Cerca nel blog

giovedì 14 agosto 2014

Ultimato il trattamento (molto leggero) con ossalico gocciolato. Ora si pensa a nutrire le famiglie.

Lavorare con le api ti porta inevitabilmente a doverti adattare ai ritmi della Natura e delle stagioni. Ad esempio a maggio c'è tantissimo lavoro da fare perchè le api, superato definitivamente l'inverno ed entrate in pieno vigore nella primavera, producono una quantità di prodotti (dalla cera al miele) incredibile. E tale impeto di lavoro va gestito.
D'altro canto la primavera, come si sa, rappresenta l'esplosione della Natura che pare non veda l'ora di scrollarsi di dosso l'inverno e a questa Legge rispondono anche le api. Se noi vogliamo lavorare con loro ci dobbiamo adattare.

Se questo è vero però ecco che ad agosto, che nell'immaginario collettivo richiama l'idea del torpore estivo, della canicola e quindi di ritmi rallentati, il lavoro in apiario diminuisce drasticamente. Non è più necessario essere lì tutte le settimane, anche più volte nel corso della settimana. Le visite si rarefanno ed anche il lavoro dell'apicoltore diventa meno "invasivo" dal momento che ci dobbiamo limitare a nutrire dove ce n'è bisogno ed a contrastare l'acaro varroa..

In questo contesto si riesce a ricavare qualche spazio di tempo per l'attività di falegnameria, sempre necessaria in apicoltura, soprattutto nel nostro caso dal momento che abbiamo deciso di costruirci dalla A alla Z tutte le arnie per le nostre api..

A proposito, ecco i risultati di queste sere estive... Nuove arnie sono ormai pronte e domenica prossima faranno il loro ingresso in apiario...






Lo scorso fine settimana è stato dedicato al trattamento degli alveari con ossalico gocciolato nonchè alla somministrazione di sciroppo zuccherino al fine di sostenere le famiglie che avevano meno scorte.
Per capire bene quali famiglie nutrire e su quali favi gocciolare l'ossalico abbiamo dato corso ad una visita veramente completa all'apiario. Sostanzialmente abbiamo ispezionato ogni singolo telaino di ogni arnia o nucleo.

Prima di iniziare il trattamento con l'acido ossalico abbiamo effettuato il test dello zucchero a velo per capire il livello di infestazione di varroa. Abbiamo preso a campione l'arnia nr. 2 che è quella dalla quale abbiamo attinto meno favi nel corso della primavera/estate 2014 al fine di creare nuovi nuclei.
Dal momento che questa è l'arnia che è stata manipolata meno delle altre ci attendavamo un livello di infestazione comunque non trascurabile.

Infatti è assodato che il prelievo costante nel tempo di favi di covata finalizzati alla creazione di nuovi nuclei riduce la percentuale di infestazione di varroa.

Il test si svolge in questa maniera: dapprima si prelevano da un telaino di covata delle api (circa 300); normalmente si usa un barattolino in plastica dotato di coperchio.

Le api in questione vengono quindi versate in un più capiente vaso (diciamo di quelli da miele da 1 kg) vuoto il cui tappo dovrà presentare un grande foro (praticamente grande quasi come tutto il tappo stesso) che provvederemo a chiudere con una rete metallica (noi abbiamo ritagliato una rete che normalmente viene usata per il fondo anti varroa delle arnie.

Non appena le api saranno state versate nel vaso da miele svuoteremo sopra le stesse un cucchiaio di zucchero a velo e chiuderemo il tappo.

A questo punto scuoteremo il vasetto (senza far uscire lo zucchero) per circa 2 minuti. Effettuata questa operazione lasceremo riposare il tutto per 1 minuto circa e quindi inizieremo a scuotere il vaso sopra un panno (o un foglio di carta) bagnato (meglio se bianco).

Man mano che scuoteremo (per circa 2 minuti) lo zucchero a velo cadrà e con esso le varroe che il processo messo in atto poco prima avrà fatto staccare dalle api.

A quel punto libereremo le api nell'arnia e conteremo le varroe cadute. Il numero di varroe va diviso quindi per 3 al fine di ottenere una media del numero di varroe ogni 100 api dell'arnia.

Diciamo che se il numero ottenuto è superiore a 5 generalmente ciò indica un livello di infestazione a livello di guardia.

Noi, come dicevo, abbiamo fatto questo test ed abbiamo visto cadere soltanto una varroa. Stiamo parlando quindi di un livello di infestazione veramente molto basso.

Francamente oggi come oggi non ci spieghiamo totalmente il motivo di questa apparente bassa infestazione (anche se ce ne rallegriamo ovviamente). Di certo, come ho scritto, un ruolo in tal senso l'ha giocato la creazione di nuovi nuclei, per dar vita ai quali abbiamo prelevato dai vari alveari telaini di covata ogni 1 o 2 settimane.

Inoltre va detto che a dicembre e a gennaio abbiamo effettuato un buon trattamento con ossalico sublimato che ha fatto il suo lavoro di pulizia.

Certamente potrebbe essere anche che il luogo in cui è sito l'apiario sia particolarmente favorevole da questo punto di vista (scarsità di varroa sul territorio). Di certo l'esperienza futura ci aiuterà a dare risposte più chiare.

Detto questo, in relazione ai risultati del sopra citato test, abbiamo gocciolato -solo sui telaini ben coperti dalle api (generalmente 3 o 4 per arnia)- non più di 2 ml di ossalico (rispetto ai 5 ml che generalmente si gocciolano). Secondo noi non era necessario esagerare per i motivi sopra esposti.

La visita, che come ho detto, è stata decisamente minuziosa, ci ha permesso anche di capire quali fossero gli alveari con minori scorte di miele rispetto agli altri.

Tali alveari hanno ricevuto dello sciroppo zuccherino che avevamo preparato qualche giorno prima (in rapporto di 1 litro di acqua e 2 kg di zucchero + succo di limone).

Tutto appare procedere con regolarità per cui le prossime settimane saranno all'insegna dei controlli periodici volti ad evitare di lasciare famiglie in stato di sofferenza per mancanza di nutrimento.

Ecco gli alveari (arnie e nuclei) appena finito il trattamento con l'ossalico e somministrata la nutrizione supplementare...



Al prossimo post!

Alessandro