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mercoledì 13 luglio 2016

Una lezione.... Reale! Api fuori pericolo.

Da dove inizio... 4 giugno. In apiario c'è la fame più assoluta. Miele zero, api allo stremo. A mali estremi estremi rimedi. Togliamo tutti i melari (vuoti) e sosteniamo le api con sciroppo zuccherino per evitare che muoiano di fame.

Il maltempo ha colpito duro. Maggio con tantissime piogge e temperature medio basse e giugno non è cominciato con il piede giusto..

Ancora piogge fino al 20 giugno scorso... Il tiglio è fiorito in mezzo alla pioggia. Le api ne hanno bottinato i fiori tra una pausa e l'altra dei temporali, con vento e temperature da marzo, inizi aprile.

Dal 20 giugno esce il sole ma la stagione sembra ormai finita. Acacia persa ai primi di maggio per via della pioggia, il successivo millefiori anche, il tiglio pure.. E invece no.

Inizia a far caldo per davvero, in un paio di giorni le temperature superano i 30°C e si stabilizzano, come massime, sui 34-35°C. Ad oggi il sole la fa da padrone da quasi quattro settimane.

Le api in meno di un mese hanno recuperato quasi mezza stagione perduta. Sembrava impensabile, impossibile, del tutto utopistico al 19 giugno scorso.

Questo colpo di coda di una stagione, che altrimenti sarebbe stata disastrosa, ha portato con sè anche alcuni sciami che hanno deciso di andarsene dai loro luoghi d'origine. Eccone alcuni che abbiamo accolto nel nostro apiario...


Questo sciame si è aggrappato sotto ad un'arnia disabitata


Bellissimo sciame posizionato tra balcone e finestra

Tree climbing per recuperare uno sciame a 7 metri d'altezza su un ramo di noce
























E allora? Allora è un'altra lezione di vita. Sarò anche banale ma è una verità. Dopo il temporale arriva il sereno e, cosa ancora più importante, tutte le difficoltà portano SEMPRE con sè delle grandi opportunità.

Anche questa volta è andata così. La stagione disastrosa (poi come detto parzialmente recuperata) ci ha portato a spremerci le meningi per trovare soluzioni per l'anno a venire. Ci ha portato a fare delle considerazioni, dettate dall'osservazione delle api con riferimento alla selezione delle regine.

Eh si.. Perchè anche quando la stagione era nel bel mezzo della crisi, un paio di famiglie di api tenevano meglio di altre ed avevano immagazzinato un po' di miele. Perchè? Probabilmente le regine di questi due alveari sono migliori delle altre per quanto attiene alla produzione di miele. Questi alveari erano (e sono) anche i più densamente popolati di api, ed allora abbiamo in essi una regina che depone di più delle altre.

Ecco allora un lavoro -che durerà molti anni- da fare. Occorre iniziare, a partire da queste due regine, ad allevarne delle altre cercando di conservare nelle nuove "sovrane" le caratteristiche che più ci interessano. Sarà un percorso lungo ma sicuramente molto affascinante.

Altri progetti dunque si materializzano all'orizzonte e non vediamo l'ora di affrontarli!

Concludo con un breve video riguardante il recupero dello sciame sulla finestra di cui alla foto poco sopra e con un ringraziamento alle nostre api. Ancora una volta, inconsapevolmente, sono state maestre di vita.

Al prossimo post!

Alessandro


sabato 4 giugno 2016

Disperazione in apiario (post sconsigliato per chi desiera diventare apicoltore)

Ho impiegato qualche giorno prima di trovare la forza di scrivere questo post perchè prima mi sono dovuto riprendere dallo sconforto che aveva preso il sopravvento dopo l'ultima visita tra le api.

Facciamo qualche passo indietro e torniamo a marzo 2016, tre mesi fa...

L'annata apistica stava inizindo, le api uscivano da un'inverno poi tutto sommato non così freddo e, salvo poche unità, le famiglie di api stavano abbastanza bene.

Marzo è andato poi benissimo con soli 7 giorni di pioggia in un mese abitualmente abbastanza instabile. Le api hanno beneficiato dell'intera fioritura del tarassaco e di molte altre fioriture di inizio primavera.

Questi fattori hanno fatto si che la covata presente in ciascuna famiglia iniziasse ad aumentare sensibilmente e, naturalmente, tanta più covata significa tante più bocche da sfamare, tutti i giorni.

