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venerdì 29 marzo 2013

L'ORGANIZZAZIONE DELLA SOCIETA' DELLE API

Una metafora molto chiara per spiegare in poche parole il modo in cui sono organizzate le api è questa: un'ape è come una cellula del corpo umano; lo sciamo, o famiglia d'api, è assimilabile invece al corpo umano nella sua unitarietà.
Fin da subito è dunque chiaro come sia estremamente importante la salute di ciascuna ape singolarmente presa, perchè ciascuna è importante per il benessere dell'intera famiglia.
Ecco allora che lo sciame viene definito "superorganismo" poichè è composto da migliaia di individui strettamente intercorrelati e il cui destino dipende dal comportamento e, come detto, dalla salute di ciascuno di essi.
La Natura ha stabilito, all'interno di tale superorganismo una straordinaria suddivisione dei compiti finalizzata allo sviluppo della vita e alla propagazione della specie.
Ciascuna famiglia d'api è composta da una regina, qualche centinaio di fuchi (i maschi) e migliaia di api operaie (le femmine); il loro numero varia da qualche migliaio nel periodo invernale a diverse decine di migliaia di individui nel periodo di massima espansione della famiglia (aprile/maggio).



                                                                          Ape Operaia


 
 
Nell'ambito di questo complesso sistema l'ape regina è l'unica in grado di deporre uova fecondate poichè è l'unica che si accoppia con i fuchi in quello che viene definito il volo di fecondazione. Nel corso di detto volo l'ape regina si unisce con più fuchi ed è in grado di conservare lo sperma all'interno di essa (nella cosiddetta spermateca) per tutta la sua vita (che dura fino a 5 anni). Tale materiale genetico consente alla regina di produrre fino a 3.000/4.000 uova al giorno. Ciascun uovo fecondato dà origine ad un'ape operaia mentre le uova non fecondate danno origine ai fuchi.
 
La regina passa quindi tutta la sua vita all'interno dell'arnia, eccezion fatta per i giorni dell'accoppiamento. La sua unica, ma fondamentale per la vita, attività materiale consiste nell'ovideposizione. Questa attività la impegna a tempo pieno, tanto che essa non si nutre autonomamente ma viene nutrita dalle api operaie. La regina, a differenza delle operaie, mangia soltanto pappa reale, particolare sostanza iper energetica di cui parlerò più approfonditamente in un futuro post di questo blog.
 
La regina è però anche l'individuo dal quale dipende il comportamento dell'intero alveare; essa infatti è in grado di secernere quelli che vengono definiti feromoni; tali sostanze vengono fatte proprie dalle api operaie poichè esse oltre a nutrire la regina la leccano e dunque assimilano i feromoni. Poi, per mezzo del meccanismo della trofallassi (vedasi a tal proposito il FOCUS poco sotto), diffondono i feromoni anche agli altri individui dell'alveare.
 
Tali feromoni hanno diversi effetti; tra gli altri sembra che inibiscano nelle operaie l'ovideposizione permettendo così che la regina sia l'unica a deporre le uova. D'altra parte le api operaie, non essendo state fecondate, potrebbero deporre solo uova per l'appunto non feconde ed allora adatte solo a generare fuchi.
 
Peraltro in particolari momenti (ad esempio quando la regina dovesse rimanere accidentalmente uccisa) le api operaie iniziano effettivamente a deporre uova, ma come detto danno vita soltanto ad individui maschi.
 


FOCUS: la trofallassi.
 
La trofallassi è il processo attraverso il quale le api operaie si trasferiscono il cibo di bocca in bocca, dall'una all'altra. Per capire il motivo per cui ciò si verifica occorre andare alla fonte del nutrimento delle api, ovvero ai fiori.
Il nettare dei fiori è caratterizzato dalla presenza di una elevatissima quantità d'acqua al suo interno. D'altra parte però il miele per non essere soggetto a processi di fermentazione, deve avere una percentuale di umidità non superiore al 18% - 20%.
Le api bottinano il nettare dai fiori e lo deglutiscono facendolo depositare in un'apposita "sacca" atta al contenimento del miele chiamata ingluvie; una volta giunte all'alveare inizia la trofallassi. L'ape bottinatrice espelle il nettare contenuto nell'ingluvie, sostanzialmente rigurgitandolo, e lo trasferisce così nella bocca di un'altra ape posta all'interno dell'alveare e così via per decine di "passaggi" del nettare da ape ad ape (fino a 50 trasferimenti). Giunti al termine di questa catena l'ultima ape depositerà la goccia di nettare in una celletta del favo. Il nettare originario, dopo aver subito la trofallassi, avrà perso gran parte della propria umidità e nel contempo si sarà arricchito di particolari enzimi trasferitigli dalle api e sarà divenuto a quel punto miele.
La trofallassi è dunque un procedimento posto in atto dalle api che, una volta di più, ci fa capire quale profonda specializzazione del lavoro ed organizzazione dello stesso, caratterizzino questi insetti sociali.
 
Al prossimo post...!