, perchè troppo freddo, è possibile comunque capire molto sullo stato di salute di un'alveare semplicemente osservando i residui caduti dall'arnia sul fondo posto sotto la stessa.

Si tratta di un semplice pezzo di legno o di lamiera estraibile. Su di esso cadono prevalentemente pezzetti di cera e palline di polline. Il colore della cera è molto importante perchè se molto scura generalmente indica che è nata della covata, se chiara invece la famiglia sta togliendo il velo di cera posto sopra le cellette cariche di miele per consumarne.

Ogni tanto mi piace intervallare gli appunti con bozzetti di api operaie.. In questo caso una bottinatrice su fiori di lavanda

In inverno la quantità di materiale che cade e, soprattutto, l'estensione dello stesso sul fondo, ci dà un'idea abbastanza precisa sulla popolosità della famiglia, sulla sua forza e quindi in ultima analisi sulla probabilità che la stessa superi l'inverno.

Oggi è il primo gennaio 2016 e, da un punto di vista apistico, è ormai imminente la fioritura del nocciolo. I fiori maschili sono di fondamentale importanza per le api perchè ricchissimi di polline qualitativamente pregiato. Si tratterà del primo polline della stagione e, quindi, della prima fonte di proteine fresche per le nostre api. Che dire... Una bella boccata d'ossigeno dopo i sempre difficili mesi di novembre e dicembre.

Buon anno a tutti voi lettori del blog di TerraFiorita e, come di consueto, al prossimo post!

Alessandro





sabato 5 dicembre 2015

L'apicoltura di domani richiede una grande professionalità

Da sempre l'apicoltura, ovvero l'arte di occuparsi delle api, è un'attività molto complessa poichè incorpora in essa molte attività diverse che, a loro volta, presentano molteplici sfaccettature.
Pertanto anche l'apicoltore che per hobby si avvicina a tale fantastica realtà non può esimersi da approfonditi studi e dall'esercizio pratico dell'allevamento delle api e questo per diversi anni.

In attesa della fioritura, a gennaio, dei fiori maschili di nocciolo (si vedono nella parte alta della foto)
 
Solo dopo qualche anno di lavoro sul campo e di continuo aggiornamento si può dire di aver acquisito un po' di competenze in tal senso.

La pena per la mancata istruzione e la mancata "gavetta sul campo" è il fallimento dell'iniziativa, sia essa come detto hobbistica o professionale.

Oggi tutto questo non basta più.

Agli inizi degli anni '80 fu l'avvento dell'acaro varroa destructor a gettare nello sconforto gli apicoltori. Tale acaro causò enormi perdite al patrimonio apistico italiano ma fortunatamente si riuscrono a trovare gli antidoti necessari per tenerlo sotto controllo. Fù impossibile eradicare il problema tanto che conviviamo con la varroa ancora oggi ma, intervenendo sulle api con le modalità e con i tempi corretti, si riesce a far si che tale acaro non distrugga gli alveari.

Un altro problema "moderno" è legato all'utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti. Indubbiamente agli inizi del secolo scorso l'impiego di tali sostanze era nettamente minore ma, con il passare dei decenni, la chimica è diventata essenziale per l'agricoltura convenzionale e ciò non può non aver avuto (ed avere) ricadute negative sulle api e, più in generale, su tutti gli insetti "utili".

Oggi nuove nubi minacciose si affacciano all'orizzonte e, in talune zone d'Italia, sta già piovendo a dirotto.

Sto parlando di due nemici delle api nuovi per il nostro Paese ma, purtroppo, ostici da affrontare.

Da ovest ha fatto il suo ingresso in Italia la pericolosa Vespa Velutina. Si tratta di un imenottero originario del sud-est asiatico che purtroppo ha fatto il suo ingresso in Europa poco più di 10 anni fa, nella Francia del Sud, probabilmente con un carico di merci provenienti dal sud-est asiatico per l'appunto. Da qualche anno è entrato anche in Italia.

Si tratta di un predatore dalle doti impressionanti. La sua dieta è costituita, purtroppo, in prevalenza dalle api. Le Vespe Velutine si posizionano in volo stazionario davanti agli ingressi degli alveari e catturano le api bottinatrici che tornano alle loro arnie.

In Liguria (per ora nelle provincie di Imperia e Savona) e nel sud-ovest del Piemonte gli attacchi di tali vespe (simili ai calabroni) hanno causato perdite notevolissime al patrimonio apistico tanto che, nei periodi di massima pressione sugli alveari (da luglio a settembre) non è praticamente possibile praticare l'apicoltura pena la perdita delle colonie d'api.

Questo flagello si sta espandendo a ritmi notevoli. Ad oggi ha invaso quasi tutta la Francia, il nord della Spagna e del Portogallo ed è entrata anche in Belgio ed in Germania, oltre che in Italia come detto.

Al fine di contrastare tale predatore diversi esperti nazionali stanno mettendo a punto varie strategie di lotta. Auguriamo loro un buon lavoro perchè non sarà facile individuare le metodologie giuste per contenere il problema.

Vi invito a consultare il sito www.vespavelutina.eu per approfondire la tematica.

Un altro pericolo per le api viene invece da sud. L'anno scorso sono stati individuati in alcuni alveari della Calabria degli esemplari di Aethina Tumida. Si tratta di un piccolo coleottero che si ciba di miele. Questo coleottero scava gallerie nei favi dell'alveare e mangia il miele in essi contenuto. Le feci che deposita fanno fermentare il miele stesso.

Ad oggi in Italia al fine di tentare un contenimento del problema si stanno bruciando gli alveari; purtroppo centinaia di arnie sono andate in fumo e vorremmo tutti che questo finisse quanto prima, individuando delle strategie alternative di lotta per preservare il delicato mondo apistico già in difficoltà.

Appare dunque chiaro come l'apicoltura di domani non possa essere esercitata se non in forza di grandi professionalità che si dovranno acquisire, come sempre giorno per giorno sul campo, ma anche aggiornandosi sulle tecniche di lotta a questi nuovi nemici delle api, sperimentando e, probabilmene, innovando.

Vi lascio per oggi con un paio di foto del nostro apiario di Stroppare in veste autunnale... Il corbezzolo è fiorito per la gioia delle api!






























Al prossimo post!

Alessandro