Aprile è stato addirittura meglio di marzo... Temperature in aumento e tempo molto stabile (solo 2 giorni di pioggia).. La popolazione degli alveari ha così continuato ad aumentare in maniera quasi esponenziale.

A maggio il crollo.

A fine aprile ha iniziato a fiorire l'acacia (Robinia pseudoacacia), ovvero la regina delle fioriture mellifere. Bene, proprio in quei giorni iniziava una perturbazione che si è protratta per diversi giorni e che ha letteralmente abbattutto i fiori della robinia.

Raccolto dell'acacia finito prima che potesse iniziare.

Il resto del mese di maggio è stato un susseguirsi di temporali e schiarite con temperature che, però, non hanno mai superato i 24-25°C e temperature notturne di poco superiori ai 10-12°C.

Costrette a diversi giorni di sosta forzata e con famiglie di notevoli dimensioni, le api hanno iniziato a consumare le scorte di miele che avevano sino a quel momento accumulato.

Ad oggi, 4 giugno 2016, il meteo continua a non dar tregua. I primi 4 giorni di giugno sono stati caratterizzati da 3 giorni di pioggia. Le fioriture, tra le quali l'importantissimo tiglio, continuano a venire abbattute e le api sono in crisi.

I melari sono completamente vuoti e anche nei nidi non c'è miele. Le api praticamente rimangono in vita con ciò che raccolgono nelle giornate buone ma non riescono a mettere da parte nulla anzi, la popolazione di diverse famiglie si sta riducendo perchè il cibo non è sufficiente per tutti.

E' evidente quindi che in questa situazione non solo non si riesce a produrre nulla per il nostro consumo ma, ciò che è più importante, non vi è nemmeno ciò di cui hanno bisogno le api per sopravvivere.

Tutto il nord Italia, con alcune eccezioni, è ad oggi in questa situazione e se il tempo non si mette al bello non so dove arriveremo.

La situazione descritta è quindi una evidente emergenza e quindi come tale va trattata.

Dopo lo sconforto iniziale abbiamo approntato un piano di azione. I melari sono stati tolti tutti, tranne quelli presenti su 3 arnie che, a differenza delle altre, qualche chilogrammo di miele ce l'hanno (attenzione parlo sempre di quantita ridicole ma è già qualcosa se confrontato con lo zero del resto dell'apiario).
Ho quindi preparato parecchi litri di sciroppo zuccherino (acqua, zucchero, limone, il tutto bollito) che da ieri ho iniziato a somministrare agli alveari (tranne ai 3 che hanno ancora il melario).

Le api vi si sono gettate a capofitto, segno evidente della fame che regna in questo momento.

Ad inizio giugno non c'è cibo per le api... E' pazzesco dal momento che questo dovrebbe essere il momento di maggiore abbondanza... Non oso pensare ad ottobre, novembre...

Ora proseguiremo con la nutrizione suppletiva sino a che le api non avranno ricostituito le scorte che, come detto, in questo momento non esistono.

Prevedo che tale situazione di emergenza continuerà fino a fine giugno.

A luglio gli alveari verranno trattati al fine di ridurre il più possibile l'infestazione dell'endemico acaro varroa destructor che se non gestito causerebbe la morte di tutte le famiglie.

Ad agosto, con le api ripulite dalla varroa e (spero) con scorte di miele decenti, porteremo le nostre famigliole sull'erba medica affinchè possano raccogliere quanto più nettare possibile dai fiori di questa importante pianta da foraggio.

A metà settembre contiamo di riportarle alla base per cercare di far loro raccogliere quanto più nettare di edera possibile.

A quel punto dovrebbero essere sufficientemente forti per affrontare l'inverno.


Fiori di tiglio, quasi l'ultima spiaggia.

Annate come quella attuale non sono più un'eccezione purtroppo ed è evidente che in un contesto di apicoltura svolta come hobby (il nostro caso) è un problema relativo... L'apicoltore professionista invece va in grandissima difficoltà, e questo è un problema.

Va inoltre considerato che, al di là dell'aspetto commerciale, situazioni del genere minacciano seriamente la vita delle api, con tutti i problemi che ne possono conseguire in termini di mantenimento della biodiversità delle nostre terre.

Il titolo di questo post è volutamente provocante, nella parte in cui scrivo che il post è sconsigliato a chi desidera diventare apicoltore.

In effetti difficoltà del genere possono scoraggiare, e sicuramente scoraggeranno molti. Anche noi, come ho avuto modo di dire, siamo rimasti delusi ed amareggiati ma, una volta passata l'amarezza, abbiamo iniziato a riflettere.

Posto che nessun singolo individuo può influenzare il clima e quindi, per quanto ci riguarda, lo dobbiamo subire, molto semplicemente.
Posto che le api vanno in crisi se mancano le fioriture necessarie a fornir loro il cibo necessario per vivere,
è necessario cambiare il modo di fare apicoltura.

Un'apicoltura che non può più essere passiva, come la stiamo facendo noi ora, ma attiva. Dobbiamo cioè partire dal presupposto che la stagione sarà piovosa e con poche fioriture (poi se non sarà così meglio ovviamente) e mettere in condizione le api di dare il meglio di loro stesse in tali condizioni. Come fare?

In primis facendo sviluppare la covata ed insieme le scorte sin da marzo, e questi obiettivi li possiamo ottenere, nelle nostre zone, portando le api sui campi di colza.

Sarà poi necessario portare le api nei boschi di robinia per raccogliere quanta più acacia possibile. Naturalmente potrà piovere tantissimo sull'acacia, come quest'anno ma, a mio parere, un conto è avere le api dietro casa e qualche robinia nei paraggi ed un conto è avere le api in un bosco di robinie.  Anche solo 3 giorni di raccolto permetteranno comunque di portare in arnia del miele.

In estate ci si dovrà concentrare sul tiglio e sul castagno ed ancora sull'erba medica.

In sintesi sarà necessaria un'apicoltura meno stanziale è più nomade ma soprattutto più organizzata.

In questo modo secondo me si possono limitare (mai annullare ovviamente) gli effetti nefasti del maltempo.

Anche quest'anno di apicoltura quindi, per quanto incredibilmente negativo sotto il profilo della produzione di miele, mi sta lasciando la certezza di aver imparato molto.

Ricordiamoci sempre che, in qualunque settore lavoriamo, non tutti i mali vengono per nuocere o quantomeno anche se nuociono ci lasciano anche qualcosa di positivo, un bagaglio esperienze ma, soprattutto a mio avviso, le negatività attivano nelle nostre menti il pensiero propositivo, finalizzato a trovare alternative, soluzione, in altre parole ci spronano a migliorare.

Detto questo cerchiamo ora di preparare le api in maniera tale da portarle ad affrontare il prossimo inverno 2016-2017 nel miglior modo possibile con la consapevolezza di avere le idee più chiare di qualche mese fa su come organizzare la nostra apicoltura nel prossimo futuro.

Al prossimo post!

Alessandro


venerdì 6 maggio 2016

Orgoglio e passione. Breve storia dell'apicoltura di oggi.

Questa mattina ho avuto il privilegio di stare un paio d'ore con le mie api, in una spettacolare giornata di sole. Ed ho provato un sentimento misto tra orgoglio e passione.

Orgoglio perchè ho visto che, dopo tre anni e mezzo di studio ed applicazione, abbiamo organizzato un apiario formato da alveari forti e sani e questo è il segnale di un lavoro svolto bene, pur con tanti inciampi ma d'altronde come dico sempre chi non lavora non sbaglia mai. Noi sbagliamo, e ne siamo orgogliosi.

Passione perchè il lavoro fatto sino ad oggi non sarebbe stato fatto se non ci fosse stato quel carburante dentro di noi chiamato passione.
Passione anche perchè senza di essa sarebbe veramente improponibile sudare un mestiere che domani potrebbe scomparire, e purtroppo non solo il mestiere.
Pesticidi, varroa, cambiamenti climatici, agricoltura intensiva e nuovi terribili nemici quali Aethina tumida e vespa velutina.
Lo dico senza falsa modestia, ci vuole una grandissima passione per fare apicoltura oggi e noi, così come migliaia di altri apicoltori italiani, questa passione ce l'abbiamo, eccome.

E quindi andiamo orgogliosi di passare intere serate e quasi nottate a costruire arnie, melari, telaini, a tagliare a levigare a dipingere e così via.

Melari nuovi di zecca appena dipindi di giallo e di azzurro...

E quindi siamo orgogliosi di vedere che, dopo tanto sacrificio, le api iniziano finalmente ad importare tanto miele e a deporlo nei melari. Perchè dietro c'è tanto lavoro e ci sono tante considerazioni, prove ed errori. E i risultati sono allora ancor più apprezzati.

Il melario dell'arnia nr. 03 inizia a popolarsi di api
L'apicoltura di oggi è veramente un mestiere che va oltre la professione. Alleviamo insetti fantastici, le api, tanto fondamentali per tutto ciò che abbiamo quanto delicati ed è per questo motivo, prima di tutto il resto, che è un privilegio occuparsene.

Loro ci ripagano, oltre che con i loro prodotti, facendoci sentire a casa quando siamo in mezzo a loro... Facendo si che possiamo respirare profondamente e dire: sto bene.

Al prossimo post!

Alessandro

lunedì 28 marzo 2016

Api figliatrici ed arnie esplosive. Si inizia a far sul serio.

La primavera si intensifica giorno dopo giorno e gli alveari crescono in modo quasi esponenziale. Le arnie più forti presentano dai 6 ai 7 favi di covata e certamente saranno pronte per la raccolta dell'acacia a fine aprile/primi di maggio.

Arnia nr. 03. 7 i favi di covata.
 
Fa molto piacere poi vedere che le scorte di miele, dopo essersi ridotte al lumicino a fine inverno, iniziano a ripristinarsi in modo già apprezzabile. Come ho già avuto modo di scrivere nell'ultimo post poi sono addirittura molto abbondanti le scorte di polline stoccato nei favi. Quest'ultimo aspetto è legato al clima particolarmente asciutto di questi ultimi 10-15 giorni, in concomitanza con importantissime fioriture prevalentemente pollinifere.

Naturalmente siamo molto contenti della presenza di tutto questo polline poichè esso è condizione necessaria per il buon sviluppo della covata e, quindi delle famiglie d'api. Il polline dei fiori primaverili poi è in genere molto ricco di sostanze nutrienti e, la grande varietà di fioriture, è un altro aspetto positivo; sono stati infatti realizzati studi che hanno dimostrato che le api che possono attingere a diverse varietà di fiori e dunque di pollini, risultano più sane.

Arnia nr. 05. I sei favi centrali contengono abbondante covata.

Sorpresa negativa invece su uno dei nostri nuclei. In esso erano presenti api in buon numero ma, purtroppo, non c'era alcuna traccia della regina. Infatti nei due favi centrali hanno fatto capolino parecchie celle contenenti larve di fuco.. Dal momento che, come detto, la regina non c'era, questa famiglia ha una o più api figliatrici.

In una situazione normale la regina, per mezzo dei feromoni, impedisce lo sviluppo delle ovaie nelle api operaie e, dunque, impedisce loro la deposizione. In assenza di regina capita, come in questo caso, che una o più operaie abbiano sviluppato parzialmente il loro apparato riproduttivo e siano dunque in grado di generare uova.

Tuttavia tali uova, non essendo state fecondate, non daranno mai vita a nuove operaie (femmine) ma soltanto a fuchi (maschi).
Come logica conseguenza quest'alveare vedrebbe la sua popolazione costantemente diminuire sino alla completa estinzione.

Rimettere ordine in un alveare del genere non sarà facile, anzi le probabilità di insuccesso sono alte, però ho voluto tentare la seguente soluzione: ho portato il nucleo a circa 70 metri dalla sua posizione originaria e con calma ho scosso a terra tutte le api presenti su ogni favo ed infine anche quelle aggrappate alle pareti interne del nucleo.

Al posto del nucleo portato via dall'apiario ho posizionato, immediatamente dopo aver spostato l'altro, un altro nucleo contenente soltanto un favo di covata molto giovane e uova prelevato da un alveare particolarmente forte dell'apiario. Il favo avente covata fresca e uova, immesso nel nuovo nucleo, è stato privato dalle api che lo ricoprivano, le quali sono rimaste dunque nell'arnia d'origine.

La maggior parte delle api scosse a terra a 70 metri di distanza hanno fatto ritorno al luogo d'origine e sono entrate nel nuovo nucleo che avevo posizionato. Trovando al suo interno il favo con uova e covata giovane dovrebbero iniziare a prendersene cura allevando da un uovo o da una giovane larva, la nuova regina.

Le ultime api fanno ritorno alla base dopo essere state scosse a terra. Il nuovo nucleo è quello più a sinistra nella foto.





Ho inserito poi nel nuovo nucleo anche gli altri favi che avevo scosso dalle api in precedenza poichè essi contenevano abbondante polline e nettare.

Un discreto numero di api è invece rimasto a terra, incapace di orientarsi per far ritorno al luogo d'origine. Tra esse sicuramente le api figliatrici che, avendo trascorso un lungo tempo dentro l'alveare per deporre hanno smarrito il senso dell'orientamento. Eccole nella foto qui sotto.




Tra qualche giorno il momento della verità. Se sono presenti celle reali nel favo innestato nel nuovo nucleo allora le api stanno allevando la nuova regina e ci sarà una speranza di futuro per quest'alveare.

Al prossimo post!

Alessandro


domenica 13 marzo 2016

La semplicità di un fiore che sboccia è il motore di tutto. Verso la primavera a Stroppare.

Dedicare dieci minuti del proprio tempo ad osservare un albero che fiorisce in primavera non è una perdita di tempo e non è un atteggiamento che può essere classificato semplicemente come romanticismo. E' aver capito che tutto, e dico tutto al mondo parte dalle cose semplici. Nella semplicità ci sono bellezza e futuro, nella complessità il caos.

E poi che cosa vuoi dire di più di quanto non dica già da sola questa immagine....


Oggi nei pressi del nostro apiario TerraFiorita

 Questa è la vita che nasce, questa è una Natura che nonostante tutto non smette di ripetere, semplicemente, i suoi gesti.
A piccoli passi andiamo ormai diretti verso la primavera.

Dopo le prime uscite durante le quali le api hanno bottinato i noccioli, ricchi di polline, è stata la volta della falsa ortica, degli occhi della madonna e del tarassaco. Ora, pur essendo ancora presenti tali fioriture (eccezion fatta per il nocciolo ormai sfiorito), hanno iniziato a farsi vedere, talvolta in maniera preponderante, i bellissimi fiori dei pruni, dei mandorli e degli albicocchi. Continuano ad allietare la vista anche le viole ed i crochi. 

Insomma, oramai ogni giorno che passa si scoprono nuove fioriture per la nostra gioia e per quella delle api. Naturalmente il clima è fondamentale ed in effetti questa prima esplosione di primavera è arrivata in concomitanza con le prime giornate soleggiate e con temperature intorno ai 15 - 16°C.

Sono tornato da poco da una visita in apiario. Una visita che è stata essenzialmente osservazione del comportamento delle api che andavano e venivano dagli alveari. Tutte le colonie importavano polline e questo aspetto è molto importante poichè lascia presagire che le famiglie abbiano covata e, dunque, la regina viva ed in attività.
Il polline è infatti la fonte proteica per eccellenza per le api ed è essenziale per l'alimentazione delle larve.

Sono quindi molto soddisfatto circa lo stato di salute generale delle famiglie di api. Alcune sono veramente molto sviluppate, altre meno ma va bene così. C'è tempo prima della grande fioritura dell'acacia e quindi tutti gli alveari hanno la possibilità di giungere in piena forma a quest'appuntamento.

Vi lascio per oggi con questo breve video girato ieri...




Al prossimo post!

Alessandro



domenica 28 febbraio 2016

Sospesi tra inverno e primavera... Febbraio è il mese della verità

Sino allo scorso anno ero fermamente convinto che fosse gennaio il mese più critico per le api poichè in quel mese i difficili ottobre, novembre e dicembre sono passati e, a gennaio per l'appunto, si iniziano ad intravedere sparute ma interessanti fioriture (prima su tutte il nocciolo).

Ebbene, giunto all'inizio del quarto anno d'esperienza nel mondo delle api devo dire che non è così.
Tutti i nodi vengono al pettine a febbraio.

In effetti già nel 2015, a febbraio, ho riscontrato la percentuale di perdite più elevata di tutto l'inverno e così quest'anno. Febbraio è difficile perchè è ancora inverno, le fioriture ci sono ma sono poca cosa e, soprattutto, sono talvolta scarsamente bottinabili dalle api per via del maltempo.

Inoltre, aspetto questo fondamentale, la regina riprende vigorosamente a deporre e le famiglie hanno sempre maggior necessità di cibo per alimentare le larve e loro stesse.
E' questo il momento in cui si capisce se le api sono state invernate con il quantitativo corretto di scorte di miele ed anche se sono state invernate colonie sufficientemente popolose.

Il connubbio formato da scarse scorte e poche api è infatti letale.

Febbraio è infatti l'ultimo mese d'inverno e le api nate in autunno sono ormai molto anziane; se la regina non inizia a deporre perchè la famiglia è poco popolata oppure perchè non c'è cibo a sufficienza, bhe non ci sono speranze di arrivare a primavera.

Per questo dico che febbraio è il mese della verità.

La gestione dell'apiario TerraFiorita nel corso del 2015 appare tuttavia migliore rispetto alla stessa attività svolta nel 2014 e lo si capisce, adesso, dalle perdite subite. L'inverno 2014-2015 aveva portato con sè quasi il 40% di perdite, quello attuale al momento il 18%. Stiamo parlando comunque ancora di percentuali troppo elevate però in sensibile miglioramento e questo è indice di una migliore conduzione degli alveari.

Al primo spiraglio di sole si esce a prendere un po' d'aria...

Due nuclei d'api appaiono molto deboli ma, considerando che la prossima settimana sarà già marzo, non sono da considerarsi spacciati. Tutto il resto dell'apiario è invece in gran forma.

La settimana appena passata ha portato con sè parecchia pioggia ma quella in arrivo sembra promettere giornate più soleggiate e tiepide. Queste condizioni determineranno la fioritura di diverse specie per la gioia delle api e anche per la nostra.

Sino ad ora le api hanno bottinato intensamente la falsa ortica, presente in grandi quantitativi dalle nostre parti ed anche gli "occhi della Madonna". Si iniziano ad intravedere i primi fiori di tarassaco, come sempre molto appetiti dalle nostre amiche. Ritengo che la prossima settimana sarà decisiva per l'apertura dei boccioli dei mandorli e del bosso, entrambe piante di notevole interesse apistico.
Anche il crocus si è fatto vedere sui nostri prati... Eccone un'esemplare...




La settimana appena trascorsa ci ha visti impegnati nel fornire un po' di sciroppo zuccherino a tutte le famiglie così da stimolare la deposizione e dare un po' di euforia in vista dell'imminente primavera.

Al prossimo post!
Alessandro

sabato 30 gennaio 2016

Polline giallo e prezioso come l'oro... Il nocciolo. La vita ricomincia.

Si avverte l'eccitazione nell'aria resa umida dalla pioggia. E' tutto un via vai di api che sembrano non curarsi delle gocce d'acqua che cadono perchè innamorate dei fiori dei noccioli che sorgono maestosi sulle rive dei fossi di campagna in prossimità dell'apiario.

Il polline giallo intenso, abbondante e molto nutriente del nocciolo è come manna dal cielo per le api e si vede dal loro atteggiamento.
All'interno degli alveari c'è un gran fermento, l'arrivo del polline permette di nutrire come si deve le piccole apine, le larve, e la famiglia sa che questo significa che è possibile adesso perpetrare la vita.
 
Il polline del nocciolo facilmente visibile sul secondo paio di zampe dell'ape

In una frase, l'inverno sta morendo e la primavera sta nascendo. La fioritura del nocciolo è l'alba della primavera... Si scorgono le prime luci anche se intorno è ancora buio. Ci vorrà ancora qulche tempo prima che la luce inondi tutta la Terra ma ormai non è più un miraggio.

Oggi ho controllato tutti i cassettini posti sotto le arnie.. Come ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni, questo semplice strumento di lamiera o di legno è molto affidabile per comprendere lo stato di salute dell'alveare. In particolare, dall'osservazione odierna si può dedurre che in tutti gli alveari è ripresa da qualche tempo la deposizione di uova da parte della regina. Lo si nota dai pezzettini di cera di colore marrone scuro caduti sul cassettino. Si tratta dei residui degli opercoli di cera rotti dalle api nascenti.

Il fondo di un'arnia, oggi 30 gennaio 2016 a Stroppare (Pd)

I residui giallo intenso sono palline di polline mentre i pezzettini di cera giallo chiaro indicano che le api stanno disopercolando il miele per mangiarne.

 
Verso una nuova stagione... Insieme alle api!

Al prossimo post!

Alessandro